Il Corpo riflesso ad Art Basel

Art Basel 2017 ha dimostrato come il tema del corpo tanto sviscerato durante gli anni settanta soprattutto dalle artiste di stampo “femminista” come la grande performer Joan Jonas è tornato in auge e trova ad oggi ancora riscontro.

Dalla fine degli anni sessanta il corpo è tema attivo: è il soggetto e l’oggetto dell’opera. Esso è manipolato e segnato pubblicamente, l’azione è documentata con fotografie e video tape al fine di denuncia. In questi anni si sviluppa una riflessione sul corpo partendo anche dagli sviluppi socio-politici e culturali, in particolar modo dal “radicale” femminismo. Negli anni ottanta l’arte attivista è volta a denunciare i temi sociali espressi attraverso vere e proprie azioni che esulano dalla pratica artistica ma sono vera e propria propaganda, volta a condannare le discriminazioni razziali e sessuali.

Tra i collettivi d’artisti del periodo emergono le femministe The Guerrilla Girls.
Esse usarono i panelli pubblicitari per via della “visibilità” volta al tentativo di insinuarsi all’interno del tessuto urbano della comunicazione mediante messaggi espliciti e diretti con tematiche inerenti al mondo dell’arte e rivolte a realtà sociali.
Le “The Guerrilla Girls” propugnavano la loro posizione facendo riferimento al contesto storico artistico e mettendo in scena slogan: Do women have to be naked to get into art museum?” per denunciare il ruolo della donna nell’arte vista come oggetto sessuale.

1. The Guerrilla Girls, Les avantages d'être une femme artiste, 2012, print & multiples, 46.0 x 55.6 cm. Photo Courtesy by Art Basel.

1. The Guerrilla Girls, THE ADVANTAGES OF BEING A WOMAN ARTIS, 1988, print & multiples, print, 43.0×56.0 cm. Photo Courtesy by Art Basel.

Le “The Guerrilla Girls” sono state presentate ad Art Basel 2017 dalla galleria parigina mfc – michèle didier, specializzata nell’edizione. La galleria lo scorso settembre ha presentato una mostra dal titolo “The Guerrilla Girls and La Barbe”, scelta corrente ed esplicativa della volontà di supportare il lavoro artistico di questo gruppo di artiste.
Il portfolio è composto da 121 manifesti per un prezzo complessivo di 21.000 euro.
I poster firmati si possono acquistare anche singolarmente a 100 euro. I soggetti più interessati all’acquisto sono: musei e istituzioni di carattere internazionale ed europeo.
Questo gruppo di artiste agendo all’oscuro da tutti, ha presentato un’azione questo maggio a Bologna affiggendo 25 manifesti durante la quarta edizione del Cheap Street Poster.

La tematica del corpo la ritroviamo presso la Galleria Raffella Cortese (Milano), all’interno della sezione Features la parte più curatoriale della fiera, che propone il tema sul concetto dell’immagine legata al riflesso degli specchi e mette in dialogo Joan Jonas e Barbara Bloom. La galleria collabora con Joan Jonas ormai da diversi anni. Nel 2015 la galleria ha presentato la seconda personale dedicata a Joan Jonas volta ad omaggiare il riconoscimento dell’artista chiamata a rappresentare alla Biennale di Venezia il padiglione America.
Nel 2014 presso “l’HangarBicocca” è stata realizzata la prima grande mostra personale sull’artista curata da Andrea Lissoni.

Joan Jonas, Mirror Pieces Installations, 1969, Mixed Media (Mirror performance film on DVD, mirrors, costumes), 360.0 × 172.0 × 146.0 cm. Photo Courtesy Galleria Raffaella Cortese.

Joan Jonas, Mirror Pieces Installations II, 1969/2014, Mixed Media (Mirror performance film on DVD, mirrors, costumes), 360.0 x 172.0 x 146.0 cm. Photo Courtesy Galleria Raffaella Cortese.

Dalla fine degli anni Sessanta, Joan Jonas ha generato una serie di opere innovative che la sancirono come la pioniera delle arti performative e della video arte.
Joan Jonas pone il soggetto femminile al centro del suo lavoro conducendo una ricerca linguistica complessa e interdisciplinare caratterizzata da diversi medium.
L’artista utilizza il video per esaminare la percezione attraverso un processo continuo della psicologia dello spettatore. I suoi rispecchiamenti sono sempre disturbati da un’identificazione e dall’allineamento con l’immagine.
Nella serie di performance “Mirror Pieces” (dal ’69), inizialmente realizzate all’aperto, le persone trasportano grandi specchi che interrompono la visione dello spazio. L’utilizzo di specchi narrano l’idea di un’immagine dispersa e segmentata e usati per la prima volta in questa performance. Il lavoro “Mirror Pieces” è stata riproposta nel 2010 presso il kulturhuset Stadsteatern di Stoccolma. Le sue performance sono caratterizzate da movimenti e gesti e restituiscono l’effetto di danza e la semplicità del teatro.

Joan Jonas, Untitled, 2015, inchiostro su carta, 30x21 cm. Photo Courtesy Galleria Raffaella Cortese.

Joan Jonas, Untitled, 2015, inchiostro su carta, 30×21 cm. Photo Courtesy Galleria Raffaella Cortese.

La Galleria presenta ad Art Basel la fotografia di “Mirror Performance III” 1969 e “Mirror Pices Installations II” 1969. Quest’ultima è l’installazione che nasce dalla performance del ’69 composta dal video, dai tre specchi e dai “costumi di scena”. L’opera ha un prezzo di 80.000 euro fino a raggiungere un range di 300.000 euro. Mentre i disegni realizzati durante le performance, altro elemento costante del suo lavoro artistico, come la recente serie dei Birs realizzati su fogli in formato A4 sono venduti a 8.000 euro, ma non sono presentati a Basilea.
I lavori di Joan Jonas riscontrano un’attenzione da parte di un pubblico variegato sia internazionale sia italiano e interessano non solo le istituzioni ma anche collezioni private. La galleria ha avuto un buon riscontro dalla fiera.

Negli ultimi cinquant’anni il corpo è stato riconosciuto come il principale terreno d’incontro delle strategie identitarie e come un agevolatore e indicatore di appartenenza.
Oggi quest’aspetto è maggiormente incitato dai Social Media che ne esaltano la transitorietà. Il linguaggio social è entrato all’interno della nostra “comunicazione non verbale” caratterizzata da conversazioni d’immagini in cui il corpo è l’elemento principale per raccontare la nostra vita.
L’ostensione del corpo si basa sulla dialettica tra scomposizione e ricomposizione della continuità percettiva mediante osservazioni e interpretazioni dei sistemi di segni che sono rappresentati dal corpo. Queste immagini ci portano all’interno di un contesto di lettura del corpo espresso il più delle volte in maniera frammentaria.
Per via dell’iconosfera nella quale siamo immersi, riusciamo ancora a leggere il lavoro di queste artiste e sentirlo odierno e acquisito e perciò apprezzato dalle collezioni private.

Mirror Piece I: Reconfigured (1969/2010) from Kulturhuset on Vimeo.

Francesca Chiara Colombo

 

Photo Credits:

Immagine di copertina courtesy by Art Basel

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