Art Basel 2017: il ruolo della fiera nell’era digitale

Gallerie virtuali e piattaforme di vendita online hanno dato nuova forma al mercato dell’arte contemporanea. I galleristi si armano di newsletter e social media, i collezionisti inseguono su Instagram le opere in vendita e le nuove piattaforme (come Artsy e Artspace) registrano un incremento di clienti di anno in anno. Come affronta l’avanzamento del digitale Art Basel, la fiera d’arte contemporanea più importante del mondo?

Presenza offline e online. La 48a edizione di Art Basel (12-18 giugno) conferma l’importanza della fiera sulla scena del mercato artistico internazionale. Tra gli stand 291 gallerie e 4000 artisti esposti, suddivisi in sei sezioni tematiche. Inoltre, spettacoli, conferenze ed eventi dentro e fuori fiera hanno coinvolto il pubblico, le istituzioni pubbliche e private locali. Per far fronte ad un’adeguata divulgazione informativa ed educativa del programma, il comitato organizzativo ha implementato la presenza della fiera sul web, racconta il global director Marc Spiegler in una recente intervista per A.M.A. Il catalogo online conta oggi più di 20.000 opere e i social media hanno toccato 2 milioni di followers.

Marc Spiegler, Global Director, Art Basel

Marc Spiegler, Global Director Art Basel

Grazie soprattutto a quest’ultimi canali la fiera ha potuto fornire al pubblico contenuti più allargati, dando voce agli artisti, ai curatori, mostrando e spiegando opere esposte e segnalando pubblicazioni sul tema. Instagram si conferma il social più seguito con un milione e duecento mila followers e le dirette streaming Facebook e YouTube (introdotte per la prima volta quest’anno) contano decine di migliaia di visualizzazioni. Le tecnologie digitali, prosegue Spiegler, hanno avuto un ruolo decisivo nella divulgazione dell’arte e al contempo ne hanno profondamente modificato le dinamiche di mercato. Molte delle transazioni oggi avvengono online. Un forte impulso all’acquisto di opere d’arte prima che dalle fiere viene dalle piattaforme digitali.

I collezionisti confermano il cambiamento delle dinamiche di mercato. Dotati di profili pubblici sui social media, pubblicano foto delle loro collezioni, studiano quelle di altri collezionisti presenti sul web e i movimenti delle gallerie di fiducia, ma non solo. Il collezionista Mauro De Iorio racconta com’è facile e divertente trovare sui social opere potenzialmente interessanti per la sua collezione. Le studia, le monitora e se nell’arco di un periodo di tempo mantiene per queste l’interesse, contatta la galleria.

maurodeiorio

Le gallerie, altra faccia del mercato dell’arte, non si sottraggono alla rivoluzione digitale. Anzi, l’assecondano e ne traggono vantaggi. Gli espositori intervistati ad Art Basel confermano la volontà di consolidare la propria presenza online, in particolare sui social media Instagram e Facebook e tramite l’uso della newsletter. Su questi canali mostrano le opere in vendita, raccontano la vita della galleria, acquisiscono nuovi clienti, interagiscono con il pubblico e ne monitorano il gusto artistico.

Eleonora Tega, della Galleria Tega di Milano, afferma l’importanza di Instagram e Facebook nell’acquisizione di nuovi clienti e l’uso di piattaforme di vendita online ad hoc come Artsy, indispensabile in un mondo sempre più globalizzato. «Sono sicura – spiega E. Tega – che le vendite di opere d’arte online aumenteranno in maniera esponenziale nel prossimo futuro. Già oggi una fetta importante delle nostre vendite avviene tramite le piattaforme e i contatti acquisiti sui social, soprattutto per le fasce di prezzo più basse, tra i 20mila e i 130mila euro. Per quelle più alte è ancora presto».

Laura Ravelli della Galleria Massimo De Carlo, dotata di un team specializzato nell’uso dei canali web, oltre ai social ribadisce l’importanza della loro newsletter, con più di 10mila destinatari. Tutti gli indirizzi sono suddivisi in categorie secondo parametri, come le preferenze artistiche. In questo modo, spiega Ravelli, è più semplice avvicinarsi alle esigenze del cliente e creare fidelizzazione nel tempo. Più del 40% del fatturato totale della galleria è determinato dai ricavi di vendite online e, spiega sempre Ravelli, non ci sono limiti di prezzo.

Nonostante l’importanza delle piattaforme digitali per l’acquisizione di nuovi contatti, tutte le gallerie intervistate affermano la rilevanza della presenza in fiera che si conferma l’unico luogo di confronto e scambio di fiducia tra la galleria e il collezionista. Come dichiara Spiegler:

Il mercato dell’arte rimane fondato sulle relazioni, sulla fiducia, sulla visione delle opere in prima persona. Abbiamo bisogno di sentire e di vedere come si muovono gli altri, guardarli negli occhi, per decidere se fidarci o no. Questa è la ragione per cui le fiere, le biennali e gallery weekends rimangono essenziali per il mercato. Questi sono i momenti cruciali in cui le persone decidono se lavoreranno insieme o no in futuro.

 

Alice Dal Piva

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