Art Dealer e Mercato dell’Arte secondo Matteo Bellenghi

Art Dealer; un mestiere del tutto sconosciuto alla maggioranza delle persone. Può spiegare brevemente di cosa si occupa il mercante di opere d’arte e quanto il networking sia fondamentale in questo campo?

Distinguiamo la voce di art dealer a quella di mercante perché effettivamente sono due cose diverse: art dealer fondamentalmente è quello che faccio privatamente e sono essenzialmente il mediatore: è quello che non ha le opere in mano e quindi trova il cliente e cerca di fare la perfetta trattativa /negoziazione per trovare un accordo. Il mercante d’arte invece è diverso infatti è quello che possiede il magazzino e si accomuna molto con la figura del gallerista  anche se poi i valori dovrebbero essere diversi. Il mercante d’arte è quello che tratta soprattutto il secondo mercato che possiede le opere che vuole il mondo dell’arte e quindi che richiedono i collezionisti , vende secondo i propri indici e secondo le proprie richieste; il gallerista invece dovrebbe essere quello che promuove gli artisti  e che segue un suo filo conduttore. Il gallerista dovrebbe coinvolgere gli artisti secondo quella che è la sua linea, non accontentare i collezionisti ma coinvolgerli in un loro percorso. Per quanto riguarda il network ormai è fondamentale anche perché aiuta sia chi svolge la professione a seguire determinati ambiti e aggiornarsi e anche  chi si interessa e vuole entrare in questo mondo per farsi un’idea anche su che cosa fare nella vita.”

 

 

  In altre circostanze lei ha affermato che  l’arte riserva sempre delle sorprese, secondo lei alla luce di questa affermazione quali saranno le novità o le sorprese dei prossimi anni?

“Beh sì le sorprese ci sono sempre e appunto essendo sorprese neanche tu le puoi prevedere, chiaramente ci sono delle correnti come gli Estroflessi che qualche anno fa erano sulla cresta dell’onda mentre ora sono in calo netto. Nelle varie aste adesso è il momento di Boetti, un anno fa era il momento della scuola romana ma rispetto ad allora la richiesta è diminuita.  Attualmente le attenzioni girano su Rotella alcuni parlano del ritorno al figurativo ma ci vuole un po’ di tempo per capire come si evolve il mondo dell’arte e degli artisti . Credo  inoltre che Scanavino può essere un’artista sul quale investire a medio e lungo termine; si tratta di un’artista sublime dal punto di vista concettuale e anche come segno e opera.”

 

 

 

 Quali sono gli artisti che dal secondo dopo guerra in poi (anni 60) hanno cambiato e influenzato maggiormente il mercato dell’arte?

“Sicuramente la Pop Art ha stravolto la storia dell’arte perché proprio in questi giorni parlavo con un mercante di una certa esperienza che affermava come dopo Picasso venisse per ordine di importanza  Warhol. Si tratta di un’artista che  ha stravolto il concetto di opera d’arte perché è stato capostipite di una generazione che si perpetua ancora adesso per cui Warhol è uno degli artisti che ha cambiato la storia. Nel secondo dopo guerra è stato importante il movimento “informale” in particolare il gesto di Emilio Vedova , i segni di Capogrossi anche se in ambiti regionali diversi. Un altro artista importante che ha cambiato il modo di vedere l’arte dal secondo dopo guerra in poi è Boetti  maestro che rispecchia il  modo di vivere del suo tempo come anche le opere ultime di De Chirico e gli Estroflessi che dopo gli anni 60 hanno avuto la loro prima esperienza come Castellani e le sperimentazioni di Bonalumi senza dimenticare Burri e Fontana che ormai si trovano sui libri di storia e hanno una loro corrente.”

 

 Durante i vari anni di esperienza nel mondo dell’arte e più precisamente nel mondo del mercato dell’arte lei si sente appartenere maggiormente alla figura del gallerista, del mercante d’arte  , di broker assicurativo oppure di  organizzatore e curatore  di mostre ?

“Io ho un profilo polivalente, mi sono formato in beni culturali e poi la specialistica in storia e critica d’arte a Milano,  quindi ho imparato anche a rapportarmi con la scrittura e a lavorare sotto il profilo curatoriale, d’altro canto quando ho iniziato poi a lavorare in una galleria d’arte ho avuto un maestro che mi ha insegnato la parte più pratica del mondo dell’arte che poi è quella che ha prevalso sulla mia personalità. Quindi la figura che sento più vicino al mio modo di  essere  è quella del mercante d’arte che sfocia anche nel campo assicurativo ed è il mestiere che mi ha poi consacrato dal punto di vista pratico. Se mi  dovessi definire, comunque è vero ancora oggi ho delle difficoltà ad inquadrarmi,  infatti a volte mi sento più broker arte e altre volte assumo il profilo più curatoriale e di gallerista come è avvenuto per la mostra di Warhol dove ho cercato di gestire il progetto ma anche di valorizzare le opere private. “

 

 Come si vede tra 10 anni?

“A dire la verità non saprei, dipende molto dall’Italia perché fare questo lavoro nel nostro Paese è assolutamente complicato e a volte fanno di tutto per non farti lavorare ed è un peccato perché parliamo di un ambito che se solo ci fosse un po’ più di attenzione si potrebbero avere delle buone soddisfazioni. Tra dieci anni spero di vedermi più potente di come sono adesso; avere in mano più opere e una collezione che può darmi più rispetto. Ecco quello che vorrei avere di più tra dieci anni è il rispetto professionale.” 

 

Giovanni D’Anna

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