Contemporary Locus, l’arte come rinascita territoriale: intervista a Paola Tognon

di Vito Trotta

Contemporary Locus, associazione culturale Onlus attiva dal 2012, realizza progetti di artisti internazionali in luoghi dismessi, segreti o dimenticati che vengono temporaneamente riaperti attraverso opere site specific di artisti contemporanei. In parallelo l’associazione realizza residenze, progetti espositivi e di ricerca con particolare attenzione all’ambito tecnologico e alla costruzione di una rete di collaboratori multidisciplinari.

Contemporary Locus è ormai una solida realtà nel panorama culturale bergamasco. Come nasce l’idea?

L’idea nasce da un piccolo gruppo di persone interessate alla sperimentazione alle pratiche visuali contemporanee, alla connessione tra le esperienze del passato e quelle del presente, al rapporto con le tecnologie. Tra gli intenti vi è quello di allargare i pubblici abbassando le leve della diffidenza sull’arte e lavorare sulla stratificazione degli spazi e dei luoghi a partire da una temporanea restituzione alla comunità attraverso l’arte.

Nel corso del tempo, un progetto così innovativo e stimolante quali difficoltà ha dovuto affrontare?

Le difficoltà ci sono sempre, di tipo economico, logistico, organizzativo…Ma è la stessa progettualità che le pone. Non utilizziamo fondi pubblici, operiamo attraverso un fundraising diretto con enti e aziende. Questo crea sempre delle incertezze ma anche delle grandi occasioni di collaborazioni e di condivisione.

Uno dei principali leitmotiv è la riqualificazione territoriale. Qual è la risposta dei privati e delle istituzioni?

Non è necessariamente un tema di fondo. Il punto è l’elemento progettuale: il progetto di contemporary locus può essere sviluppato ovunque, ma ovunque deve trovare una forte relazione tra chi organizza e il suo territorio, la sua comunità. La riqualificazione territoriale è una parola vuota se non si lavora sul concetto di comunità (culturale, sociale, economica, …) e sul suo sviluppo. E infine chi indica i limiti di un territorio? Nuovamente la storia, il presente e il futuro della sua comunità. Non si tratta di marketing territoriale ma di progetti d’arte. Per questo quando chiamano l’associazione Contemporary Locus per operare in altri territori noi offriamo delle consulenze, ma non un pacchetto culturale preconfezionato.

Ci sono dei criteri nella scelta delle partnership e quale peso hanno nella realizzazione dei progetti? Lo sguardo è rivolto più al territorio bergamasco o anche nazionale?

La ricerca nasce a partire dai progetti site specific degli artisti coinvolti che si lega alle caratteristiche e alle condizioni  del luogo. Un esempio: lavorando in una centrale elettrica dismessa da oltre cinquanta anni, abbiamo incontrato la collaborazione di un gruppo industriale che opera nel campo dell’energia. Per tre mesi abbiamo riacceso la ex centrale con l’energia del sole… Per quanto riguarda il tema locale, nazionale e internazionale bisogna valutare che Contemporary Locus nasce in un distretto, quello di Bergamo, a forte tradizione industriale con connessioni internazionali.

Un aspetto fondamentale è il contributo di artisti nazionali ed internazionali. Come si struttura la modalità di partecipazione da parte  di questi ultimi all’evento espositivo?

Gli artisti sono chiamati di volta in volta. Qui entra in gioco la parte curatoriale che svolgo. Un luogo si lega ad una ricerca, lancia una suggestione, accende un’immagine… La storia e la condizione stessa del luogo sono elementi importanti. Gli artisti vengono interpellati, fanno dei sopralluoghi, e come al solito rivoluzionano ogni nostra supposizione su importanti progetti site specific. Dalla loro esperienza e dalle loro idee nasce il progetto e lo spazio acquista nuova vita.

La dodicesima edizione si terrà all’ex Diurno, cosa si aspetta?

Mi aspetto un’altra piccola rivoluzione nata dalla capacità dell’arte di restituire e interpretare l’anima dei luoghi. Si tratta di un ex Albergo Diurno situato nel centro di Bergamo e chiuso da oltre cinquanta anni. Vi lavorano Kader Attia e Alvin Curran. Sarà un progetto di grande sperimentazione che lavora sulle fratture della storia, sulla memoria, sulle immagini e sui suoni. Sarà la costruzione di un nuovo paesaggio sonoro e visivo.

 

 

Photo Courtesy: Contemporary Locus– http://www.contemporarylocus.it/

 

 

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