Dal mondo dei gioielli a quello delle case d’aste: Intervista ad Andrea Ansuini

asta-in-corsodi Federica Gargiulo

Carismatico auctioneer e art advisor per importanti istituti bancari, membro di una storica famiglia di gioiellieri romani attiva da sei generazioni, Andrea Ansuini ha intrapreso un nuovo percorso nel mondo delle case d’aste, espandendo così allo stesso tempo la tradizionale attività familiare.

Come è nata Ansuini Casa d’Aste? 

Diversi anni fa, la casa d’aste inglese Dreweatts Bloomsbury mi chiamò per diventare responsabile del settore gioielli della nuova sede romana a Palazzo Colonna, un’esperienza che pensavo potesse essere stimolante per chi come me veniva dal mondo dei gioielli oltre che un occasione per vedere in maniera approfondita gioielli fatti da altri makers. Quando però Dreweatts Bloomsbury decise di chiudere la sede romana per utilizzare l’Italia solo per fare gathering, ossia come centro di raccolta per poi battere all’asta in Inghilterra, Francia, Svizzera e cosi via, proposi in famiglia di sviluppare una nuova realtà:  cosi nasce Ansuini Aste.

Si è spesso definito un «broker per le diverse case d’aste», quindi il rapporto tra la sua casa d’aste e le altre non è di competizione ma di collaborazione?

Collaboriamo con le tre principali Case d’ Asta inglesi per i dipinti di maggior rilevanza internazionale, sempre se corredati della documentazione necessaria all’ espatrio, ed abbiamo fin da subito stretto partnership con alcune Case d’ Asta anglosassoni specializzate in settori particolari come Brompton’s per i violini e Dreweatts per il modellismo. L’obiettivo principale della casa d’aste è che il venditore possa raggiungere il miglior risultato in un’asta così cerco di indirizzarlo verso la casa d’aste più adatta. Si tratta di fornire un servizio: se un cliente arrivasse ad Ansuini Aste con un busto di Canova sicuramente gli consiglierei di rivolgersi al miglior player in materia che è Dorotheum. In questo modo, il cliente è certo che il suo oggetto raggiungerà una clientela che ama quel particolare bene.villa-mercadante

Tra i vari dipartimenti trattati -Gioielli e argenti, Orologi, Vini Pregiati e Rari, Automotive, Fine Arts- quali sono i trend da segnalare? Quali sono in crescita?

Sicuramente il settore che mi da maggior soddisfazione è quello del lusso, gioielli, argenti e orologi – tratto in cui salgono a galla le radici familiari nel mondo delle gioiellerie-  mentre un segmento che potenzialmente potrebbe esplodere sul mercato è quello del design.  Gli oggetti di design non sono più considerati, come qualche anno, fa oggetti usati, senza valore. Oggi, infatti,  il design ha  sostituito in gran parte, nel panorama delle case d’aste, tutto quello che sono i mobili e gli arredi  del’800, decaduti tanto nell’ambiente delle aste quanto nel mercato in generale in virtù del fatto che realmente il design è entrato nelle case di tutti.

Che consiglio può dare a noi studenti del Master per entrare nel mondo dell’arte e in particolare in quello delle Case d’Aste?

Passione. Le case d’aste sono un bel futuro per chi ama l’arte e per chi ama valorizzare le “cose belle”. Oggi la situazione è radicalmente cambiata e penso che l’universo delle case d’aste possa essere per voi un futuro anche solo prendendo in considerazione il loro numero che solo a Roma è salito esponenzialmente da 3-4 a 19/20. Un fattore che sicuramente ha contribuito a questa crescita è stato internet. Prima di internet infatti le aste erano, soprattutto in Italia, una realtà estremamente locale ed appannaggio di una nicchia di grandi collezionisti che però vi partecipavano solo per beni di una certa rilevanza, perlopiù legati al reparto delle Belle Arti. Internet ha, invece, sdoganato il mondo delle aste creando una vera e proprio a globalizzazione: più del 50% degli acquisti nelle aste è, oggi, effettuato da clienti che non sono fisicamente presenti in sala. A me è capitato di battere un’asta a Venezia per la Fondazione Italiana Sommelier, nostro partener nelle aste di Vini Pregiati e da Collezione, dove in sala c’ero solo io e tre persone ai telefoni: ebbene abbiamo fatto “white gloves” ossia abbiamo venduto il 70%  dei lotti in asta. Un paradosso questo che in futuro è destinato a diventare la norma in virtù delle radicali trasformazioni che stiamo vivendo.

Photo Courtesy: Andrea Ansuini

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