Spazio Damiani: ad Arte Fiera tra editoria e fotografia

di Roberta Donna

Il 30 gennaio si è conclusa a Bologna la 41esima edizione di Arte Fiera. Angela Vettese, la nuova direttrice, ha scelto di puntare nuovamente sulla fotografia che si conferma fortemente in espansione nel mercato dell’arte.
Nell’edizione di quest’anno, tra i rappresentanti del settore era presente anche lo Spazio Damiani, caso particolare di una ben nota casa editrice bolognese che dal 2015 ha aperto al pubblico uno spazio dedicato interamente alla fotografia.
Abbiamo intervistato il  direttore della galleria, Andrea Albertini, per farci raccontare come questo passaggio da editore a gallerista abbia contribuito al successo della sua attività.

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Durante la visita al vostro stand ci è stato spiegato quanto oggi convenga stampare in Italia. Quali sono ad oggi i vantaggi di stampare in Italia?

Il progetto Damiani nasce da una chiara volontà di perseguire un’alta qualità di stampa in Italia, possibile grazie ad un controllo costante della produzione editoriale, della conoscenza e quindi della scelta più idonea dei materiali. Questo livello di eccellenza apprezzato molto all’estero è e continua ad essere per Damiani una delle linee guida.

Come pensa che si classifichi Bologna nel panorama della fotografia moderno (anche rispetto alle altre città)? e perché?

Per quanto riguarda la fotografia, Bologna ha recentemente dimostrato di credere e quindi arricchire l’offerta da proporre in città invitando autori stranieri molto noti. Mi riferisco alle preziose attività del museo MAST: dalle mostre fotografiche alla biennale dedicata alla fotografia industriale. Le mostre organizzate da Spazio Damiani e i libri che pubblichiamo si inseriscono nello stesso percorso di internazionalizzazione: fotografi che all’estero hanno raggiunto riconoscimenti importanti grazie alle ricerche e ai progetti realizzati, cito per esempio la mostra con cui abbiamo inaugurato Spazio Damiani e il libro Morandi’s Obejcts di Joel Meyerowitz, Andrew Moore, David Leventi e ora Larry Fink. Nel settore della fotografia l’Italia ha un percorso ancora molto lungo da fare rispetto agli Stati Uniti e all’Europa, se pensiamo alla nostra vicina Francia ricca di festival d’eccellenza, musei, istituzioni e fondazioni legate alla fotografia e alla sua promozione. Mi sembra di intravedere una visione che guarda alla fotografia con la giusta attenzione e senso critico.

Come curate i rapporti con gli artisti che trattate? Sono loro a cercare voi o viceversa?

Damiani cerca e riceve progetti. Instauriamo con i nostri artisti un rapporto di complicità e di dialogo, privilegiando quindi una relazione di lavoro amichevole e informale, questo indubbiamente aiuta una buona riuscita del libro e della sua lavorazione.

Il mondo della fotografia ha, forse più di altri, moltissime insidie per un compratore. Come stabilite i prezzi delle fotografie in vendita? E come funziona il compenso dell’artista?

Le insidie non esistono all’estero, dove il mercato esiste da tempo e quindi regolamentato da informazioni chiare e attendibili. I prezzi delle opere dei nostri artisti sono già fissati in base alle loro quotazioni di mercato. Ad ogni mostra si stabilisce una percentuale tra galleria e artista che dipende dal contratto che si stipula.

 

Nella vostra esposizione ad Arte Fiera erano presenti alcuni scatti di Larry Fink, alcuni dei quali ritraevano Andy Warhol: a suo parere pensa sia più rilevante la notorietà di chi ha eseguito lo scatto o quella di chi viene immortalato?

Chiaramente una fotografia realizzata da un grande autore come nel caso di Larry Fink nella serie dedicata a Andy Warhol, l’impatto sul mercato è forte e richiama un potenziale pubblico internazionale attento e famigliare con l’acquisto di opere fotografiche. Quando decido di investire su un artista come Larry Fink, come su tutti gli artisti che promuovo, lo faccio in modo consapevole, perché sono convinto che sia importante condividere con il mio pubblico, lo sguardo che Fink ha rivolto a importanti eventi e rivoluzioni storiche e sociali.

In questa edizione in particolare, Arte Fiera ha deciso di dedicare molto spazio alla fotografia: pensa che sia un segno di un cambiamento di interesse del mercato?

Quello che ho notato quest’anno ad Art Fiera nell’ambito della fotografia è stata una vera attenzione alla qualità. E’ importante che le grandi fiere italiane continuino in questa direzione.

A conclusione della Fiera, la Galleria si ritiene soddisfatta dell’esperienza? Pensa che la vostra partecipazione alla Fiera abbia contribuito ad incuriosire un nuovo pubblico e quindi a portarlo nella vostra Galleria? Siamo soddisfatti dell’edizione 2017 di Arte Fiera e confermo che abbiamo ampliato il nostro pubblico di Bologna e aggiunto numerosi contatti italiani.

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