Intervista ad Alessia Marchi, curatrice della mostra “KIRAKIRÀ: lo scintillante mondo di Murakami Takashi”

Nel corso della 41esima edizione di Arte Fiera è stata allestita, all’interno della Galleria Cavour di Bologna, la mostra dal titolo “KIRAKIRÀ: lo scintillante mondo di Murakami Takashi”, in cui sono esposte cinquanta opere dell’artista contemporaneo giapponese facenti parte del patrimonio Louis Vuitton. Per la nota maison francese, Murakami ha infatti realizzato, prima nel 2003 e poi nel 2009, le collezioni “Superflat Monogram” e il sequel “Superflat First Love”.

La mostra, che durerà fino al 25 febbraio, è stata curata da Alessia Marchi ed organizzata da Contemporary Concept nell’ambito di Art City Bologna. Abbiamo intervistato Alessia Marchi sul celebre artista e sulla sua immensa produzione artistica, imbevuta di cultura pop e di simbolismo.

Come è nata l’idea della mostra Kirakirà e con quale criterio sono state selezionate le 40 opere da mettere in mostra?

L’idea della mostra nasce a seguito di una scelta fatta assieme alla proprietà della Galleria Cavour Glam, cui era stata presentata una rosa di proposte. Abbiamo scelto di presentare un artista che ha intrapreso, sicuramente più di altri, un lungo percorso nel mondo della moda; è stato poi naturale che il frutto della collaborazione tra Murakami e l’industria del lusso venisse riproposto dal marchio con cui ha lavorato maggiormente: Louis Vuitton. Sulla scelta delle opere siamo stati obbligati dal fatto di non poter lavorare direttamente con la Kaikai Kiki (la “factory” di Murakami ndr): l’incarico è infatti arrivato troppo tardi per permetterci di prendere accordi professionali con il Giappone, dove le programmazioni vanno di tre anni in tre anni. Dunque abbiamo dovuto sfruttare tutti i nostri contatti in Europa, e tramite altre gallerie e collezionisti siamo arrivati a definire questa selezione di opere.

Che cosa pensa dell’arte contemporanea giapponese e del suo recente sviluppo? Ha avuto altre esperienze in tale ambito nel suo percorso di curatrice?

Per questa edizione di Art City sono arrivata a proporre Murakami insieme anche ad altri due nomi, che ora preferisco non rivelare perché potrebbero essere buoni per l’anno prossimo! Nel caso di Murakami mi sarebbe piaciuto, e l’avrei fatto se avessi avuto più tempo, portare le sue prime istallazioni che denunciavano proprio l’uso di oggetti di lusso e la loro percezione sulle nuove generazioni. Ma non tutto è perfetto, possiamo solo lavorare meglio volta per volta e dare al pubblico la possibilità di capire meglio una cultura a noi lontanissima ma che, negli ultimi anni soprattutto, ha un posto importante nel panorama internazionale.

Che cosa ne pensa della collaborazione tra Murakami e Louis Vuitton e, in generale, del binomio arte e moda?

È servita a dare la possibilità ad un artista eccezionale di essere conosciuto dal mondo intero. Certo, noi non abbiamo tutti gli strumenti per capire fino in fondo le sue creazioni – apparentemente solo kawaii, letteralmente carine, anzi “ciccettose”. Ancora oggi non siamo in grado, senza sapere che cosa ha significato la bomba atomica per il Giappone e per i giapponesi, di coglierne le implicazioni psicologiche più profonde. Louis Vuitton è stato il veicolo, il medium che ha permesso a tutti noi di avvicinarci alla cultura contemporanea del Sol Levante. La moda è questo: è la lettura più veloce, a nostra portata, dei fenomeni underground e delle subculture; in questo Marc Jacobs è stato un perfetto direttore artistico.

Infine, come è nata l’idea di Pop Out, il Concorso Nazionale di Illustrazione in collaborazione con l’Accademia Europea di Manga? Sono in programma altre iniziative volte a promuovere lo sviluppo della cultura pop e manga in Italia?

Presentare le varie realtà e collaborare con loro, quando è possibile, è un modo per dare un servizio culturale completo sull’offerta presentata. La collaborazione con Nipponica, associazione culturale che promuove la cultura nipponica in Italia, ci ha permesso di avere il patrocinio di ambasciata e consolato giapponesi. La cultura manga di cui è intriso il mondo di Murakami ci ha fatto conoscere, e quindi collaborare, con Accademia Europea di Manga; questo ha condotto all’ideazione del concorso che ha coinvolto anche i nostri sponsor, e via di seguito. In fondo organizzare una mostra è un lavoro agglutinante, come la lingua giapponese.

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