Interdisciplinarietà per la Cultura: storia, arte, management ed economia

Le arti, la scienza, l’ingegneria, la letteratura, l’architettura, l’anatomia: sono tutte dottrine in cui i grandi geni poliedrici del Rinascimento riuscivano a destreggiarsi, affrontando con competenza le diverse branche dello scibile umano sino ad allora raggiunto. Il folgorante progresso scientifico degli ultimi secoli ha reso impossibile all’uomo contemporaneo il raggiungimento di simili livelli di conoscenza integrata: un big bang di saperi è esploso a partire dall’età moderna, subendo una continua ed accelerata estensione della propria dimensione, ampliando così le conoscenze relative ad ogni disciplina, stimolando gli studiosi a continue ricerche e favorendo un processo di specializzazione settoriale in ogni branca del sapere. Il “genio poliedrico” rinascimentale si trasforma così in “esperto”, limitando e al contempo ampliando il proprio sapere verso una determinata disciplina di cui tende a conoscere (quasi) tutto, spesso parlando un linguaggio tecnico incomprensibile alle persone esterne al proprio settore di specializzazione.

«Un esperto è una persona che sa sempre di più su sempre di meno, fino a sapere tutto di nulla», diceva Max Weber.

Ad oggi, una visione olistica del mondo contemporaneo è nettamente impossibile: troppe sono le discipline e troppe sono le conoscenze ad esse connesse. Ma come risolvere, dunque, questa incomunicabilità fra saperi? Basta alzare lo sguardo e guardare con umiltà oltre il proprio microcosmo settoriale per avere coscienza dei propri limiti e comprendere che la realtà è fatta di infinite sfaccettature, verso cui un approccio monodimensionale si rivela del tutto inadeguato.

Ecco perché una conoscenza esclusivamente storico-artistica non può soddisfare le competenze gestionali, organizzative e manageriali che il mondo dell’arte esige per poter essere correttamente tutelato, conservato e valorizzato. Se attraverso lo studio della storia dell’arte si impara a conoscere, e quindi a rispettare ed amare con passione il patrimonio artistico, soltanto l’acquisizione concreta di competenze manageriali può far sì che quella passione si trasformi realmente in opportune e meditate azioni di tutela e valorizzazione dei beni storico-artistici.

Carla La Gatta

Featured Image: Leonardo da Vinci, studi anatomici dal Codice Atlantico Courtesy: http://restaurars.altervista.org/

Fonte: Becchetti, Bruni, Zamagni, Microeconomia. Scelte, relazioni, economia civile, pp. 31-32, Bologna, Il Mulino, 2010.

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