La restituzione all’Italia del “Peplophoros” e il traffico internazionale dei beni culturali

Il 7 dicembre è stata indetta a New York una cerimonia di restituzione a favore dell’Italia di una statua romana del I secolo a.C.: il “Peplophoros”, una figura femminile vestita di peplo, il tipico abito delle donne della Grecia classica, drappeggiato e fermato da fibule sulle spalle. La statua di marmo acefala, senza braccia né parte terminale di gambe e piedi, alta 115 centimetri, era stata trafugata nel 1983 dal Casino dei Principi di Villa Torlonia, gestito dal comune di Roma.
L’opera esportata illegalmente negli Stati Uniti alla fine degli anni ’90, nel 2001 è stata venduta a New York per circa 81,000 dollari ad un collezionista privato. Quando nel 2015 il nuovo proprietario tentò di venderla all’asta, si rese conto di aver acquistato un’opera rubata e decise di consegnarla all’FBI.
Nel giugno 2016, le autorità italiane hanno presentato formale richiesta di rivendica del bene in seguito alla procedura di confisca intrapresa dall’Assistant United States Attorney’s Office (AUSA) in favore dello Stato italiano. Negli anni le cooperazioni investigative tra il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e l’FBI hanno portato a straordinari risultati e al ritrovamento di importanti opere d’arte esportate illecitamente dall’Italia.

Ma quali sono le norme giuridiche internazionali volte a regolamentare i rapporti tra gli Stati nel tentativo di rimediare al traffico illecito dei beni culturali, la cui attività riguarda beni rubati, beni illecitamente esportati e beni lecitamente esportati ma non re-importanti entro il termine stabilito?
Negli ultimi decenni è emerso a livello internazionale un forte impegno degli Stati a instaurare diverse forme di cooperazione, mediante Convenzioni internazionali, bilaterali, accordi o memorandum d’intesa, nell’obiettivo comune di tutelare e proteggere i beni culturali.
È interesse della comunità internazionale garantire la tutela della proprietà, la conservazione della integrità e il mantenimento dei legami con uno Stato o comunità umana o territoriale.
L’emergere di un diritto globale ha portato poi alla creazione di un sistema di protezione internazionale, tramite organizzazioni sovranazionali sia pubbliche (UNESCO), che private (ICOM, International Council of Museums).

img_7618

Casino dei Principi di Villa Torlonia, Roma.

Il 14 novembre fu approvata a Parigi la Convenzione UNESCO del 1970 concernente le misure da adottare per interdire e impedire l’importazione, l’esportazione e il trasferimento di proprietà dei beni culturali con modalità illecite.
La Convenzione invita gli Stati a sensibilizzare il pubblico circa il valore dei beni e del pericolo di furto, scavi clandestini ed esportazioni illecite. Suggerisce alle Alte Parti di promuovere lo sviluppo o la creazione di istituzioni scientifiche e tecniche (musei, biblioteche, archivi, laboratori, ecc.), necessarie per assicurare la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali.
All’articolo 4 la Convenzione elenca i criteri che determinano l’appartenenza di un bene ad uno determinato Stato: i beni creati dal genio individuale o collettivo di cittadini dello Stato e beni importanti per lo Stato; beni creati sul territorio di tale Stato da cittadini stranieri o apolidi residenti nel territorio; i beni trovati sul territorio nazionale o acquisiti da missioni archeologiche, etnologiche o di scienze naturali con il consenso delle autorità competenti del Paese di origine; i beni culturali oggetto di scambi liberamente consentiti, ricevuti a titolo gratuito o acquistati legalmente con l’assenso delle autorità competenti del Paese di origine.
Gli Stati si impegnano, nel rispetto della Convenzione, a istituire servizi preposti alla tutela del patrimonio culturale tra i quali rientra la costituzione, tramite un inventario nazionale di protezione, di liste di beni di particolare importanza. Si impegnano, inoltre, ad istituire un certificato che accerta l’avvenuta autorizzazione all’esportazione, e ad impedire l’acquisizione da parte dei musei di beni illecitamente esportati, proibirne l’importazione e restituire, su richiesta dello Stato d’origine, e previo versamento di un indennizzo in caso di buona fede dell’acquirente, il bene rubato e importato.
La Convenzione UNESCO del 1970 formula, dunque, i principi fondamentali per la protezione e il trasferimento dei beni culturali.

Un’altra importante Convenzione in materia è la Convenzione Unidroit del 1995 istituita con la finalità di completare la Convenzione UNESCO del 1970, ampliando il principio della restituzione dei beni culturali e prevedendo il ritorno dei beni culturali illecitamente esportati.
La Convenzione Unidroit del 1995, è un accordo internazionale che disciplina la restituzione e il ritorno dei beni culturali rubati, esportati illecitamente o provenienti da scavi abusivi.
È un trattato internazionale, cui ad oggi aderiscono 37 Stati, volto a unificare il diritto sul piano multilaterale attraverso un corpus minimo di regole standardizzate, in grado di armonizzare le differenti legislazioni nazionali.
L’Articolo 87 del Codice dei beni culturali e del paesaggio ribadisce l’adesione dell’Italia alla Convenzione Unidroit, istituita con la finalità di garantire uno scambio corretto e trasparente di beni unici e insostituibili e di far rispettare le norme di diligenza abituali nel commercio.
La dimostrazione della due diligence – diligenza dovuta – che si verifica quando un soggetto al momento dell’acquisto non sapeva o non avrebbe potuto ragionevolmente conoscere la provenienza illecita di un bene acquistato dà diritto al pagamento di un indennizzo. Implica che l’acquirente compia tutto ciò che è nella sua possibilità per ricostruire gli avvenimenti legati al bene, compresa la ricostruzione dell’elenco dei proprietari legittimi susseguitesi nel corso degli anni. È possibile ottenere la restituzione quando si riesca a dimostrare che l’esportazione comporta un significativo pregiudizio alla conservazione fisica del bene e delle relative informazioni, all’integrità di un bene complesso, o si riesca a dimostrare un’importanza culturale significativa.
Per facilitare la soluzione delle controversie nei casi in cui la corresponsione di un indennizzo sia proibitiva per lo Stato richiedente o sia un disincentivo alla proposizione dell’azione, la Convenzione prevede che su accordo delle parti l’acquirente, anziché ricevere l’indennizzo e rinunciare alla proprietà, possa restituire il bene rimanendone proprietario, o possa trasferirne la proprietà a titolo oneroso o gratuito ad una persona da lui scelta residente nello Stato richiedente che offra necessarie garanzie.

Per quanto concerne il diritto comunitario, la direttiva 2014/60 si occupa della restituzione dei beni culturali illecitamente usciti dal territorio di uno Stato membro. Essa definisce “bene culturale” qualsiasi bene classificato o definito tale da uno Stato, prima o dopo essere illecitamente uscito dal territorio, in quanto rientrante nel patrimonio artistico, storico o archeologico nazionale.
La direttiva prevede il pagamento di un equo indennizzo a condizione che il possessore dimostri di aver usato all’atto dell’acquisizione, la dovuta diligenza. La prova della diligenza avviene mediante la verifica delle “ circostanze dell’acquisizione”, quali la documentazione sulla provenienza del bene, le autorizzazioni di uscita prescritte dal diritto dello Stato membro richiedente, la qualità delle parti, il prezzo pagato, la consultazione o meno dei registri accessibili dei beni culturali rubati e l’assunzione di ogni informazione pertinente che avrebbe potuto ragionevolmente ottenere, o abbia posto in essere qualsiasi altra pratica cui una persona ragionevole avrebbe fatto ricorso in circostanze analoghe.
Tale indennità deve essere pagata dal Paese dell’UE richiedente, il quale può rivalersi peraltro sulle persone responsabili dell’uscita illegale.
Nella direttiva è inserita la previsione di un sistema di informazione del mercato interno c.d. IMI, specifico per i beni culturali e utilizzabile dagli Stati membri nell’ambito delle attività di cooperazione, consultazione e scambio di informazioni relative a beni culturali rubati o illecitamente usciti dal loro territorio, nel rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali.

In copertina: Statua di Peplophoros.

Emanuela Russo

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...