Festival del Giornalismo Culturale: come valorizzare e comunicare il patrimonio italiano?

“Siamo giunti alla quarta edizione del Festival del Giornalismo Culturale, un evento che si sta affermando nel panorama nazionale ed oltre, merito di una conduzione vivace, che coniuga ricerca e professionalità, entrambe ben rappresentate dai direttori Lella Mazzoli e Giorgio Zanchini.” Così Vilberto Stocchi, rettore dell’Università di Urbino, apre la nuova edizione del festival, sottotitolata ‘Immagini e immaginari del patrimonio culturale italiano’. L’evento sull’informazione culturale si è tenuto tra le città di Urbino e Fano dal 13 al 16 ottobre, curato dal dipartimento di scienze della comunicazione e dall’Istituto per la Formazione al Giornalismo dell’Università ‘Carlo Bo’, in collaborazione con il Mibact.

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direttore Giorgio Zanchini (Rai Radio1), Teatro della Fortuna, Fano, 2016

Il festival quest’anno ha puntato su un tema fortemente discusso e di grande rilevanza internazionale: il rapporto tra media e patrimonio culturale. Numerosi sono stati i relatori che hanno animato il dibattito, facendo emergere le varie problematiche legate alla valorizzazione del patrimonio del nostro paese. “Non c’è il concetto di incentivazione della qualità della formazione e di conseguenza l’idea della promozione culturale che faccia rete”. Sono queste le dure parole di Luca De Biase, giornalista responsabile di “Nòva24“, inserto dedicato alle tecnologie del “Sole 24 Ore”.  Molti dei relatori hanno sottolineato l’importanza del ruolo strategico che giocano i nuovi media, che non devono essere sottovalutati, bensì usati come investimento, affinché possano essere in grado di comunicare la cultura ad un pubblico più ampio. Quali sono i media di cui si parla?

Tra i più moderni vi è il medium digitale altamente utilizzato da aziende e musei a livello mondiale per la sua efficacia e immediatezza comunicativa. L’Italia, come afferma Luca De Biase, è tra gli ultimi posti in classifica nell’uso del digitale. Secondo le analisi di ricerca della dottoressa Mazzoli il 79% degli italiani reperisce informazioni via internet e solo il 35% di questi utilizza i social. I musei italiani prediligono ancora il supporto cartaceo per la trasmissione di informazioni e quello che si richiede oggi è un maggiore investimento sul canale web e su quello dei social media. Un altro degli scopi principali dei musei italiani è anche quello di creare una metodologia che sostenga la tecnologia per comunicare il patrimonio culturale italiano alle generazioni più giovani. Il direttore del Museo Egizio di Torino, recentemente riallestito in linea con i più moderni standard internazionali, ha incluso all’interno degli spazi espositivi postazioni multimediali e visite virtuali per il pubblico; le entrate ricavate hanno permesso di coprire il 100% delle spese affrontate per il nuovo allestimento. Massimo Cerofolini, giornalista e sceneggiatore italiano che lavora su Radio 1 Rai, spiega che la tecnologia ha consentito la creazione di una nuova economia gestionale e di fruizione di un museo. La “gamification”, ovvero l’utilizzo di applicazioni multimediali e di tutte quelle tecniche di engagement, ha permesso di attirare un genere di visitatore che non si sarebbe mai aspettato di trovare all’interno di un museo: “il giocatore digitale”. L’innovazione è la chiave che apre la porta a nuove opportunità economico-culturali. Le app multimediali, la realtà aumentata per la fruizione museale, le stampanti 3D, la ricostruzione virtuale di luoghi e situazioni ambientali che oggi non è più possibile vedere, sono solo alcuni degli esempi del digitale applicato all’ambito culturale.

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“Informazione e patrimonio culturale: come si informano gli italiani”, Lella Mazzoli, Urbino, 14 ottobre 2016

Quello che ci si aspetta oggi da un direttore di musei è una competenza artistica-imprenditoriale: una gestione basata sull’arricchimento della collezione e sulla sua valorizzazione attraverso una buona comunicazione ed un personale qualificato. La valutazione di un museo non dipende dal solo numero di visitatori, bensì dai servizi che esso propone e dal suo rapportarsi con il territorio: “un museo per essere ben fruito dai turisti deve essere ben vissuto dalla popolazione locale”. Sono queste alcune riflessioni di Francesco Palumbo, direttore generale del turismo del Mibact.

I relatori hanno inoltre discusso riguardo le conseguenze apportate dalla legge Franceschini, in particolare sul nuovo sistema museale italiano promosso dalla riforma e sulla creazione della direzione generale ‘Arte e architettura contemporanee e periferie urbane’, norma atta a promuove la qualità dell’arte e dell’architettura odierne. La selezione pubblica di direttori interni o esterni all’amministrazione, anche stranieri, dovrebbe essere estesa ad una cerchia di musei più ampia rispetto ai soli venti selezionati per la loro importanza e fama. In particolar modo alcuni relatori hanno insistito sulla necessità di coniugare maggiormente arte antica e arte contemporanea, perché quest’ultima possa incidere sulla sostenibilità del territorio.  Una commistione di questo tipo potrebbe essere determinante per quelle aree culturali come Pompei; Massimo Osanna, Direttore Generale della Soprintendenza di Pompei, ha evidenziato l’importanza di redigere un piano strategico per il territorio, laddove il sito della cittadina antica, con i suoi 3 milioni di utenti, quest’anno si conferma come il secondo sito più visitato in Italia: il nuovo progetto attuato grazie al versamento da parte della Soprintendenza di 105 milioni di euro, ha previsto un rinnovamento sul piano del restauro, della sicurezza, della fruizione e della digitalizzazione.

Un modello di mediazione culturale in Italia ancora altamente usato è il giornale: Armando Massarenti, responsabile del supplemento culturale Il Sole 24 Ore-Domenica, ha introdotto un inserto dedicato ai bambini e ai ragazzi, “novità straordinaria perché legata alle nuove generazioni”.  Massarenti inaugura così il quinto anno del ‘Manifesto della cultura’, che racchiude i cinque punti fondamentali che spiegano perché sia necessario investire sul nostro patrimonio. “Bisogna saper guardare lontano e se c’è una categoria di persone che ama molto la carta, quella categoria sono proprio i bambini. Bisogna partire proprio da loro per creare dei lettori forti.” La letteratura per ragazzi e per bambini rappresenta un investimento: l’editoria è aumentata del 44% con un’accelerazione degli ultimi tre anni. Il direttore dell’inserto domenicale inoltre sottolinea che non vi è un distacco tra produzione della cultura e divulgazione. “La comunicazione avviene tramite diversi mezzi, oltre che il giornale: il web ha creato un nuovo modello di organizzatore culturale, che oggi assume un ruolo fondamentale. Il punto è concentrarsi su una corretta mediazione dei contenuti e quindi utilizzare un medium piuttosto che un altro in base a chi ci rivolgiamo e a cosa vogliamo trasmettere”.

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“Informazione e patrimonio culturale: come si informano gli italiani”, ricerca di Lella Mazzoli, Urbino, 14 ottobre 2016

Marta Colangelo

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