Conversazione col collezionista ticinese Mario Matasci

“Uno dei complimenti che mi sono più graditi è quando mi dicono che la mia collezione ha un viso”. Questo è ciò che rende felice Mario Matasci, 85 anni, imprenditore vinicolo, gallerista e grande collezionista d’arte del Canton Ticino. Il suo incontro con l’arte avvenne casualmente nel 1969 in un’osteria allorchè un pittore lo avvicinò chiedendogli se fosse interessato ad acquistare il quadro che aveva con sè. “All’epoca non sapevo dire di no e quel signore mi disse che aveva bisogno di soldi” fu così che per 300 franchi svizzeri Matasci acquistò la sua prima opera d’arte: “Madre Coraggio” di Erwin Sutter.

Signor Matasci com’è iniziata la sua avventura come gallerista e che ruolo ha avuto la sua attività di imprenditore vinicolo su quella e sulla sua collezione d’arte?

Io non sapevo nulla di arte, non avevo mai letto nulla sull’argomento, la mia occupazione era il lavoro per l’azienda vinicola. Non a caso la prima esposizione che organizzai fu collocata proprio all’interno delle cantine di Villa Jelmini, dove alloggiavano i nostri braccianti. Da quel momento tutti i pittori della zona iniziarono a contattarmi per poter esporre le loro opere nelle nostre cantine. Ciò che mancava in quegli anni nel Ticinese non erano gli artisti locali ma uno spazio espositivo che potesse far loro da vetrina. Fu così che mi ritrovai per caso proiettato nel mondo dell’arte. L’attività vinicola non ha avuto una particolare influenza su quelle di gallerista e collezionista. Essendo però in quel periodo particolarmente redditizia mi ha certamente permesso di finanziarle.

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Villa Jelmini, Tenero (Ticino). Courtesy http://www.matasci-vini.ch/accoglienza/villa-jelmini-matasci/

Come ha conciliato l’attività di imprenditore vinicolo con quella di gallerista e ha trovato delle analogie tra mercato dell’arte e quello del vino?

Non sono mai stato molto attivo come gallerista, al massimo organizzavo 3/4 mostre all’anno, anche perhè il mio impegno a tempo pieno è comunque sempre restato nell’azienda vinicola. Tra i due mercati forse l’unico vero punto d’incontro è l’amore per il collezionismo.

Secondo lei quali pregi e quali difetti caratterizzano il mercato dell’arte oggi?

Mi limiterò a dire che il “vero collezionismo” è in crisi per tre motivi. La congiuntura che colpisce il ceto medio; i prezzi eccessivi e irragionevoli che hanno raggiunto certe opere che non tengono più conto della qualità dell’opera in sè, ma si rifanno solo al nome dell’artista e in ultimo certe forme di arte contemporanea che disorientano il collezionista. Sembra per contro che funzioni alla grande lo “pseudo collezionismo”: cioè l’investimento in opere d’arte.

Nella creazione della sua collezione che criterio l’ha guidata e si è mai fatta consigliare da qualche esperto del settore nell’acquisto di un’opera?

Non ho mai chiesto pareri a nessuno perchè l’unico criterio che mi ha accompagnato nella scelta delle opere è stata l’emozione che mi hanno suscitato sul momento. Non ho mai seguito il nome a effetto, trovo inutile avere un brutto Picasso solo per dire di averne uno. In un’opera ho sempre cercato un’emozione, un significato, la qualità. Il cuore della mia collezione sono sempre stati gli artisti locali, che per me significa quelli del Ticino e della Lombardia.

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Galleria Matasci Arte, Tenero (Ticino). Courtesy http://www.matasci-vini.ch/matasci-arte/

Attraverso quali canali ha acquistato le opere della sua collezione?

Principalmente ho acquistato direttamente dagli artisti ai quali ho fatto delle mostre. Poi sicuramente ho comprato opere anche in sede d’asta o da privati. Molto più raramente ho fatto acquisti presso gallerie d’arte.

Come collezionista c’è un’opera per la quale ha fatto “follie” o una che rimpiange di non avere acquistato nonostante ne avesse l’opportunità?

“Follie” mai. Essendo originario di uno sperduto villaggio in fondo alla valle Verzasca nel Ticino e cresciuto in una famiglia di contadini ho sempre avuto molto rispetto per il danaro. Quindi ogni acquisto è stato a lungo ponderato in rapporto alle mie disponibilità finanziarie del momento. Rimpianti non ne ho. Sono come la volpe della favola. Se un’opera non è nelle mie possibilità mi consolo dicendo che in fondo non mi interessa poi così tanto.

Cosa l’ha spinta a creare “Il Deposito” rendendo fruibile gratuitamente la sua collezione e biblioteca al pubblico?

“Il Deposito” è stata una necessità per dare uno spazio alla collezione e alla biblioteca di ca 10000 volumi d’arte e per rendere visibili, almeno a rotazione, le opere raccolte. Quando mi è stato mostrato questo capannone a Riazzino, in quella che avrebbe dovuto essere un’area industriale, sono rimasto incantato dal verde che lo circondava. La mia idea era quella di creare un’oasi di tranquillità dove godere delle opere esposte e potersi documentare sui testi messi a disposizione in libera consultazione. Il fatto di aprirla gratuitamente al pubblico è semplicemente una forma di altruismo. Non ho mai pensato a questo luogo come a un museo, io per primo non potrei sopportare di avere 40-50 persone contemporaneamente in visita.

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“Il Deposito”, Cugnasco-Gerra (Ticino). Courtesy http://www.matasci-vini.ch/matasci-arte/la-collezione-al-deposito/

Quali sono i progetti per il futuro della sua collezione?

Il futurodella collezione è già stabilito da alcuni anni. La “Fondazione Matasci per l’Arte” gestita da alcuni amici ne continuerà l’attività alla mia morte. Per il momento a 85 anni compiuti continuo in perterrito a promuovere l’arte nelle due sedi di Tenero e Riazzino attingendo alle opere collezionate in cinquant’anni.

Lei è visto come un punto di riferimento per l’arte in Canton Ticino, come vive questa condizione?

Qualcuno in Ticino mi è venuto a dire che sono un mecenate. Non mi sento affatto tale, anzi mi sono sempre sentito più uno strozzino dato che quando trattavo per acquistare un’opera cercavo sempre di ottenerla al prezzo più basso possibile.

Francesco Ceccherelli

Featured Image: Courtesy http://www.gdp.ch/cultura/mostre/un-presente-vivere-e-un-futuro-progettare-id30029.html

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