L’ARTE IN METROPOLITANA. IL PROGETTO SUBBRIXIA

 

Brescia. Città nella quale si respira storia e arte in molti suoi angoli, a partire dall’area archeologica di epoca romana, principale motivo di orgoglio e di riconoscimento per il territorio, fino ad arrivare ad uno degli ultimi progetti promossi al suo interno, più che mai innovativo e al passo con i tempi: SubBrixia.

“Il progetto nasce da un’idea di Brescia Musei e Brescia Mobilità, con l’obiettivo di portare l’arte contemporanea in un luogo ad alta frequentazione quale è una metropolitana, avvicinando quindi i linguaggi artistici più moderni al grande pubblico. La metro, che negli ultimi due anni e mezzo ha trasformato la geografia urbana con i suoi 15 milioni di viaggiatori all’anno, diventa, come in altre città, il contenitore ideale per questo tipo di arte”, ci spiega in sintesi Francesca Raimondi dell’ufficio stampa della Fondazione Brescia Musei.

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Vista del Capitolium, nella zona archeologica di Brescia. Photo credit: http://www.bresciamusei.com

 

SubBrixia, finanziata da Fondazione Brescia Musei, Brescia Mobilità e da alcuni partner privati  in collaborazione con il Comune di Brescia, ha accolto, a partire da ottobre 2015, cinque opere d’arte contemporanea di artisti italiani (Ra di Martino, Marcello Maloberti, Francesco Fonassi, Elisabetta Benassi, Patrick Tuttofuoco) in cinque diverse fermate. La selezione degli artisti è stata affidata al curatore di tutto il programma, Luca Lo Pinto, uno dei fondatori di NERO, agenzia che si occupa della cultura attraverso diversi campi di interesse (editoria, ricerca, produzione di eventi..) il cui obiettivo è quello di mescolare diversi linguaggi, contenuti e significati, cercando di trovare una soluzione culturale innovativa e specifica, che rispecchi l’interesse della comunità in cui è inserita e di avvicinare il pubblico all’arte, spesso vista come qualcosa di inaccessibile e molto lontano.

Dalla fermata Marconi, fino a quella di San Faustino, infatti, si ha come l’impressione che il confine, che da sempre separa il territorio “chiuso” del museo e il pubblico, diventi man mano più debole: l’arte e le sue espressioni più innovative vivono sotto gli occhi di tutti, a stretto contatto con la quotidianità di ciascun individuo, diventando, così, parte di essa.

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Vista della fermata “Stazione”, con opera di Marcello Maloberti, metropolitana di Brescia. Photo credit: Chiara Assalve.

Ogni opera cerca di comunicare e di ragionare sull’identità storica, politica e sociale di Brescia a modo proprio ed ecco che scendendo alla fermata “Stazione”, incontriamo il lavoro di Marcello Maloberti, intitolato “Brixia”, un cartello stradale con la scritta “Brescia” calato dall’alto al contrario, che vuole presentare al pubblico la ‘seconda Brescia’, quella sotterranea-archeologica, secondo l’artista.

Fino all’ultima opera, quella dell’artista Patrick Tuttofuoco: una sovrapposizione di tre elementi  da egli selezionati (la testa di Minerva, quella di Claudio detto il Gotico ed una colonna corinzia), realizzati con tubi di neon soffiati a mano, che si illuminano ad intermittenza, con lo scopo di rendere ben evidente l’idea della stratificazione e degli innumerevoli scavi, effettuati nel sottosuolo bresciano.

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Vista della fermata “San Faustino”, con opera di Patrick Tuttofuoco, metropolitana di Brescia. Photo credit: http://www.lastampa.it

Il progetto, realizzato anche grazie ai contributi del Progetto Moving Culture, del Fondo Regionale Expo 2^ fase, con il sostegno di Regione Lombardia e alla collaborazione di ATS Expo, durerà fino a dicembre 2016, per poi aggiornarsi di nuove iniziative e arricchimenti nel 2017, in cui alcune opere (Ra di Martino, Marcello Maloberti, Patrick Tuttofuoco) molto probabilmente resteranno in loco, mentre le altre verranno disallestite e restituite agli artisti.

In realtà SubBrixia è uno dei tanti tasselli di quel grande “mosaico” che è l’arte in metropolitana nel mondo. Ormai vera e propria rete di “musei diffusi”, quest’ultima si sta impegnando a dare sempre maggiore dignità culturale a questi spazi, riqualificando anche il territorio che li ospita.

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Vista della fermata “Toledo”, stazione metropolitana di Napoli. Photo credit: http://napoli.repubblica.it

Ecco che scendendo le scale di un’apparente normale stazione metropolitana, come quella di Stoccolma (una delle “gallerie d’arte” sotterranee più lunghe al mondo, con opere di 150 artisti esposte in oltre 90 delle 100 fermate) o, per rimanere nel territorio nazionale, Napoli, abbiamo subito la sensazione che qualcosa sia cambiato.

All’interno delle linee 1 e 6 della metropolitana di Napoli, per esempio, sono state inserite circa 200 opere di 100 artisti contemporanei internazionali, che si susseguono nelle diverse fermate. Si tratta di un progetto intitolato “stazioni dell’arte”, promosso e ideato dall’amministrazione comunale di Napoli nel 1995 insieme al coordinamento artistico di Achille Bonito Oliva e messo in atto solo qualche anno dopo con i co-finanziamenti dell’Unione Europea. Lo scopo era quello di portare l’arte contemporanea in uno degli spazi pubblici più frequentati della città, tanto che Oliva definisce le stazioni dell’arte napoletane un “museo obbligatorio che viaggia con il pubblico”. Ed ecco che in fermata Toledo, eletta nel 2012 “stazione più bella d’Europa” dal quotidiano The Daily Telegraph, si assiste ad un vero e proprio spettacolo architettonico: dal colore ocra (in riferimento alla pietra tufacea che caratterizza il sottosuolo napoletano) che domina l’atrio e le prime discenderie si passa a mosaici, colori e motivi d’ispirazione marina, protagonisti della parte più bassa della stazione, fino alle banchine. Un normale viaggio di quotidiana routine trasformato in un’ incredibile esperienza.

SubBrixia, nonostante la marginalità territoriale, sembra comunque cercare un punto di incontro con le istanze più innovative a livello artistico nel mondo, innestandosi perfettamente all’interno di quell’attuale fenomeno dei non-luoghi:“luoghi effimeri e fluttuanti di passaggio, spazi di circolazione, di consumo, di comunicazione, attraverso cui transita la collettività” come la stazione metropolitana, che, se arricchiti di nuovi significati e funzioni, riescono ad ottenere quell’identità indispensabile per diventare dei veri e propri luoghi.

 

Chiara Assalve

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