I primi quattro mesi di vita del Museo dei Bronzi di Riace

Poco meno di 124.000 visitatori dal 30 aprile 2016 per il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, riaperto dopo sette anni di lavori di riqualificazione e riallestimento: ciò rende il Museo dei Bronzi il più visitato del meridione dalla data della sua inaugurazione. DI questi biglietti, oltre 20.000 sono stati staccati gratuitamente nelle prime domeniche del mese.

I lavori di restauro sono incominciati nel 2009, e durati oltre un anno, con un costo complessivo di oltre 28,6 milioni di euro (dei quali quasi 24 stanziati dai Fondi Strutturali con il D.L. 159/07, e la cifra restante quasi equamente divisa tra MiBACT e Regione Calabria).

Il progetto di riqualificazione è stato inserito nell’ambito delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, e dal medesimo progetto provengono anche i 500.000 € destinati allo spostamento dei Bronzi di Riace nel laboratorio appositamente allestito presso la sede del Consiglio regionale della Calabria durante i lavori.IMG_4670

Quattro milioni di euro è invece costato il nuovo allestimento, finanziato con i fondi comunitari, e i cui lavori sono durati dal 2010 al 2015. All’interno di questa spesa vi sono anche i costi per le basi antisismiche realizzate su misura per i due Bronzi. Ulteriori 600.000 € sono poi stati spesi dal MiBACT per il rientro delle due opere al Museo e per ultimare i lavori, giungendo così a 5,1 milioni di euro per l’allestimento e 33.750.000 € in totale.

Una cifra ingente, il cui stanziamento era tuttavia necessario: il Museo infatti era afflitto da problemi strutturali, di infissi e climatici, che, come i lavori di restauro sui due Bronzi hanno dimostrato, stavano minando la salute della sua collezione.

Oggi il Museo Archeologico di Reggio Calabria è invece dotato di una camera di decontaminazione, per proteggere la sala in cui sono esposti i pezzi più noti della collezione – ma anche i più delicati, trattandosi di reperti archeologici in bronzo.

Inoltre tutte le sale sono state dotate di pannelli multimediali, e quasi ogni teca ha un codice QR che permette di accedere a informazioni ulteriori sui reperti, o a video di restauri, ricostruzioni grafiche o relativi alla scoperta degli oggetti.

L’imperativo di rendere l’ambiente meno “datato” sembra essere stato raggiunto, ma sull’altra faccia della medaglia ci sono dei costi di manutenzione particolarmente elevati.

Del resto il Museo ospita alcuni dei più importanti reperti archeologici della Magna Grecia: non solo i Bronzi di Riace, ma anche quelli di Porticello, il Cavaliere di Marafioti, di recente restaurato a cura di Intesa San Paolo nel suo progetto “Restituzioni”, e tanti altri pezzi unici.

Una collezione importante e che ha attirato l’attenzione di un vasto pubblico, come i 140 mila ingressi in quattro mesi confermano. Mantenere questi ritmi ora è l’imperativo, per far in modo che la spesa per i lavori sia valsa fino all’ultimo centesimo.

Nicola Valenti

 

Nella foto: Bronzo di Riace A (“Il Giovane”) su base antisismica; sulla sinistra, la camera di decontaminazione.

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