From Finland with love

Helsinki, Finlandia – Una visita improvvisata allo HAM, Helsinki Art Museum,  ci permette di scambiare qualche opinione con Janne Gallen-Kallela-Sirén, direttore del museo, riguardo la mostra Rakkaudella Heino, conclusasi proprio nel giorno della nostra visita. La rassegna, inaugurata l’otto aprile e terminata il 28 agosto, ha offerto l’opportunità di ammirare circa un centinaio di opere d’arte – tra dipinti, sculture, fotografie e installazioni – provenienti dalla fondazione Heino, che dal 2014, anno della sua istituzione, ad oggi ha raccolto più di 1.400 opere di 223 artisti finlandesi, in particolare nel segmento post-war.

Non solo. L’appuntamento ha offerto l’opportunità di ammirare per la prima volta le opere della collezione. Il titolo della mostra, che si può tradurre come “Da Heino con amore”, ha voluto rappresentare, nelle intenzioni dei curatori Mikko Oranen e Jari Björklöv, proprio un dono da parte di Raimi e Reini Heino, la coppia al timone della fondazione, alla città di Helsinki. Sirén racconta come la collezione sia stata realizzata dai coniugi Heino solo in base ai propri gusti e alla qualità delle opere.

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Alvar Gullichsen, Grandmother Ocean (Spirit of the West), 2014-2015

Il picco delle visite si è raggiunto tra luglio e agosto, racconta il direttore, complici le vacanze estive e la concentrazione di turisti nella capitale finlandese. In questi due mesi sono state registrate più di 5.000 presenze. Importante anche la scelta del museo di organizzare spesso giornate gratuite per incentivare i visitatori.  Inoltre, particolare l’attenzione, continua Sirén, rivolta al ruolo rappresentato dai new media.

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Kim Simonsson, Moss Girl, 2014

Attraverso i social network è stata offerta l’opportunità di vincere cene esclusive all’interno del museo, al di fuori degli orari. Quali le opere più importanti della mostra, e quindi della collezione? Sicuramente si possono citare i dipinti costruttivisti di Lars-Gunnar Nordström, le bizzarre sculture “tattili” di Kim Simonsson e le opere di Jarmo Mäkilä, esposto anche al Moma di New York. Secondo il direttore, i due curatori hanno privilegiato l’esposizione di quelle opere che possano maggiormente far comprendere come l’arte possa assumere sfaccettature estremamente differenti, anche con lavori a dir poco controversi.

La scelta delle opere da esporre è stata incredibilmente difficile, data la vastità e l’estrema eterogeneità della collezione. Lavori di pari importanza e tutti egualmente simbolici. Nonostante due piani del museo siano stati dedicati interamente alla mostra, si è riusciti a esporre solo il 7% delle opere totali. Particolarmente ardua, poi, è stata la logistica dal momento che l’eterogeneità estrema dei materiali costringeva di volta in volta a organizzare trasporti e spazi espositivi creati ad hoc.

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Jarmo Makila, Gym Class, 2008

L’auspicio è che l’eredità ideale della mostra possa costituire un trampolino di lancio internazionale per l’arte finlandese che – secondo il direttore del museo – è scarsamente considerata e apprezzata nel mondo. Un pregiudizio da sfatare perché, per citare le parole di Sirén «si tratta di un patrimonio artistico ricchissimo di realtà significative, con gallerie e musei di primissimo piano».

Federico Moia

Cover image: Markus Rissanen, The Fifth Season, 2002-2003 (particolare)

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