Operazione Arcevia. La rinascita del territorio attraverso la forza delle idee

La strada è tracciata. Gli obiettivi chiari. La partecipazione in aumento.
Operazione Arcevia è arrivata alla sua 5° edizione, anche se i suoi semi erano stati piantati quarantacinque anni prima dall’incontro nel 1973 tra Italo Bartoletti e Ico Parisi.
L’idea era quella di ridare vita a un territorio, quello dell’entroterra marchigiano a 40 km da Ancona, spopolato e in declino attraverso un progetto di sviluppo e valorizzazione del territorio, dove l’agricoltura ricopriva un ruolo estremamente importante in quanto attività di conservazione ambientale e quindi uno dei fattori chiave dello sviluppo turistico. Tale progetto fu presentato nel 1976 alla Biennale di Venezia riscuotendo un grande entusiasmo di critica e stampa.
Su queste basi si è sviluppato il progetto del collettivo Unit+ che dal 2012 lavora in collaborazione con il Comune di Arcevia, dove si svolgono le attività, e la Riserva Privata San Settimio con l’obiettivo di “sperimentare nuove idee tramite una metodologia di lavoro collaborativa e multidisciplinare finalizzata alla valorizzazione del territorio e all’integrazione delle arti (e mestieri) con l’agricoltura. Lo scopo è quindi reinterpretare l’idea originale dei primi anni ’70 adeguandola al contesto urbano attuale e a un trend ormai sempre più in crescita di spopolamento giovanile che affligge il territorio.”

361cd8abcd8868a19b02286e6c4e51b7

Performance. Fatima, Operazione Arcevia 1976 – Photo credit: Operazione Arcevia

Conversazione, valorizzazione, collaborazione, sviluppo e design sono solo alcune delle parole chiave che contraddistinguono il lavoro di questo collettivo nato tra giovani studenti della London Metropolitan University attraverso la forza delle idee e il lavoro sul campo.
A parlarci è uno dei fondatori e ideatori del progetto, Matteo Blandford, che ci espone gli obiettivi e le difficoltà incontrate lungo il percorso di gestione e programmazione del lavoro. Inizialmente le attività svolte nella Riserva si focalizzavano su installazioni temporanee site-specific di land-art, ma dopo il primo anno di lavori si è sentita la necessità di spostarsi nel centro abitato dove svolgere ‘operazioni di design e workshop nel framework urbano.

cb23b886dcf2080fc48f036b6883f0f6

Installation view, Riserva privata San Settimio – Photo credit: Operazione Arcevia

“Tale necessità – ci racconta – è nata dal desiderio di lasciare ‘casa’ e spostarsi nel ‘quartiere’ per comprendere le sue necessità e per entrare in contatto con chi ne vive la sua quotidianità, ponendosi come priorità l’integrazione con la comunità locale e la redistribuzione delle persone sul territorio, al fine di ricostruire una piccola comunità autosufficiente.”
Le intenzioni sono lodevoli ma inevitabilmente molto complicate specie per chi, come i ragazzi ideatori del progetto, non proviene dalle zone interessate ma bensì da tutta Europa. Il fattore distanza è stato così limato grazie all’inserimento di un mediatore presente sul territorio tutto l’anno che facilita i rapporti con i diversi stakeholders.
Anche gli obiettivi iniziali hanno avuto modo di evolversi e svilupparsi negli anni grazie al fitto network di collaboratori e al continuo confronto con gli abitanti e gli studenti. La comunità è stata coinvolta attraverso momenti di dialogo e workshop che hanno visto un’intensa partecipazione di studenti e docenti da tutta Europa interessati alla riflessione artistica sottostante la relazione tra città e campagna, urbano e rurale.
La forza di questi workshop risiede nella possibilità di ottenere nuove prospettive e di intraprendere percorsi di ricerca artistica e sociale innovativi. Di fondamentale importanza sono le istituzioni pubbliche locali che sin dall’inizio hanno favorito processi partecipati e collaborativi al fine di valorizzare un progetto culturale intrinsecamente legato al territorio.

 

Il fattore della sostenibilità economica è certamente fondamentale per valutare la continuità delle iniziative e per poter compiere previsioni sul futuro. I progetti, ci dice Matteo, sono cofinanziati da più realtà che collaborano attivamente su più fronti. Se da un lato Unit+ finanzia parte delle opere finali e si paga le spese di viaggio, al contrario le spese dei workshop sono sostenute dalla Riserva San Settimio e da Respiro.info. Per partecipare, essendo Operazione Arcevia un’associazione culturale senza scopo di lucro, si paga solo il tesseramento che va a coprire le spese vive di gestione dei partecipanti e dei visitatori.

10408159_401523153328944_2842475778751515809_n

Installation view, Riserva privata San Settimio – Photo credit: Operazione Arcevia

Il comune di Arcevia pur non avendo la possibilità di offrire aiuti finanziari, ha contribuito inizialmente con i materiali per lo sviluppo delle installazioni e successivamente , quando le attività si sono spostate nel centro urbano, mettendo a disposizione i locali presso cui svolgere i vari laboratori creativi. Altra fonte di finanziamento potenziale sono i fondi europei e i bandi regionali, ma la mancanza di figure dedicate alla ricerca di tali possibilità e la peculiarità del progetto ne hanno impedito il raggiungimento.
Per il futuro il collettivo ritiene che, spostando i successivi interventi su suolo pubblico, aumentando la partecipazione della comunità alle iniziative garantendosi maggiore legittimazione istituzionale e approfondendo la conoscenza del lavoro svolto, ci possano essere maggiori chance di reperire finanziamenti più sostanziosi e duraturi.

Filippo Mohwinckel

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...