Intervista a Sylvain Bellenger: il contemporaneo al Museo di Capodimonte

Dal 14 luglio, il museo di arte antica di Capodimonte, ha riaperto la sua sezione di arte contemporanea, unica in Italia, dopo un restyling voluto dal suo nuovo direttore (in carica dal 2015) Sylvain Bellenger. Lo storico dell’arte francese racconta come sta cambiando il museo e qual è il futuro che immagina per la sezione di contemporanea dedicata a Graziella Lonardi Buontempo, collezionista napoletana che ha contribuito alla creazione dello spazio permanente nel 1996.

 

Dopo il suo insediamento al Museo di Capodimonte, qual è stata l’esigenza che l’ha spinta al rinnovo della sezione di contemporanea in un museo dominato dall’arte antica?
Intanto un’esigenza di carattere pratico. La collezione è collocata al terzo piano, sotto il tetto. Negli anni si erano creati diversi problemi strutturali e vi erano state anche infiltrazioni di acqua che han reso necessaria la bonifica e messa a norma degli spazi. Anche alcune opere sono state per l’occasione restaurate. In questo modo abbiamo reso possibile la riapertura a metà luglio e la fruizione giornaliera per il pubblico mentre prima, anche prima della chiusura per i lavori, la visita era solo su appuntamento. Ma vi è stata da parte mia anche l’esigenza di mostrare i due caratteri principali della collezione: il fatto che tutte le opere son il frutto del lavoro di artisti che a Napoli o ai capolavori di Capodimonte han guardato (pensiamo solo a Vesuvius di Warhol o al Cretto di Burri che prende le mosse dalla Flagellazione di Caravaggio) e che esse sono in parte dovute al grande mecenatismo privato che ha contraddistinto la città dagli anni ’70 in poi, in un rapporto fecondo tra pubblico e privato. Consideri che per l’occasione ci son state prestate, per un tempo da definire, due opere: una di Twombly e una splendida del primo Gary Hill.

Quale percentuale di investimento è stata dedicata a questa sezione, e come è stata inglobata all’interno della struttura museo?
L’investimento, al di là di quello economico, è quello che abbiam fatto sui visitatori che infatti nei numeri apprezzano la riapertura. La parte del contemporaneo è collocata al termine del percorso espositivo con un senso dunque cronologico.

Quali sono state le linee guida del restyling?
Come ho già accennato si è operato sui due fronti, strutturale e delle opere; su queste gli interventi, diretti da Marina Santucci, sono stati eseguiti dai restauratori interni al museo: Simonetta Funel, Giuseppe Silvestro, Alessandra Golia, Antonio Tosini, Antonio De Riggi, e dai restauratori esterni Stefania Martirano e Gabriella Russo.

Qual è stato il rapporto di collaborazione con i galleristi napoletani che da principio hanno dedicato le proprie forze e attenzioni alle mostre di contemporanea al Museo di Capodimonte?
La sala è stata dedicata a Graziella Lonardi Buontempo, che fa parte dello storico gruppo di collezionisti di cui parlavo prima. La sera dell’inaugurazione erano presenti parecchi galleristi e collezionisti che hanno apprezzato opere e restauro. Il nostro intento è procedere su una strada di fattiva collaborazione.

Crede che i visitatori di Capodimonte siano incentivati a interessarsi di arte contemporanea dopo la visita alla vostra sezione o rimane una tappa “elitaria” del museo? Come è possibile oggi avvicinare il pubblico al contemporaneo?
Non rimane assolutamente una tappa elitaria proprio per la forte connessione tra le opere presenti e quelle del passato. Anzi è un continuum come lo è la storia dell’arte tutta. Nulla nasce da sé ma trae origine e ispirazione dal passato. Le forme certo son diverse ma le istanze son le medesime.

In che modo Capodimonte riesce a dialogare con il territorio napoletano? Qual è il rapporto con gli altri musei di arte contemporanea (Madre, Hermann Nitsch)?
Abbiamo in cantiere diversi progetti con il Madre e non solo. Stiamo per esempio studiando anche con la Regione, la creazione, in una delle palazzine del Real Bosco, di un centro per la fotografia che contenga sia importanti archivi, come quello di Mimmo Jodice ma che sia anche spazio per mostre temporanee o addirittura per un festival di tre giorni.

Come si differenzia la collezione del Museo di Capodimonte da quelle di musei interamente dedicati al contemporaneo?
Quelli interamente dedicati al contemporaneo solitamente hanno una collezione permanente ma fanno anche attività sul presente e in parte sul futuro. La collezione di Capodimonte, per quanto parecchi artisti siano ancora viventi, si potrebbe definire “storicizzata”. Fa ormai parte di un orizzonte che appartiene a moltissime persone. È banale dirlo ma ogni opera, in ogni periodo era contemporanea anche se oggi questo concetto ci sfugge. E spesso ha dato vita a scandali o avversioni come quelle che in alcuni casi danno oggi. Poi i tempi cambiano velocemente e ciò che ci pareva nuovo o bizzarro, entra a far parte del nostro passato.

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