10 domande a Giuliano Galli, General Manager del FAI per la provincia di Como

General Manager del FAI per la provincia di Como, Giuliano Galli si occupa della gestione operativa dei quattro beni del FAI nel comasco: Villa Balbianello, uno dei luoghi più visitati ed apprezzati del Lago di Como che accoglie più di 100mila visitatori l’anno, Villa Fogazzaro Roi, in Valsolda, sulle sponde italiane del Lago di Lugano, luogo d’ispirazione di Piccolo Mondo Antico, la Velarca, casa- barca progettata nel 1961 dallo studio BBPR di Milano e attualmente in fase di restauro e la Torre del Soccorso, detta del Barbarossa, torre di avvistamento di origine tardo romana. Mentre Villa Balbianello è regolarmente aperta al pubblico, Villa Fogazzaro necessita ancora di lavori per l’accessibilità completa. Velarca e Torre del Soccorso non sono, invece, ancora aperte al pubblico, anche se non mancano progetti e idee.

  1. Qual è il suo percorso formativo e come è arrivato a lavorare al FAI?

Sono ingegnere gestionale. Conoscevo Balbianello già prima che diventasse proprietà del FAI. Ho cominciato a fare il volontario agli inizi degli anni ’90, poi è esploso in maniera esponenziale, diventando uno dei luoghi più visitati del Lago di Como. Sono circa vent’anni che lavoro con il FAI. Dopo il volontariato ho cominciato a lavorare in modo occasionale, mentre ero direttore di un centro di formazione professionale, poi mi hanno inquadrato con diversi tipi di contratto perché avevo già un contratto di lavoratore dipendente. Tre anni fa ho scelto di dedicarmi esclusivamente a questo lavoro.

  1. Qual è il suo ruolo e quali i suoi compiti?

Mi occupo della gestione operativa dei beni. Certamente il bene più impegnativo è Balbianello. In più ci sono Villa Fogazzaro, la Velarca (attualmente in restauro) e la Torre del Soccorso o Torre Barbarossa. Fare il manager significa occuparsi in toto della gestione di questi beni. Io compilo un budget annuale insieme a tutti i responsabili dei vari settori (gestione economica, volontari, gestione culturale, ufficio tecnico etc.) nel quale posso muovermi con libertà, con il solo vincolo che venga rispettato. Se capitano delle spese extra-budget devo prima parlarne con i responsabili per verificarne la fattibilità. Infatti il FAI è una realtà complessa. Ogni funzione ha un ufficio proprio, ad esempio l’ufficio cultura, l’ufficio restauro, l’ufficio volontari, l’ufficio manifestazioni, l’ufficio acquisti, la comunicazione, l’amministrazione, l’ufficio stampa. Io devo interagire con tutti. Inoltre mi occupo della gestione del personale dei beni. I due aspetti più impegnativi del mio lavoro sono i rapporti con gli uffici della sede centrale di Milano e la gestione del personale.

  1. Quali devono essere le qualità e le competenze fondamentali di un manager culturale?

In primis è fondamentale avere una formazione economica, ma non basta. È importante apprendere sempre di più sulle questioni culturali. Bisogna avere varie competenze che permettano di muoversi fra ambiti diversi. Ad esempio è fondamentale avere delle nozioni di botanica per poter avere una discussione fra pari con gli architetti dei giardini e con i giardinieri. Bisogna inoltre conoscere approfonditamente le identità dei beni. Fogazzaro e Balbianello avevano già un’identità culturale definita, ma per gli altri due beni le ricerche dell’ufficio cultura sono ancora in corso. Le nozioni economiche restano comunque le principali. Per noi è importante che un bene cerchi di andare almeno in pareggio. Il FAI copre in generale l’85% delle spese dei beni solo con gli introiti della gestione (biglietti, affitti, contributi), mentre per i musei in Italia arrivare anche solo al 15% è un successo. Villa Balbianello e Villa Necchi sono i due beni del FAI che coprono interamente le spese. L’utile ricavato a Villa Balbianello serve anche per coprire le spese degli altri beni. Villa Fogazzaro non riesce a coprire le spese ma ha una rendita economica messa per testamento sul conto economico dell’associazione (non in stato patrimoniale, quindi gli interessi devono andare in ce). È un bene in attivo non per la gestione caratteristica ma per la gestione finanziaria. Altri beni del FAI sono in perdita ed alcuni in pareggio. Bisogna però dire che la rete FAI funziona. Ci sono aziende che aiutano il FAI a mantenere i suoi beni e in più le quote d’iscrizione degli aderenti.

  1. Fino a che punto si spinge il potere decisionale del manager rispetto ad eventi ed iniziative? Si tratta di un esecutore, di un ideatore o di entrambe le figure?

Come anticipavo, l’importante è rispettare il budget. All’interno del budget posso muovermi abbastanza liberamente. Più complessa è invece la “questione estetica”. È più rischioso prendere una decisione di natura estetica perchè va innanzitutto rispettato lo “Stile FAI”. Un esempio: Villa Balbianello è molto richiesta per matrimoni e a volte è una lotta continua su allestimenti di dubbio gusto su cui il FAI deve comunque avere l’ultima parola. A volte non permetto di fare alcune scelte anche se l’evento è privato. Per quanto riguarda invece gli eventi aperti al pubblico, tendenzialmente le idee nascono nel bene per venire successiamente rielaborate e discusse negli uffici di Milano. Il principio è che tutti gli uffici di Milano sono dei “consulenti”.

  1. Il FAI è una realtà molto attiva a livello locale eppure ha una missione di più ampio respiro. Quanto è importante il legame con il territorio e quanto conta invece il coordinamento nazionale nel suo lavoro?

Il FAI ha due anime: chi ci lavora e le delegazioni, legate grossomodo alle province e in totale più di cento. Le delegazioni raccolgono le iscrizioni e organizzano eventi, escursioni, visite. Inoltre cercano volontari sul territorio. Il personale e le delegazioni sono in continuo contatto. Il FAI è una realtà profondamente radicata e ramificata sul territorio, anche dove non ci sono beni. Il rapporto con le delegazioni, quindi con chi vive quotidianamente il territorio, è sostanziale. Negli ultimi anni questo rapporto si è intensificato ed è veramente diventato importante. Per noi del FAI territorio vuol dire delegazioni. Noi facciamo fare diversi lavori ai volontari delle delegazioni, cose che altrimenti non riusciremmo a realizzare. Per esempio in Villa Balbianello proprio oggi è arrivato un volontario che si occuperà della catalogazione dei libri di Monzino, ultimo proprietario della villa.

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Villa Balbianello, fotografia di Giorgio Majno, 2009. Courtesy FAI.

 

  1. Quali sono i progetti per i beni non ancora aperti al pubblico?

La Velarca è in restauro. Per ora, solo una parte dei fondi necessari al restauro è stata reperita. Invece la Torre al momento è aperta solo per le Giornate FAI. Dall’anno prossimo cercheremo di aprirla anche per gruppi di iscritti o Amico FAI, una formula che per ragioni assicurative permette anche ai non iscritti di accedere al bene, come avviene già a Villa Fogazzaro. Esiste un progetto dedicato ai giovani poiché per norma testamentaria il bene deve essere dedicato a loro. Infatti diventerà un campus giovanile. Il progetto è però sospeso in quanto parte dei terreni del FAI potrebbero essere espropriati a seguito della eventuale approvazione e realizzazione della variante alta (variante della “Tremezzina”) all’attuale strada Regina a lago. Per questa ragione in questo momento ci si occupa solo della manutenzione ordinaria.

  1. I due beni aperti al pubblico sono molto diversi e attirano tipologie di pubblico differenti. L’intenzione è quella di valorizzarne le differenze o di uniformarne gestione e organizzazione secondo gli stessi parametri?

Sono due strutture diverse e rimarranno tali. Quest’anno i visitatori di Villa Fogazzaro saranno circa 7000, mentre quando sarà regolarmente aperta al pubblico potranno arrivare 20-25mila visitatori l’anno. Balbianello invece secondo le previsioni quest’anno avrà 100mila visitatori. Su Fogazzaro stiamo lavorando in due modi: il primo è cercare di legarla a Lugano e alla Svizzera. Il secondo modo, che è un mio compito, è cercare di inserire la Valsolda e Villa Fogazzaro nell’ambito turistico del lago di Como, operazione non facile. In particolare attirando un pubblico straniero. Questa la differenza fra Balbianello e Fogazzaro: a Balbianello gli italiani sono solamente il 15%, mentre Fogazzaro ha quasi solamente visitatori italiani. La Villa Fogazzaro non è ancora aperta al pubblico ufficialmente e stiamo facendo alcuni lavori, che saranno portati a termine fra tre/cinque anni, tra cui la sostituzione della caldaia a gasolio con la pompa a calore, la realizzazione dei bagni pubblici e dell’impianto anti-incendio.

  1. Villa Fogazzaro è a due passi dalla Svizzera. Attraverso quali modalità il FAI collabora con la Svizzera?

Crediamo molto nella nuova rete ferroviaria che collega Lugano a Zurigo in due ore (per ora aperta solo al traffico merci, a novembre 2016 aprirà anche al pubblico). In questo momento abbiamo un ottimo rapporto con la navigazione che sta investendo anche sui rami italiani del Lago di Lugano. Negli ultimi 5 anni il lago di Lugano ha perso molto turismo (10-12% in meno ogni anno). Inoltre esiste FAI Swiss, delegazione svizzera del FAI che è in realtà società a sé stante e che è coordinata dall’Ufficio FAI International.

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Villa Fogazzaro Roi, fotografia di Alessio Mesiano, 2009. Courtesy FAI.

  1. Quali sono le problematiche quotidiane legate alla gestione delle due ville?

Come già accennato, ciò che occupa la maggior parte del mio tempo sono sicuramente i rapporti con gli uffici di Milano e la gestione del personale. A cui si aggiunge il rapporto con clienti e fornitori.

  1. Con quali enti locali collabora il FAI e quali tipi di collaborazioni nascono?

Collaboriamo con moltissime realtà. Esistono diversi tipi di accordi: culturali, commerciali, turistici, per eventi. Certamente lavoriamo insieme a tutte le altre ville del lago, ad esempio Villa Carlotta, con la quale non solo abbiamo stipulato un accordo che prevede uno sconto sul biglietto d’ingresso ai tesserati FAI, ma anche una collaborazione su progetti finanziati dalla Regione Lombardia e fondazioni bancarie. Altri accordi di tipo culturale sono con le scuole, il Comune di Tremezzina, la Comunità Montana, l’Amministrazione Provinciale e la Regione. Gli accordi ti tipo commerciale interessano soprattutto gli alberghi. Quelli di tipo turistico riguardano, come già accennato, ad esempio la Navigazione. Infine, alcuni sponsor locali collaborano con il FAI in occasione di eventi aperti al pubblico.

 

Francesca Furini

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