BOCS: l’arte contemporanea in un quartiere popolare di Catania

Catania è una città nota per i siti archeologici, i monumenti tardo barocchi, l’Etna e il cibo. L’offerta culturale sembra non contemplare, se non in minima parte, l’arte contemporanea; manca infatti un museo d’arte moderna e contemporanea, pertanto la maggior parte delle iniziative in questo senso derivano da fondazioni private (Brodbeck e Puglisi Cosentino) e da associazioni culturali. Una di queste è l’associazione culturale beBOCS.

Fondato da Claudio Cocuzza e Giuseppe Lana, rispettivamente art director e artista, BOCS (Box Of Contemporary Space) è il primo artist run space della città, nel quartiere di San Cristoforo, che ha come scopo quello di “creare sul territorio un punto di riferimento, uno spazio per l’arte che coinvolga tutti, addetti ai lavori e non. La finalità è quella di contribuire alla crescita artistica e culturale del luogo che viviamo”.

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Il BOCS durante la personale di Filippo La Vaccara nel 2010, courtesy of BOCS.

“BOCS – racconta Claudio Cocuzza – nasce come contenitore crudo e versatile aperto alle sperimentazioni degli artisti a 360° e dalla voglia di dare spazio agli artisti  non facendoci trascinare dalle logiche di mercato”. Una dichiarazione d’intenti decisamente entusiasmante ma non esente da difficoltà e ostacoli. Uno degli aspetti più interessanti è sicuramente il rapporto che questo spazio ha instaurato con il quartiere infatti “La sfida maggiore è stata quella di farci accettare principalmente come persone che si occupano di una cosa strana, l’arte! Con qualche difficoltà siamo riusciti ad integrarci con i vicini di casa, creando un rapporto di fiducia e stima. Invece di chiuderci nel nostro settore abbiamo fornito loro la chiave di lettura rispetto a quello che abbiamo realizzato negli anni. È stato bello coinvolgere Kevin – continua Claudio – un ragazzino che ci ha aiutati come “assistente” durante le installazioni degli artisti: ci raccontava chi passava dal BOCS mentre eravamo chiusi invitandoli a iscriversi alla newsletter”. Ma qualche scontro è stato inevitabile sebbene talvolta con qualche elemento di comicità “chi abita sopra lo spazio, in seguito ad un’installazione dell’artista svizzera Veronica Tanzi, che aveva installato un elemento di biancheria intima nera, cucita a mo’ di bandiera, è stato deriso al bar dagli amici che gli chiedevano se fossero di sua moglie. È stata dura convincerlo a tenere l’installazione esterna. In altre occasioni, invece, la convivenza è stata più difficile e le implicazioni più gravi, per esempio abbiamo avuto dei vicini coinvolti in attività di spaccio che per fortuna non abitano più in via Grimaldi (sede dello spazio)”.

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Installazione di Veronica Tanzi nel 2010, courtesy of BOCS.

Essere radicati nel territorio non significa, per BOCS, non guardare all’estero, due volti di una stessa medaglia: Give Way To Give a Way e BOCS Ltd sono due progetti che hanno alla base proprio questo connubio. “I progetti in questione solo la somma della nostra visione di collaborazione con realtà simili alla nostra che si collocano nel territorio europeo. Al centro di tutto c’è lo scambio, sia di luogo che di idee e la possibilità, per gli artisti, di conoscere altre realtà e interagire con loro. Give Way To Give A Way è stata una grande esperienza perché ci ha permesso di coinvolgere i nostri artisti, con cui abbiamo collaborato per anni, ponendoli in una posizione di talent scout e chiedendo loro di scegliere e rappresentare un giovane artista. In BOCS Ltd ci siamo misurati con uno scambio che ha visto coinvolte le gallerie Five Years di Londra e Schau Fenster di Berlino, con degli artisti maturi, ed uno spazio diverso dal nostro, uno spazio istituzionale messo a disposizione dal Comune di Catania nella cornice del cartellone iART. Ognuno di questi progetti ci permette di aprire una porta nei confronti di queste nuove realtà e da quella porta far passare gli artisti del territorio, creando quindi un ponte con un’altra nazione, un’altra realtà con cui misurarsi”.

L’articolato progetto artistico di BOCS si sostiene principalmente con il fundraising e con l’autofinanziamento potremmo dire creativo: ad esempio Cena Contemporanea è stata una felice intuizione in cui si affrontavano tematiche della ricerca artistica accompagnate da sollecitazioni enogastronomiche. Insieme a questi esperimenti i promotori stanno pensando di “iniziare ad utilizzare le piattaforme di crowdfunding allargare il pubblico di supporter”. Ma qual è il rapporto di BOCS con le fiere e il mercato dell’arte? “In due occasioni ci siamo misurati con delle fiere d’arte: per Artissima Lido, nel 2011,siamo stati chiamati a realizzare un progetto espositivo in spazi esterni al Lingotto e durante la scorsa edizione di ArtVerona, nel 2015, all’interno del premio i6. In tutte e due le occasioni però non eravamo li per vendere ma per presentare i nostri artisti. Il nostro scopo è contribuire alla ricerca degli artisti attraverso la realizzazione dei loro progetti e per fare “cassa” due anni fa è nato il progetto conTEMPORANEO – low cost art gallery il quale vede la creazione di una galleria temporanea e presto anche di un e-commerce”.

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Giuseppe Lana, Mariangela Prestifilippo e Mauro Cutuli durante Cena Contemporanea, courtesy of BOCS.

Nel futuro di BOCS, spiega Cocuzza, c’è sicuramente la voglia di incrementare ed espandere il network delle collaborazioni in territorio europeo, grazie anche alla presenza di Giuseppe Lana a Londra. Infine un’anticipazione per il prossimo anno “stiamo pensando di realizzare dei nuovi progetti in cui, per la prima volta, metteremo al centro i curatori che a loro volta selezioneranno gli artisti e dovranno occuparsi con loro della produzione”.

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