Pizzo Sella Art Village: street art tra l’abusivismo edilizio

“Pizzo Sella Art Village, una delle mete più apprezzate della  Sicilia per la sua natura selvaggia in compagnia di 20.000 metri cubi di abusivismo edilizio: monti, colline e 170 ville abusive che con i loro incredibili colori attraggono artisti e non solo”.

Questo l’incipit del video ironico promozionale realizzato da Fare Ala, collettivo artistico palermitano  composto da Roberto Romano, Andrea Di Gangi, Luca Nash e Mariangela Di Domenico. Un fotografo, un video maker e uno street artist che nel 2013 effettuano un primo sopralluogo a Pizzo Sella, una zona del Monte Gallo, nel territorio di Palermo, alle porte

Pizzo sella best summer

Frame del video Pizzo Sella Art Village. Courtesy of Fare Ala.

di Mondello, da trent’anni ormai osservato a distanza dal popolo, ma mai visitato. Fare Ala ha rovesciato la realtà di quel territorio montando invece un video che ha promosso Pizzo Sella come meta turistica ricca di confort per tutta la famiglia: jogging, wellness, laboratori artistici per bambini, campi sportivi… Il video è virale ed è attualmente presentato alla mostra in corso Entropie, presso N38E13 a Palermo, un’associazione culturale (e anche struttura ricettiva) che promuove attività sociali, ospita residenze d’artista, laboratori, mostre, incontri ed eventi.

Tre anni fa, Fare Ala ha deciso di vedere da vicino le condizioni di quegli edifici spettrali che sovrastano la riserva.

Che cos’è  Pizzo Sella Art Village?

Dalla conversazione con Roberto Romano capiamo la genesi e l’evoluzione di Pizzo Sella Art Village: si tratta di un complesso di 170 abitazioni abusive, sulla montagna appartenente alla riserva naturalistica di Capo Gallo. Pizzo Sella è la scia del “sacco” edilizio di Palermo inziato già negli anni ’50 con Lima sindaco e Ciancimino assessore ai lavoro pubblici: ancora nel 1978 i poteri mafiosi gestivano la politica sottobanco, perciò l’amministrazione comunale diede irregolarmente le prime concessioni edilizie alla società Sicilcalce intestata a Rosa Greco, sorella di Michele Greco, noto mafioso, in una zona già a vincolo paesaggistico ed idrogeologico autorizzando dunque uno scempio ambientale.

Al momento del primo sopralluogo, ai piedi del monte Fare Ala incontra il primo problema: un guardiano vieta l’accesso a chi non abita una delle cinquanta villette non confiscate dallo Stato perciò gli artisti hanno raggiunto il luogo da un sentiero interno alla riserva che porta ad un circuito di palazzine distanti dal nucleo abitato.

Mi è uscita ingenuamente una domande <<Perché il custode? Perché accesso vietato? Io da turista non posso entrare?>> Roberto mi ha spiegato che la chiusura fisica del luogo rispecchia quella mentale degli abitanti, i quali credono di far cadere la vicenda nell’oblio, lontano dai riflettori, nella quiete della natura.

Il risultato è nettamente l’opposto: da subito Fare Ala ha sviluppato una comunicazione virale con fotomontaggi e immagini spot che ritraggono Spongebob o Peppa Pig in prossimità delle case abusive. Il web ha incalzato la loro circolazione tanto da ricevere l’interesse di vari artisti.

spongebob a pizzo

Spongebob a Pizzo Sella. Courtesy of Fare Ala.

Nemo’Os, I mangiatori di Patate, Ema Jons, Collettivo Fx , street artist provenienti da varie parti d’Italia, sono stati i primi a fare stencil e murales, seguiti poi da molti altri artisti che di continuo richiedono di recarsi sul posto ad operare. L’ultimo intervento risale al 30 agosto con la mano di Carlos Atoche, street artist attivo su Roma, che ha disegnato una scimmietta su un muro interno.

A maggio di quest’anno la presenza degli artisti ha iniziato a disturbare gli abitanti: questi, durante un intervento artistico a Pizzo Sella, insieme al guardiano  hanno chiamato la polizia per far allontanare gli artisti. Un senso di minaccia e paura di espropriazione grava su di loro, che considerano quel pezzo di montagna come un condominio privato, incuranti del danno paesaggistico che sta tutt’ora determinando quell’abusivismo.

collettivo fx

Intervento Collettivo Fx. Courtesy of Lorenzo D’Agata

Gli artisti non si sono scoraggiati per l’accusa di danneggiamento, anzi hanno continuato ad espandere la rete di divulgazione e connessione.

Il fine del progetto di Fare Ala è “manipolare il simbolo Pizzo Sella, sfruttando l’arte non come abbellimento delle bruttezze umane, bensì come medium di reclamo, protesta e strumento di comunicazione di massa, diretto, efficace e libero. Street art come denuncia”, come ci ha raccontato Roberto.

L’iniziativa del collettivo infatti ha richiamato l’attenzione della stampa e della tv: risale al 2 luglio il servizio di Chiara Rossotto su Pizzo Sella Art Village, andato in onda su Rai3, così come l’attenzione dedicata da RepubblicaTV  l’11 giugno.

La scia di interesse alla realtà palermitana si è allargata a nuovi attori, così  Pizzo Sella Art Village è stato inserito in “Inseminazione Artistica”, un progetto che ha radunato street artists a Palermo e Catania, ideato da Progeas Family di Firenze, in collaborazione con i Mangiatori di patate. L’intento era creare un evento di raccolta per far convergere il maggior numero di interventi possibili, un atto altamente provocatorio che getta Pizzo Sella in  preda all’arte.

Anche  Crash, ricerca antropologica sui processi di segmentazione socio-spaziali nella città contemporanea, si inserisce all’interno della riflessione di Pizzo Sella Art Village col fine di intervenire sul degrado urbanistico. Crash è nato da un’idea di Lorenzo ed Elettra Bordonaro, in collaborazione con VacuaMœnia e Andrea Di Gangi (Fare Ala).

Roberto precisa che tutti possono contribuire a mette le luci della ribalta su una condizione di degrado urbanistico che colpisce in misura maggiore la regione Sicilia. Non sono loro i proprietari di quel luogo, né Fare Ala vuole monopolizzare Pizzo Sella. Attualmente il collettivo è in trattativa con il Comune di Palermo per la concessione di libero intervento artistico su quel territorio: è aperto il dialogo con l’assessore alla cultura Andrea Cusumano.

Il popolo palermitano, dal canto suo, sembra incuriosito da tutta questa faccenda tant’è che il collettivo organizza delle visite su richiesta.

“Il video Pizzo Sella The Best Summer ever  sta avendo dei buoni risultati in termini di risonanza mediatica. Avete già in cantiere un altro progetto? di che tipo?”, chiedo a Roberto. L’artista mi ha raccontato di una campagna crowfunding mirata alla raccolta di fondi per l’abbattimento di una palazzina tra quelle di Pizzo Sella. Questo collettivo utilizza modalità di ricerca, comunicazione e produzione note a tutti, ma con un fine opposto a quello che ci si aspetta. Generalmente si ricercano fonti economiche per creare non per distruggere, ma in questo caso distruzione coincide con liberazione, avvalendosi del medium artistico piuttosto che di quello politico.

Fare Ala è attivo sul territorio nazionale, da Palermo a Casale Monferrato: produce progetti di carattere polito- sociale per porre l’accento sul degrado urbanistico, sociale e ambientale del nostro tempo. È un collettivo che si auto finanzia e si avvale del crowfunding per sostenere l’intervento di artisti di nota fama, mentre altri street artist operano come atto di volontariato.

Un altro progetto consiste nel montaggio di un video all’interno di un monastero di clausura a Palermo che sarà visibile da fine settembre. L’intervento si inserisce nel programma di riqualificazione promosso dall’associazione Amici del pizzo, presenza attiva sul territorio con cui Fare Ala collabora. Il circuito di realtà culturali a Palermo è ristretto, ma il collettivo è connesso con tutte loro: associazione Push, Studio Brushwood, N38E13, VacuaMoenia, Caravanserai e altre.

Nel gennaio 2016 ha partecipato al bando Eternot del comune di Casale Monferrato ed è stato selezionato per la residenza d’artista di circa dieci giorni. Fare Ala opera molto sul legame col territorio: ha vinto il bando promulgato dal Museo di Arte contemporanea di Alcamo, per cui ha realizzato una video installazione che scaturisce dal dialogo con ex operai impegnati per decenni nell’estrazione e nella lavorazione del travertino, depositari di una ricchissima memoria viva di storie e fatti dell’epoca.

 

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