I musei nell’era di Netflix tra sfide e opportunità

“Quali sono le differenze tra un museo e Netflix?” comincia così Jay Geneske, Head of Communication di A 100 Years, uno dei panel sul marketing museale durante la 24esima Conferenza Generale dell’Icom che quest’anno si è tenuta a Milano.

Una provocazione che sembra farsi sempre più strada in ambito museale se Sree Sreenivasan, chief of digital officier del Met Museum, in una recente intervista ha affermato: “I nostri competitor sono Netflix e Candy Crash, non gli altri musei”. Geneske tuttavia tiene a precisare che musei e nuove piattaforme d’intrattenimento non sono necessariamente uno contro l’altro ma sono due modi differenti di spendere il cosiddetto quality time, sta poi al museo focalizzarsi su cosa rende unica la propria collezione ed organizzarne di conseguenza la narrazione grazie anche ad uso mirato delle nuove tecnologie in modo da attrarre e coinvolgere nuovi pubblici.

Ma come fare a tramutare queste idee in azioni concrete? Javier Jimenez di Lord Cultural Resources pone l’accento sull’importanza del marketing e della comunicazione che “entrano in gioco quando il pubblico viene posto al centro dell’attenzione del museo”. Ed è proprio sul pubblico o meglio sui pubblici che i musei stanno spostando la loro attenzione, consapevoli del fatto che una collezione, per quanto di grande valore, non basta ad attrarre. Chi opera nei musei deve interrogarsi sui bisogni dei visitatori, su quali sono le “promesse” che fa loro e soprattutto cosa fa per mantenerle, in sintesi deve passare “dall’essere aperto al pubblico ad essere un luogo per il pubblico”.museo-social.001Questo tipo di approccio è stato portato avanti dallo Stedelijk Museum di Amsterdam che per attrarre e coinvolgere i giovani visitatori ha scelto di dare vita a Stedelijk X un progetto di influencer campaign. Sono state scelte alcune personalità al di fuori del mondo dell’arte, il direttore creativo di Vice Benelux, un videomaker ecc. che hanno ideato delle piccole mostre con le opere della collezione del museo realizzandole in maniera non convenzionale. Josje van Hagen, fondatrice di un’agenzia di spettacolo, ha messo insieme quadri di Lichtenstein e cosplayer. A detta delle curatrici del progetto, Karin Sommerer e Frederike van Dorst “è stata una scommessa basata sulla fiducia, da un lato verso gli influencer che hanno avuto carta bianca per realizzare i loro eventi, dall’altra dello staff del museo nei confronti di un progetto fuori dagli schemi”. I risultati sono stati decisamente incoraggianti con un incremento di giovani visitatori dell’8%.

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Josje per il progetto X Stedelijk.

Un’ulteriore declinazione di questa prospettiva centrata sul visitatore è l’esperienza del finlandese Lappeenranta Museum che qualche anno fa ha dato vita ad una mostra curata esclusivamente da un gruppetto di visitatori che per ogni oggetto esposto raccontava due storie diverse. Oltre a questo esperimento di co-curatela ne è stato realizzato un altro che permette ai visitatori abituali di essere degli accompagnatori per i nuovi visitatori, non proprio delle guide ma qualcuno con cui scambiare opinioni e punti di vista sulla visita al museo.

Quello dei musei è un mondo che sta cambiando pelle, che vive una fase di traghettamento dei suoi valori fondanti verso orizzonti nuovi, di sperimentazione di linguaggi, strumenti e metodologie. I musei si trovano a dover rispondere a domande inedite e a dar ascolto a bisogni nuovi che vengono da pubblici eterogenei ma sempre più informati ed esigenti. Non per ultimo, i musei stanno prendendo coscienza che nell’era digitale l’offerta culturale e d’intrattenimento di qualità si è allargata come mai prima d’ora.

La Conferenza Generale dell’Icom si configura come un luogo privilegiato per fare il punto sullo stato dell’arte del settore museale. Un programma fittissimo che puntualmente riesce a riunire e a far dialogare in maniera trasversale operatori museali con background culturali e linguistici differenti: dalle istituzioni più grandi come il Met, alle realtà museali universitarie; dagli ecomusei a quelli di storia militare, per dare vita, nelle parole di Hans-Martin Hinz, presidente di Icom, ad “una piattaforma per la condivisione e il dialogo […] per sviluppare quadri concettuali inclusivi, interdisciplinari e innovativi in un ambiente museale dinamico in continua evoluzione”.

Il futuro dei musei è dunque fatto di grandi sfide, non solo quella del digital shift ma anche e soprattutto quella che riguarda l’identità e i valori che ogni museo ha, più saranno condivisi e saldi più assumeranno il ruolo di hub di coesione socio-culturale e territoriale.

Photo credit:

  1. svegliamuseo.com
  2. uwbartender.nl

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