Vastari, la startup che connette collezionisti e musei

Vastari è una piattaforma online creata nel 2012 con la missione di mettere in rete musei, collezionisti e curatori e facilitare la reperibilità delle opere d’arte. Musei e curatori possono divulgare in anteprima i futuri progetti espositivi e consultare un vasto database di opere provenienti da collezioni private, entrando direttamente in contatto col proprietario dell’opera di cui hanno bisogno. Le collezioni vengono infatti indicizzate facilitando la ricerca con un enorme risparmio di tempo ed energie. Il collezionista disposto a prestare pezzi della collezione può generare un catalogo da immettere nel sistema decidendo cosa rendere visibile, rimanendo comunque libero di non rispondere, declinare la proposta in maniera completamente anonima o se interessato creare un contratto di prestito da stipulare offline nel caso in cui venga contattato.
L’interfaccia consente di creare una scheda dell’opera standardizzando il tipo di informazione, più l’opera è documentata e di qualità, più il museo sarà propenso a richiederla.

La società con sede fisica a Londra, istituita giuridicamente in forma di LTD, ha due fonti di acquisizione dei clienti, ci ha raccontato Francesca Polo, co-fondatrice ed Executive Director di Vastari: “Per quanto riguarda i collezionisti le nostre fonti principali sono la Stampa, particolarmente quella online e le fiere d’arte.
Per quanto riguarda la stampa, Vastari è comparso in varie testate internazionali e la pubblicazione di questi articoli ha generato molto traffico sul nostro sito (costantemente monitorato tramite google analytics), e molti dei collezionisti che sono approdati sulla piattaforma incuriositi dagli articoli hanno deciso di iscriversi. Le fiere, in particolare TEFAF a Maastricht e Art Basel sono l’altro pilastro della nostra strategia di acquisizione: normalmente partecipiamo con un intervento i.e. workshop, symposium etc, e/o come espositori, l’ incontro di persona è spesso necessario quando si tratta di collezionisti più old school, e queste due fiere ci garantiscono accesso a collezionisti di altissimo profilo spaziando dall’ antico al moderno.”

La piattaforma in soli 4 anni ha raccolto ampio consenso: 600 collezionisti , 3500 musei provenienti da tutto il mondo e oltre 700.000 opere. Il team è composto da otto membri di cui la metà addetta alla parte commerciale e l’altra metà composta da programmatori, figure dal costo significativo ma decisive per lo sviluppo del software. In più si appoggiano a vari collaboratori sparsi per il mondo per servizi di consulenza o art advisory in aree più difficili, soprattutto la Cina, che aprono le trattative o integrano la mostra sia in fase di scouting che esecutiva.

Quale area geografica è maggiormente interessata alla piattaforma?
“Siamo  riusciti a mantenere un equilibrio concentrando i nostri sforzi di marketing in Europa, poi per i clienti americani il costo di acquisizione tende ad essere molto più basso. I collezionisti americani sono orgogliosi di far vedere le loro collezioni, sono più propensi alla trasparenza e a far sapere il loro nome” ci ha svelato Francesca Polo.

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Courtesy Vastari Group Ltd

Iscriversi per il collezionista ha un costo di 1000 sterline all’anno. Il museo non è propenso a riconoscere la dimensione commerciale, ma si fa carico di tutte le spese di conservazione delle opere. Quando si ha a che fare con i collezionisti la parola chiave è essere flessibili per cui è stato necessario stipulare varie partnership per l’assistenza al trasporto, l’assicurazione, l’installazione delle opere. Gran parte delle entrate proviene proprio dai servizi aggiuntivi di archiviazione digitale, di coordinazione delle varie figure coinvolte e, se necessario, di assistenza alla negoziazione.

Ma cosa spinge un collezionista a voler mettere a disposizione del museo le proprie opere?
Una delle prime ragioni è che la mostra aggiunge valore all’opera del 20-30 % e ne  amplia il curriculum espositivo. Beneficia della pubblicazione dell’opera nel catalogo della mostra e spesso c’è anche un risparmio sui costi di mantenimento. Il museo, infatti, è felice, se ha già un dipartimento di restauro, di metterlo a disposizione, perchè la missione del museo è proprio quella di preservare e condividere.
Il Regno unito, poi, ha un sistema virtuoso di sgravio fiscale per cui lì i prestiti avvengono regolarmente. Un’altra ragione è il piacere di poter condividere e rendere fruibili le opere ad un vasto numero di persone.

Vastari dal 2014 è anche un marketplace di mostre con la finalità di creare collaborazioni tra musei e mostre itineranti, incontrando le esigenze delle istituzioni museali che mirano sempre di più alla dinamicità e all’innovazione. Sono attualmente disponibili oltre 150 progetti e quasi 2000 curatori e direttori di musei sono pronti a collaborare, proporre nuove idee o produrre pacchetti di mostre da esportare in tutto il mondo.

Da Settembre sarà disponibile -in versione beta- Vastari Professionals, un network di esperti del settore, storici dell’arte, curatori indipendenti col fine di favorire la condivisione di esperienze e competenze. C’è molto interesse a livello di ricerca, perciò è nata l’idea di coinvolgere in futuro anche studenti di dottorato.

Emanuela Russo