ARIEL SHLESINGER: UN ARTISTA ISRAELIANO AD ART BASEL

Due fogli che si incontrano e si sfiorano come in un abbraccio, due vele sul mare quasi a descrivere una danza dell’amore. L’installazione Two Good Reasons, rappresentata nella categoria Unlimited dalla Galleria Massimo Minini, ha certamente colpito l’attenzione in questo Art Basel 2016. L’artista è Ariel Shlesinger e l’opera è stata venduta ad un museo cinese.Ariel-Schlesinger-Two-Good-Reasons-2015-Polypropilane-engine-wood-100x132-cm-each-4-915x609

L’artista, nato a Gerusalemme nel 1980, ha raccolto molti consensi ed è stato rappresentato da tre gallerie: Galleria Massimo Minini, Gregor Podnar e Dvir Gallery.

La collaborazione di Shlesinger con la Galleria Massimo Minini è nata nel 2015 con una mostra personale “Hands make mistakes”, e ad Art Basel ha portato opere con un price range tra 3mila e 90mila euro.
Attualmente, oltre che a Berlino, l’artista vive e lavora a Città del Messico. Nel 2015 ha partecipato alla 12esima “Bienal de la Habana” a Cuba con Mountains with a Broken Corner e la Galleria Massimo Minini sta progettando un possibile evento in Messico.

La galleria di Brescia ha esposto due tra le sue opere più celebri che l’artista crea bruciando fogli di giornale del luogo in cui sono realizzate, vendute ciascuna a 25mila euro.

Valenze di note concettuali in The Kid, una ulteriore serie di opere esposte dalla galleria italiana. Nome tratto dal primo lungometraggio di Charlie Chaplin: nel film il protagonista Charlot e il bimbo che deciderà di adottare, tirano sassate contro finestre di abitazioni per poi presentarsi come vetrai ambulanti. Trattasi di finestre berlinesi rotte sovrapposte a fotografie che le rappresentano, ottenendo un effetto straordinariamente reale. Le opere sono state vendute a 7mila euro ciascuna.

Dello stesso artista è stata venduta anche una Broken Urn a 15mila euro ed esposte le Viti con un price range tra 3mila e 7mila euro.

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Rappresentato anche da Gregor Podnar, galleria berlinese con cui collabora da ormai nove anni, con altre due opere bruciate del 2015.

Dvir Gallery, alla sua nona partecipazione, è una delle gallerie israeliane più attive nel mercato dell’arte contemporanea, con sede a Tel Aviv e recentemente anche a Bruxelles.
Unica galleria israeliana ad Art Basel, partecipa a molte altre fiere come Art Basel Miami e Fiac a Parigi.
Le opere proposte coprono un price range tra 5mila e 100mila euro.
Anche in questa galleria ritroviamo esposte alcune tele bruciate di Shlesinger, unico artista di origini israeliane della sua scuderia.

Dvir Gallery espone, inoltre, i lavori di altri otto artisti di respiro internazionale: Miroslaw Balka polacco, Mircea Cantor nato in
Romania, Latifa Echakhch marocchina che vive tra Parigi e Martigny, Simon Fujiwara che si muove tra Giappone, Inghilterra, Spagna e Africa, Douglas Gordon il quale vive e lavora tra New York e Glasgow e Nedko Solakov della Bulgaria. Vivono e lavorano a Berlino: Jennifer Bornstein nata a Seattle, Jonathan Monk nato a Leincester.

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Jonathan Monk, rappresentato nella sezione Unlimited da Dvir Gallery, Blondeau & Cie, Lisson Gallery e Meyer Riegger, la cui produzione artistica si rifà alla Appropriation Art. Con l’installazione Site/Specific/Pallet/Rock del 2013/14 ripropone l’opera Non-Site di Robert Smithson in termini geografico-politici attuali, legando il suo lavoro al Medio Oriente. Otto piedistalli e sette strutture in metallo nelle quali sono custodite rocce appartenenti a differenti territori: Egitto, Israele, Iran, Giordania, Libano, Arabia Saudita, Siria rimasta vuota perché non è stato possibile recuperare le rocce e Palestina della quale rimane il solo piedistallo in quanto non ufficialmente riconosciuta come stato.

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Altra artista israeliana distintasi ad Art Basel è Yael Bartana, rappresentata da Annet Gelink Gallery di Amsterdam, con la quale collabora da quindici anni. In galleria tre sue fotografie con un price range tra 6mila e 7mila euro e l’opera in neon What if Women Ruled the World che è stata venduta in tre versioni, la prima a 25mila euro e le altre due a 35mila euro.

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Giulia Facchini

Image 1: Ariel Schlesinger, Two Good Reasons, 2015, Polypropilane, engine, wood 100×132 cm each, 310×300 cm overall dimentions, courtesy of Galleria Massimo Minini

Image 2a: Ariel Schlesinger, The Kid M7, 2016, Print, wood and glass, 30×28,6 cm, courtesy of Galleria Massimo Minini
Image 2b: Ariel Schlesinger, The Kid M8, 2016, Print, wood and glass, 24,4×24,9 cm, courtesy of Galleria Massimo Minini
Image 2c: Ariel Schlesinger, The Kid M10, 2016, Print, wood and glass, 30,1×27,8 cm, courtesy of Galleria Massimo Minini

Image 3: Ariel Schlesinger, Untitled (Screwed/Unscrewed), 2015, Silver, 30×30 cm framed, courtesy of Galleria Massimo Minini

Image 4: Divr Gallery at Art Basel 2016, Booth P6, courtesy of Dvir Gallery

Image 5: Jonathan Monk, Site/Specific/Pallet/Rock, 2013/14, Powder-coated aluminum, rocks, courtesy of Lisson Gallery

Image 6a: Yael Bartana, Herzl III, 2015, 60,0×40,0, Photography, courtesy of Annet Gelink Gallery
Image 6b: Yael Bartana, Herzl I, 2015, 60,0×40,0, Photography, courtesy of Annet Gelink Gallery
Image 6c: Yael Bartana, Herzl II, 2015, 60,0×40,0, Photography, courtesy of Annet Gelink Gallery

Image 7: Yael Bartana, What if women ruled the world, 2016, Neon, 250,0 × 98,0 cm, courtesy of Annet Gelink Gallery

 

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