Il ruolo dell’arte digitale ad Art Statements 2016

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“La tecnologia è un modo in cui l’arte può comunicare, un nuovo medium che l’artista può utilizzare per esprimersi” dichiara la Carroll/Fletcher Gallery che quest’anno per la prima volta partecipa ad Art Basel in Svizzera, dopo aver già preso parte alle edizioni di Hong Kong e di Miami Beach. La galleria è da sempre grande sostenitrice del ruolo della multimedialità nell’arte contemporanea. A questa nuova edizione, tra le 18 gallerie della sezione Statements, erano sei a presentare progetti di video arte e di installazioni multimediali che in tutti i casi affrontavano tematiche socio-culturali. Sono state 1/3  le gallerie che hanno presentato artisti emergenti e che hanno lavorato tramite tecniche mediatiche innovative. Ma quanto è difficile vendere l’arte digitale? Quali sono state le opinioni dei galleristi della sezione Statements 2016?

Le risposte sono state discordanti. La Carroll/Fletcher Gallery e la Johan Berggen Gallery hanno sottolineato la difficoltà nel vendere video arte, in quanto il pubblico deve ancora ‘essere educato’ a questo nuovo espediente artistico. Di opinione opposta sono la galleria Supportico Lopez – che quest’anno ha presentato una video-installazione intitolata Insulated by the Boundary dell’artista canadese Steve Bishop – e la galleria berlinese Société, che ha esposto il video-mantra Mirrorscape dell’artista di origini cinesi Timur Si-Qin.  Quest’ultima galleria, che ha esposto un progetto esclusivamente multimediale, ha evidenziato il carattere economico della nuova arte contemporanea: “La video arte non è diversa dal dipinto. L’uso della tecnologia è inevitabile, poiché il mercato dell’arte si deve adeguare ai trend”. I prezzi per le installazioni multimediali offerte dalle gallerie andavano da 1.000 a 100.000 euro con una fascia di prezzo abbastanza elevata considerando che si tratta di artisti emergenti.

Sono proprio due gallerie che affrontano tematiche multimediali ad aver vinto il Baloise Art Prize di questa edizione: la Foxy Production Gallery, che ha partecipato per la prima volta alla fiera di Art Basel, presentando un film di Sara Cwynar, basato sul significato della fotografia al giorno d’oggi in un contesto di critica sociale; la seconda ad aggiudicarsi il premio è la Arratia Beer Gallery, con il film This Is Offal dell’artista Mary Reid Kelley.

In generale le reazioni del pubblico di fronte a questa nuova forma d’arte sono state positive: i visitatori, tra cui gli stessi collezionisti, hanno dimostrato un reale interesse dei progetti monografici che hanno sperimentato questi nuovi media. In alcuni casi le gallerie finanziano al 100% i progetti, assumendosi totalmente i rischi sui risultati di vendita, con l’intento di far emergere l’artista che espongono: è il caso della Johan Berggen Gallery, dove quest’ultima ha esibito la video installazione Turtle dell’artista del Sud Dakota Jasper Spicero.

Alle gallerie inoltre è stato chiesto quanto fosse rilevante far parte di una fiera come Art Basel e la risposta comune è legata ad una questione di prestigio: qui i galleristi vengono in contatto con importanti curatori e collezionisti, con cui è possibile creare un ‘network’ di conoscenze, fondamentale per lo sviluppo del mercato dell’arte. “La differenza sostanziale tra la fiera di Art Basel e le fiere italiane – afferma la Galleria Carroll/Fletcher – è soprattutto nella dimensione, anche intesa come quantità e varietà di pubblico che si riesce ad attrarre”.

 

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