ART BASEL: INDIA, COREA DEL SUD, SINGAPORE UNO SGUARDO ALL’ORIENTE

Si è chiusa ieri Art Basel, la più importante fiera del contemporaneo che si svolge ogni anno a metà giugno nella città di Basilea.
Se da un lato, tra i suoi corridoi affollati, si trovano le grandi gallerie Europee e Americane il cui mercato, seppur con una lieve flessione, si mantiene su livelli costanti, dall’altro continua a svilupparsi seguendo il trend degli scorsi anni la proposta di gallerie provenienti da paesi emergenti.
Tra questi paesi uno sguardo più approfondito lo abbiamo dedicato all’Asia e in particolare a India, Sud Corea e Singapore. Tali realtà sono ormai affermate nel mondo dell’arte contemporanea, sia tra i collezionisti interni sia, in minor parte, tra quelli occidentali.

 

Chemould Prescott Road

Chemould Prescott Road stand at Art Basel, courtesy of the Gallery

 

La manifestazione ha visto quest’anno, come gli anni precedenti, partecipare due gallerie Indiane, la Chemould Prescott Road e la GallerySKE.
Anche se con vendite diverse entrambe le gallerie si ritengono soddisfatte dell’andamento della settimana che risulta essere una vetrina per il mercato occidentale.

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Indian Art Buyers, courtesy The Arts Trust

La galleria Chemould vede negli acquirenti cinesi e australiani i maggiori collezionisti fuori del paese di origine avendo intrapreso dal 2009 un percorso di rinascita che, seppur lento, non cede alle flessioni del mercato interno. Tali flessioni sono dovute principalmente a fattori economico finanziari di crisi che non hanno risparmiato i paesi orientali; inoltre ha inciso in modo rilevante l’insicurezza e la scarsa educazione al contemporaneo nella popolazione indiana.

 

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Indian Art Market, courtesy The Arts Trust

 

Le opere presentate dalla galleria, vendute ad un average price di 30.000 dollari, avevano un price range tra i 12.000 e i 200.000 dollari; una gran parte di esse sono state acquistate da collezionisti stranieri, mantenendo come top lot gli stessi artisti della passata stagione. Seppur con vendite minori anche SKE ha concluso soddisfacenti vendite con i prezzi che si aggiravano intorno ai 70.000 euro.

 

Passando da Mumbai e Nuova Delhi, in Corea del Sud troviamo due gallerie con sede a Seoul: la PKM e la Kukje/Tina Kim.

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Kukje/Tina Kim, courtesy Art Basel 

Se Kukje, storica realtà della capitale coreana dal 1982, si è presentata alla fiera affiancata ad una galleria di New York offrendo così nella propria scuderia un più ampio range di artisti internazionali, la PKM ha presentato un’ampia scelta di artisti asiatici giovani e già affermati affiancati da artisti internazionali. È proprio il mercato della PKM,  attiva solo dal 2001, ad essere particolarmente interessante poiché trova tra i suoi collezionisti anche giovani coreani con età inferiori ai trent’anni e collezionisti europei provenienti principalmente da Inghilterra e Belgio e, più recentemente, anche dagli Stati Uniti. Sebbene l’ingresso della Corea del Sud nel mercato dell’arte internazionale sia datato 1984, il mercato della PKM ha avuto un incremento dal 2012, come ci racconta il gallerista Lee Jung, anche grazie alle frequenti esposizioni dei propri artisti a Seoul e in altre gallerie estere, come successo per gli artisti presentati in fiera. Il price range delle opere vendute è tra i 5.000 e i 700.000 dollari.

 

Carsten Höller, Slide House Project, 2015 Courtesy STPI: Artist

Carsten Höller, Slide House Project, 2015, courtesy STPI/Artist

 

Nella sezione Edition si trova invece l’unica galleria di Singapore, la STPI. La galleria ha partecipato per diversi anni alla fiera di Basilea e anche quest’anno si è presentata con stampe e papers di diversi artisti internazionali. Tra gli artisti presentati troviamo Sam Durant (USA), Carsten Höller (Belgium), Ryan Gander (UK), Rirkrit Tiravanija (Thailand) e Haegue Yang (South Korea) con un price range tra i 9.000 e gli 80.000 dollari.

 

 

 

 
Art Basel si conferma così un’ambita piazza per le gallerie asiatiche che operano anche sul mercato internazionale. L’esperienza di queste gallerie ci conferma però che l’attenzione del mercato asiatico, fatta eccezione per le grandi nazioni già attive da anni come Cina e Giappone, è rivolta ancora principalmente al contemporaneo interpretato dagli artisti dei paesi emergenti come India e Sud Corea che, proprio in questi anni, stanno vivendo un vigoroso sviluppo.

Filippo Mohwinckel

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