I disegni di Massinissa Selmani ad Art Basel

Nell’immenso panorama visivo che ogni anno Art Basel offre ai suoi visitatori (si è appena conclusa la 47esima edizione) la sezione Statements, ancor più che nelle altre edizioni, è riuscita a dare una visione d’insieme delle strade che l’arte contemporanea potrebbe intraprendere nel breve futuro. Una delle novità della sezione è stata la partecipazione per la prima volta di una galleria tunisina, la Selma Feriani Art Gallery che ha portato un solo project dell’artista algerino Massinissa Selmani (1980).

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Vista complessiva dello stand. Courtesy of Selma Feriani Art Gallery

I lavori di Selmani esposti a Statements mischiano il comico al tragico e in cui svela l’assurdità della vita quotidiana operando una decontestualizzazione di immagini tratte dai libri, film. Una delle due serie esposte, Shapeshifters, grazie all’uso della carta da lucido riesce a giustapporre immagini differenti tratte dai giornali in modo da creare un effetto straniante, lavorando quindi sulla stratificazione dei significati. Molto interessante l’installazione “Sally” che al disegno univa un proiettore di 80 diapositive disegnate che ricreavano una famosa scena del film Blow Out di Brian de Palma, sovrapponendosi ad un disegno fissato alla parete, anche qui dunque ritorna la lettura su più livelli, sia visivi che di senso. Le due serie di disegni hanno avuto un’ottima accoglienza infatti sono state entrambe vendute a dei collezionisti privati, asiatici e svizzeri, per la cifra di 15 mila sterline l’una (dati Art Market Monitor).

Selmani è un artista che ha già avuto importanti riconoscimenti internazionali come la menzione speciale alla Biennale di Venezia del 2015 e le cui opere sono esposte al Centre Pompidou e al MAC di Lione, solo per citarne alcune. La particolarità del lavoro di Selmani è innanzitutto la scelta del medium, la carta, che per l’artista rappresenta il mezzo d’espressione più immediato, per altro Selma Feriani lo scorso marzo ad Art Basel a Hong Kong ha esposto i lavori di un altro artista che lavora con il disegno, Nidhal Chamekh. Una sorta di dialogo a distanza fra gli artisti che mette in evidenza il filo conduttore della ricerca espressiva sulla quale la galleria investe.

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Metamorphe n. VIII, Massinissa Selmani, 2016, grafite su carta da lucido e perspex. Courtesy of Selma Feriani Art Gallery

Nella situazione di instabilità politica che ha caratterizzato buona parte del Nord Africa la partecipazione ad una grande fiera come quella di Basilea di una galleria tunisina risulta, se non sorprendente, degna di attenzione. In una breve chiacchierata, il managing director della galleria Javier Robledo ha sottolineato che nonostante le incertezze politiche e i problemi legati al terrorismo, la zona di Sidi Bou Said, dove ha sede la galleria, è tra le più sicure. Benché ci sia stata una flessione nel numero di turisti, dovuta anche all’attentato al Bardo, i collezionisti continuano a interessarsi ai loro artisti. E alla domanda su quali sono le differenze tra Art Basel a Basilea e quella ad Hong Kong ha risposto che la sensazione è che a Basilea vi sia un approccio più “culturale”.

Potential Memory No.I by Massinissa Selmani

Potential Memory n. I, Massinissa Selmani, 2016, grafite, matita colorata, stampa e carta da lucido. Courtesy of Selma Feriani Art Gallery

La galleria di Selma Feriani opera in un contesto che non si distingue  per essere congeniale allo sviluppo dell’arte contemporanea è pertanto venuto spontaneo chiedere quanto la cosiddetta Primavera Araba, ormai di qualche anno fa, abbia inciso sulla vita artistica di questa regione. Robledo afferma che la scena culturale contemporanea tunisina e non solo è in grande effervescenza con la nascita di nuovi spazi espositivi e soprattutto grazie all’ampia diffusione della street art. Possiamo infatti concludere che benché i rivolgimenti della primavera araba abbiano avuto, nella maggior parte dei casi, un esito politico a volte opposto agli intenti originari, il rinnovato fermento culturale che pian piano si sta facendo strada in Tunisia e nel Nord Africa sembra essere uno dei pochi lasciti positivi di quegli avvenimenti.

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