Le gallerie sudafricane a Basel 2016

Un mercato piccolo ma in forte crescita, che sta avendo grandi soddisfazioni, ma ha davanti a sé una strada difficile da percorrere. Questa l’idea del mercato dell’arte africana che emerge dalle affermazioni dei galleristi sudafricani presenti a Basilea per Art Basel, la principale fiera di arte contemporanea, giunta alla sua quarantasettesima edizione e terminata domenica 19 giugno dopo una intensa settimana di attività.

Due le gallerie sudafricane che hanno partecipato a questa edizione (e che, assieme alla galleria tunisina Selma Feriani, sono state le sole rappresentanti del continente africano), che si sono dichiarate entusiaste della esperienza svolta, in una vetrina internazionale che è da sempre luogo di incontro con nuovi collezionisti.

«Emergere è davvero difficile, ma è fantastico vedere il riconoscimento dei nostri risultati.» spiega David Brodie, della Galleria Stevenson (Città del Capo). «È molto bello quando i visitatori arrivano al nostro spazio espositivo e conoscono già i nostri artisti. Lavori di Meschac Gaba sono esposti alla TATE Modern, così come per Nicholas Hlobo, presente anche nella Pinault Collection

La Galleria Stevenson viene da un passato prestigioso (la sua partecipazione alla sezione Statements nel 2013 è infatti culminata nella vittoria del Baloise Art Prize da parte di un artista della sua scuderia, Kemang Wa Lehulere) ed è presente per la prima volta nella sezione Gallerie.

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«È il riconoscimento dei nostri progressi e una grande soddisfazione.» afferma sempre Brodie. Il 6 aprile di quest’anno lo stesso Kemang Wa Lehulere è stato insignito del riconoscimento “Artista dell’anno” da Deutsche Bank. A Basilea, una sua scultura esposta è stata venduta già nel primo giorno della fiera a una fondazione sudafricana. Molti i lotti che sono stati comprati nelle prime 24 ore: si tratta di oltre l’80% delle opere in mostrate nello spazio espositivo di Art Basel, il cui price range oscilla tra i 6000 e i 50000 euro.

Gli acquirenti provengono da tutto il mondo: una foto di Zanele Muholi è stata venduta ad un museo americano, mentre un’opera di Meleko Mokgosi è andata ad una collezione privata londinese.

Una espansione che Brodie definisce significativa: «Il mercato dell’arte in Sud Africa è molto differente, i collezionisti sono pochi e in genere acquistano solo su commissione.»

Dello stesso tono le affermazioni di Elizabeth Callinicos, della Galleria Goodman (Johannesburg), l’altra galleria sudafricana presente a Basilea: «L’arte sudafricana sta guadagnando attenzione e consensi, con compratori da tutto il mondo, dal Brasile alla Svizzera. Ma gli acquirenti africani sono pochi, credono poco nell’arte.»

La Galleria Goodman ha festeggiato ad Art Basel il suo cinquantesimo compleanno, con una serie di opere dei suoi principali artisti sul tema delle diseguaglianze sociali. Lo scorso anno è stata la sola africana nella sezione Gallerie, e in questa edizione è presente anche nelle sezioni Unlimited (con l’istallazione “Notes Toward a Model Opera” di William Kentridge) e Parcours (con la performance “The Gift” di Alfredo Jaar).

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«In cinquant’anni di attività è cambiato molto.» spiega la Callinicos «Le nuove tecnologie ci hanno aiutato a portare in posti molto lontani artisti da tutta l’Africa.» Oltre ad un cospicuo numero di sudafricani, infatti, la galleria propone opere di artisti provenienti dallo Zimbabwe (Kudzanai Chiurai), dalla Repubblica dello Zambia (Nolan Oswald Dennis), dal Marocco (Mounir Fatmi) e da altri stati africani.

Le opere esposte avevano un price range da 7000 a oltre 300000 dollari, secondo i dati forniti da artmarketmonitor.com .

Tra i pezzi venduti, due opere di William Kentridge, “Patrice Lumumba” e “Shadow Figure Bronzes”, rispettivamente a 120000 e 320000 dollari, e la “Caterpillar Suit IV” di Walter Oltmann, a 25000 euro.

La Galleria Goodman ha in previsione la partecipazione ad altre due fiere, tra cui Frieze: «L’Africa non è ancora pronta per ospitare una fiera d’arte internazionale.» conclude la Callinicos «Ma viceversa gli artisti africani ricevono sempre più di frequente il riconoscimento che meritano da collezionisti europei e americani.»

 

Nicola Valenti

Immagine 1: Spazio espositivo della Galleria Stevenson (dall’alto a sinistra, in senso orario: Serge Alain Nitegeka, Black Mass I e Black Mass II, 2016; Nicholas Hlobo, Inyanga yesibini echitayo, inyanga yesibini ethatayo, 2016; Kemang Wa Lehulere, A, B, C, 2016); courtesy by www.artbasel.com

Immagine 2: Spazio espositivo della Galleria Goodman (Walter Oltmann, Caterpillar Suit IV, 2016); courtesy by www.artbasel.com

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