Il messaggio politico-sociale nelle opere di Unlimited 2016

La 47esima edizione di Art Basel (16-19 Giugno 2016) ha dedicato al tema dell’integrazione sociale e delle difficoltà in contesti di crisi, uno dei dibattiti del programma di approfondimento di Conversation & Salon Talks.
Cultural Institutions respond to migration (16 giugno 2016)- si propone di riflettere sulle problematiche legate ai processi di migrazione. Un tema estremamente attuale considerando il clima di instabilità socio-politica che attraversa l’Europa.

Anche all’interno della proposta artistica di Unlimited -lo spazio di 16.000 m² ibrido fra ambiente museale e fieristico, ideato per l’esposizione di opere di grandi dimensioni- ricorre un messaggio politico forte che lega diverse opere nel progetto di curatela di  Gianni Jezter.

Di grande rilievo in questo senso risulta essere The Culture of Fear: An Invention of Evil (2013). L’installazione di Kader Attia co-presentata dalle gallerie Lehmann Maupin e Galerie Nagel Draxler, mostra esempi di propaganda politica razziale dal 18esimo secolo fino ad oggi. Con la sequenza di libri e riviste affissi su scaffali metallici, l’artista franco-algerino esplora il passato coloniale tramite l’iconografia occidentale: strumento funzionale all’instillazione di paura per “l’altro”. La scelta del progetto viene motivata da Christian Nagel come “un’esigenza programmatica della galleria nel trattare arte di resistenza che non sia orientata solo all’estetica ma che veicoli messaggi etici”. Kader Attia è attualmente presente al Museo di Arte Moderna di Francoforte con la mostra personale Sacrifice and Harmony (fino al 14 agosto 2016).

image (1)

Kader Attia, The Culture of Fear: An Invention of Evil, 2013

Il tema sociale ritorna anche alla Galeria Pedro Cera di Lisbona, presente con l’installazione di Adam Pendleton A VICTIM OF AMERICAN DEMOCRACY (2016), venduta per 300.000$ a un collezionista privato spagnolo dopo aver raccolto i consensi da diverse istituzioni museali. L’artista statunitense-già presentato nel 2011 nella sezione Statements di Art Basel- quest’anno è stato proposto ad Unlimited con una grande installazione murale che deve il suo titolo a una frase di Malcom X sulla definizione di “nigger” all’interno della società americana. Definizione che l’artista ripete ossessivamente con bombolette spray nei cinque pannelli montati sul fondale a coprire il soggetto delle fotografie sottostanti: una sommossa avvenuta durante i regimi africani dell’apartheid, chiaro riferimento alla black history.

image

Adam Pendleton, A VICTIM OF AMERICAN DEMOCRACY, 2016

Riflette sulla società afroamericana anche Kahlil Joseph con m.a.a.d. (2014): un video di 15′ proiettato su uno schermo diviso in due parti rappresentato dalla Galleria Bernier/Eliades di Atene. La collaborazione fra artista e gallerista è nata in occasione della partecipazione ad Unlimited 2016, svela Marina Eliades che racconta la scoperta di Joseph nel 2015 al Moca di Los Angeles alla sua prima mostra personale: Double Conscience.
m.a.a.d. esplora  in modo poetico la vita quotidiana del quartiere afroamericano di Compton, Los Angeles, catturando le sue gioie e difficoltà in un’atmosfera surreale. Emblematica la citazione del poeta Amiri Bakara che chiude l’opera: “We used to know we were stronger than devil”. Prossimo obiettivo  per l’artista,  che nei giorni della fiera ha suscitato l’interesse di istituzioni pubbliche olandesi e francesi, sarà un Solo show previsto per il 2017 nella sede della galleria greca.

Il tema delle barriere sociali e delle difficoltà di integrazione ritorna, infine, nell’opera dell’artista ghaneano attivo in Nigeria El Anatsui, premiato nel 2015 col Leone d’Oro alla Carriera dell’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Gli, il titolo dell’immensa installazione del 2010 costituita da tendaggi realizzati con materiali riciclati in alluminio e rame intrecciati fittamente, significa proprio “muro”,suggerimento implicito alle storie passate e presenti di divisione dei popoli. I muri di El Anatsui, quasi impreziositi dai materiali di recupero, giocano con i concetti di trasparenza ed esclusione, rivelandosi uno dei successi di questa edizione. L’opera, conferma la Galleria Jack Shainman di New York, ha ottenuto moltissimi consensi e sono ora in corso le trattative con un’istituzione americana per l’acquisizione dell’installazione da 3.8 milioni di dollari.

 

Letizia Castiello

Photos: Courtesy Art Basel – © Art Basel

In copertina: El Anatsui, Gli (Wall), 2010. Courtesy Art Basel – © Art Basel

 

 

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...