ART FEATURE AD ART BASEL 2016. PICCOLE “MOSTRE” IN UN GRANDE MERCATO

Nella sezione Feature della 47° edizione di Art Basel, l’immancabile spazio dedicato ai progetti curatoriali di singoli o di gruppi di artisti storicizzati, sono comparse 32 gallerie, 2 in più rispetto la scorsa edizione e più della metà, come sempre, hanno portato in scena un solo artista.

Due le gallerie italiane presenti: la galleria Tornabuoni, con un’esposizione incentrata sul conosciuto artista Scarpitta e la galleria Lia Rumma con un progetto curatoriale incentrato sull’opera “Dormiveglia” dell’affermato artista italiano Spalletti

La maggior parte si sono potute ritenere soddisfatte dell’andamento della fiera, in quanto quasi tutte sono riuscite a vendere, soprattutto a collezionisti privati e inoltre più della metà aveva già partecipato ad Art Basel, a parte la galleria Plan B e la galleria Bergamin & Gomide. Quest’ultima è comunque riuscita a vendere delle opere di Mira Schendel, che vanno dai 60.000 $ agli 80.000 $.

Rimane positivo, inoltre, il giudizio riguardo alla logica organizzativa di questa incredibile sezione, incentrata su progetti curatoriali, che avvicinano la galleria più al concetto di esposizione e di museo e meno a quello di mercato.

E sono proprio la cura e lo studio dell’esposizione a rendere uniche ed interessanti molte delle gallerie portate in scena.

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Vista dell’esposizione della Galleria Mendes Wood Dm ad Art Basel, 2016. Foto di Benjamin Westoby per Artsy.

Interessante, per esempio, è stato il lavoro presentato dalla galleria Mendes Wood Dm, in cui è spiccato il dialogo tra il mezzo espressivo della fotografia e quello della creazione di oggetti in argilla. Attraverso la comparazione di queste due tecniche artistiche differenti, infatti, si è potuto creare un dialogo tra due artiste geograficamente e culturalmente lontane, ma accomunate dalla stessa ricerca in campo artistico: quella della propria interiorità e della rappresentazione di sé.

Ecco che fotografie di Francesca Woodman, che ritraggono se stessa in movimento, mentre cerca di “catturarsi” nella sua immediatezza, vengono fatte interagire con oggetti in argilla e materiale organico appesi al muro di Solange Pessoa, riconosciuti dall’artista come un’estensione del proprio corpo, in quanto anch’essi (come lei) modificabili e in continua trasformazione.

La galleria ha avuto un riscontro positivo sia da parte dei visitatori, che dei collezionisti privati, ma soprattutto da parte dei musei. E’ riuscita infatti a vendere qualche opera a musei svizzeri e italiani ad un prezzo di 50.000 $.

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Vista dell’installazione della Galleria Grimm ad Art Basel, 2016. Foto di Benjamin Westoby per Artsy.

Un’altra esposizione particolare è stata quella della galleria olandese Grimm: una retrospettiva dell’artista olandese Ger Van Elk (Amsterdam, 1941-2014), figura molto importante per lo sviluppo dell’arte concettuale dagli anni ’70 fino ad oggi.

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Conclusion I-New York “Grey”, Ger Van Elk, 2010

 

Nella mostra, infatti, si è realizzato un connubio interessante tra pittura, fotografia e video, i mezzi principali con i quali l’artista ha sempre lavorato,  suscitando nel visitatore sensazioni di assurdità e comicità, ma anche di illusione. Questo obiettivo è stato raggiunto soprattutto attraverso i due video, How Van Elk inflates his left foot with his right one (1969) e Little man behind the door (1999) ed una fotografia The Co-Founder of the Word O.K., i quali generavano il senso del tipico “humor” olandese. Interessante è stata anche la serie di “fotografie dipinte” di paesaggi “The Conclusion series” (tipiche dell’artista), trasformate in opere astratte a causa degli strati di pittura disposti sopra la fotografia. Il colore monocromo della pittura, infatti, nasconde interamente il panorama catturato dalla fotografia, tanto da ricreare un nuovo “paesaggio” vuoto, che implica e rimanda ad un concetto di fine, forse della pittura e della fotografia o magari di inizio, in quanto si ricollega anche ad un’idea di tela vuota.

Anche in questo caso le opere hanno riscosso molto successo e interesse da parte di collezionisti privati e musei e dunque anche qualche vendita. La fascia di prezzo di questi lavori va dai 30.000 ai 95.000 euro.

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Vista della performance della Galleria Luxembourg & Dayan ad Art Basel 2016. Foto di Benjamin Westoby per Artsy.

Molto originale anche l’interazione creata tra pittura, performance e reazione del pubblico all’interno dello stand della galleria Luxembourg & Dayan con lo storico lavoro dell’artista Kounellis (Pireo, 1936), importante esponente dell’arte povera, presentato per la prima volta a Documenta 5 nel 1972. Il progetto “Da inventare sul posto” si compone di un dipinto, che rappresenta le note musicali di un brano di Stravinsky, di un violinista, che suona la stessa musica e di una ballerina che improvvisa una coreografia.

L’obiettivo dell’artista, infatti, era quello di estendere la sua composizione dentro lo spazio del visitatore, creando una particolare interazione tra i mezzi artistici tradizionali e le facoltà del corpo e di reinventare ogni volta la sua opera, mai uguale a se stessa, a causa della reazione sempre diversa da parte pubblico. Al contrario degli altri questo lavoro non è stato messo in vendita, ma solo esibito.

E infine, ad emergere, è il percorso espositivo proposto dalla Galleria Plan B, in cui viene

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Vista dell’esposizione della Galleria Plan B ad Art Basel 2016. Foto di Benjamin Westoby per Artsy.

creata una “conversazione” tra tre differenti artiste rumene (Mihai Olos, Eugenia Pop, Mircea Cantor), di diverse generazioni, attraverso l’esposizione di oggetti appartenenti alla loro stessa tradizione. Costituiti da materiali e tecniche dissimili, unico elemento che li accomuna è la loro forma modulare, metafora del legame tra passato e presente, Modernismo e contemporaneo.

 

Anche se si tratta di artisti poco affermati (in quanto storicizzati solo localmente), la galleria è comunque riuscita a vendere qualche pezzo a musei svizzeri, inglese e tedeschi, notando un certo interesse anche da parte di collezionisti privati.

Il prezzo variava a seconda della serie di oggetti venduta e poteva andare dai 9.000 ai 60.000 $.

 

Chiara Assalve

 

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