Artist Proof: quando l’Arte entra in Comunicazione – Intervista a Matteo Basilè

Graffitista, fotografo, artista, imprenditore. «Ma da ragazzo sognavo di fare l’archeologo» racconta Matteo Basilè, tra i primi a coniugare arte e digitale in Europa, e oggi figura affermata nel panorama artistico dentro e fuori Italia. Lo abbiamo incontrato all’interno dell’Ex Pastificio Cerere, in via degli Ausoni 1 a Roma, suo studio personale, e base operativa di Artist Proof: la nuova realtà imprenditoriale nel mondo delle immagini co-fondata assieme a Simone Ferraro e Susanna Zuin.

Matteo Basilè, qual è il percorso che ti ha portato a diventare artista?

«Appartengo a una famiglia che fa arte da cinque generazioni (famiglia Cascella n.d.a). In un certo senso è sempre stata nel mio DNA. Nei primi anni ’90, durante l’università cominciai a operare come graffitista. Fu in questo momento che avvertii la necessità di firmare il mio lavoro con un nome diverso, che fosse tutto mio, che potesse essere espressione della mia piena identità artistica. I graffiti mi permettevano di prendere le distanze dall’arte prodotta dai miei parenti. Una distanza fisica. Abituato com’ero a vedere in casa scultori toccare la materia, lo spray mi allontanava dalla parete eppure mi dava la possibilità di veicolare un messaggio dalla potenza e dalla velocità di diffusione enorme»

Come sei arrivato all’uso della fotografia digitale?

«Con l’avvento di Internet assieme a un amico programmatore, cominciai a elaborare nuovi sistemi informatici, programmi e a lavorare sui primi cd con contenuti interattivi. Il computer divenne il mio secondo spray: riuscivo a raggiungere pubblico in maniera sempre più rapida e potente. Un fascino quello per il mondo informatico che portai anche in campo artistico. Lavoravo già da un po’ come fotografo e con le prime macchine fotografiche digitali passai al mondo delle immagini virtuali. Il recente passato da graffitista mi portava a stampare immagini molto grandi. Per descriverle coniai il termine di “pittura digitale”»

Quando il tuo lavoro ha attratto gli interessi delle aziende private?

«Nel 1997 lavorai con Fendi all’inaugurazione di un suo negozio. Fu la scoperta di un nuovo mondo e un nuovo modo di lavorare. Come per l’arte e le tecnologie digitali, ancora una volta potevo espandere il mio immaginario e al contempo continuare a esprimere la mia identità artistica. Io credo che l’artista abbia una propria sacralità, una propria responsabilità: raccontare la bellezza ma anche la mostruosità di ciò che lo circonda. Non importa il mezzo di espressione, l’importante è che riesca a far provare emozioni. Anche i linguaggi della pubblicità quindi, possono servire allo scopo. L’artista può esprimere un messaggio che gli viene passato da un’azienda o un’istituzione sua committente, tuttavia non deve mai perdere il proprio stile distintivo. E’ una cosa che ho sempre fatto, e costituisce il mio personale bagaglio di esperienze che ho portato qui ad Artist Proof»

basilè

Matteo Basilè

Parliamo della tuo progetto imprenditoriale. Come nasce e cos’è Artist Proof?

«Artist Proof nasce un anno fa, quando metto a sistema la mie specifiche competenze assieme a quelle dei miei soci, il noto mercante d’arte Simone Ferraro e l’esperta di comunicazione Susanna Zuin. Insieme siamo produttori di storie, e delle tecnologie necessarie per veicolarle. In pratica forniamo i corretti strumenti di comunicazione a tutti coloro che hanno bisogno di far passare la propria identità, prime tra tutte le aziende. Ma gli strumenti di comunicazione che utilizziamo, possiedono un forte contenuto artistico. Ci definiamo “Communication Lab”. Un laboratorio che funziona quasi come una sartoria: a ciascuna identità, una forma di espressione nuova che perfettamente le si addice»

Quali sono i motivi che hanno portato a costruire una realtà quale quella di Artist Proof?

Certamente l’idea di offrire un servizio che mancava. Crediamo che le agenzie pubblicitarie abbiano compiuta una sorta di giro di boa, ostinandosi a comunicare l’identità di un marchio o di un prodotto con modalità ormai appiattite: manca l’anima ai loro messaggi. L’arte può dare nuova vita alla comunicazione. Per citare Achille Bonito Oliva, l’arte è per sua natura “maleducata”: smuove, suscita sempre qualcosa. La sfida è creare un messaggio artistico che rimanga nella memoria, che non si esaurisca dopo i 30 secondi di un normale spot. C’è da dire inoltre che complice anche la crisi, all’interno delle aziende non esistono più grandi budget da assegnare alle campagne di comunicazione. Artist Proof, si configura così come un “paracadute”: un modo diverso e più profondo di comunicare, ma anche più economico.

Quali sono le aziende che vi hanno scelto, e quali i prossimi progetti in futuro?

Al momento prosegue la nostra collaborazione con Tim, dopo i prodotti video trasmessi all’interno dell’aeroporto di Fiumicino e l’app di realtà aumentata, entrambi realizzati l’anno scorso per il lancio di un’offerta della compagnia. Anche Vodafone è un’ulteriore azienda con cui collaboriamo. Come progetto personale invece, lavoriamo alla realizzazione di una piattaforma online che metta in contatto i lavori di diversi studi di architettura. Ma siamo anche affamati di alleanze con le istituzioni. Artist Proof vuole essere in più un vivaio in cui giovani artisti possano imparare a difendere quella sacralità di cui ho già detto. Solo attraverso il loro lavoro, unito all’aiuto di istituzioni, come ad esempio il Teatro di Roma con cui abbiamo già collaborato, possiamo provare a raccontare un’Italia nuova sotto il profilo del lavoro, e più decisamente Europea sotto il profilo della creatività.

Alessandro Romano

 

In copertina: Studio Artist Proof
Tutte le foto per gentile concessione di Matteo Basilè

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