Welcome to Ritmo

Intervista ad Andrea Mangione

Andrea Mangione è un artista catanese, tra i fondatori di Ritmo, spazio che accoglie e coinvolge in un dialogo aperto, libero, creativo, appassionato. Se il suo modo di pensare fosse diffuso, si riscatterebbe Catania e molto di più.

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Andrea Mangione

 

Come e perché è nato Ritmo?

Ritmo è uno spazio culturale indipendente, che nasce a Catania nel Gennaio 2013 da un’idea di Livio Lo Po’, Andrea e Marco Mangione e Fabrizio Cosenza.

Tutto inizia con l’acquisto di uno spazio da parte di Livio, con l’idea di dare una sede fisica a quelle che sono le sue attività di progettista informatico e sistemista. Presto si sviluppa tra di noi una sinergia basata su un libero scambio di considerazioni dedicate ai diversi ambiti dell’arte e della cultura e ai linguaggi che più ci interessano, trovando punti in comune che delineano nel corso del tempo un processo che unifica le nostre riflessioni in un’unica visione, che unifica le nostre assonanze e diversità. L’acquisto dello spazio di via Grotte Bianche genera in noi l’idea, quasi immediata, di far coesistere con lo studio di Livio un luogo che potesse promuovere il lavoro degli autori che più ci incuriosiscono. L’idea si ispira al brillante lavoro svolto a Palermo da Federico Lupo, artista e curatore, per noi importante figura di riferimento culturale, che negli otto anni di attività della sua galleria Zelle ha saputo coinvolgere oltre 300 artisti, nazionali e internazionali, dando la possibilità ad un pubblico sensibile di entrare in contatto con autori interessanti, editori e musicisti, spesso lontani dalle programmazioni delle gallerie presenti sull’isola. In quello stesso anno Baloon, un portale dedicato alla ricerca e alla divulgazione artistica curato da Valentina Barbagallo e Giuseppe Mendolia Calella muove i primi passi sul web e il nostro desiderio di collaborazione ci porta a invitarli nel progetto. Si compone così il gruppo operativo che inaugura il primo anno di attività dello spazio Ritmo.

 

Come scegliete gli artisti?

Scegliamo gli artisti in base a un interesse sincero nei confronti del loro lavoro, che spesso determina anni di osservazione. La collaborazione con un autore pone a volte le basi per lo sviluppo di progetti futuri, si individuano così dei canali di ricerca che tentiamo di perseguire, come ad esempio quelli dell’arte urbana, dell’editoria, delle tematiche di rappresentazione figurativa, dei linguaggi digitali e multimediali. A volte gli artisti arrivano senza che noi li scegliamo, scrivendoci per proporci un progetto che vorrebbero realizzare, e noi lo valutiamo in base al nostro gusto e alle nostre possibilità.

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Fabrizio Cosenza – Marco Guè Mangione – Andrea Mangione – Giuseppe Mendolia Calella, a cura di Valentina Lucia Barbagallo e salvatore Davì

 

Promuovete progetti di diverse tipologie, qual è il legame tra loro?

La nostra programmazione cerca sempre di alternare progetti di varia natura e origine, la parola Ritmo è stata scelta per indicare il desiderio di circolarità tra diversi linguaggi espressivi, presentando il lavoro di artisti che operano in diversi ambiti del contemporaneo. L’elemento che lega tra loro i progetti è il nostro modo di procedere e di lavorare con l’autore, cercando di ascoltare e assecondare le sue necessità, ponendo una certa cura negli allestimenti e nelle relazioni umane che si instaurano durante i giorni di residenza. Ci interessa molto, quando il progetto lo consente, creare delle relazioni tra il lavoro degli autori e le caratteristiche naturali, storiche e antropologiche del nostro territorio. Questi fattori hanno composto nel tempo una cifra stilistica riconoscibile.

 

Vi definite Spazio culturale, una realtà, dunque, che è più di una galleria. Cosa, in particolare, ha Ritmo in più rispetto a una galleria?

 La definizione spazio culturale è stata per noi una difesa per giustificare le nostre iniziali incertezze. Non avevano la minima idea di come gestire e programmare un’attività di divulgazione artistica, definirci una galleria sarebbe stato ambizioso e incoerente, e non volevamo apparire come qualcosa che non eravamo in grado di essere. Inoltre, poco dopo la nascita di Ritmo, ci siamo accorti della fitta rete di spazi culturali indipendenti che stava nascendo in Italia e all’estero, luoghi di divulgazione artistica slegati dalle logiche di mercato, tipiche e necessarie in una galleria, spazi capaci di dar dimora a giovani autori sconosciuti, a linguaggi sotterranei spesso esclusi dai canali ufficiali. Ci siamo così sentiti parte di qualcosa che rispondeva a una determinate esigenza. Cos’ha Ritmo in più rispetto a una galleria? Non saprei, forse ha qualcosa in meno, di diverso vi è sicuramente una libertà progettuale che non prevede il profitto economico come unica formula per riconoscere la validità di un autore.

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Louis Reith – Matthew Craven – Martina Merlini
a cura di Mini Galerie, Amsterdam. Foto di Rita Bruno

 

Con quale forma giuridica vi siete costituiti?

Ritmo è un’Associazione Culturale no-profit registrata all’Agenzia delle Entrate.

 

Come vi sostenete? Quanto è sviluppato il mercato dell’arte emergente nella città di Catania?

 Abbiamo diverse formule di sostentamento: il versamento da parte di ognuno di noi di una quota mensile, donazioni occasionali da parte di privati, la vendita delle opere e dei multipli (serigrafie e stampe a tiratura limitata), la vendita dei libri d’artista, delle pubblicazioni e dei magazine di settore presenti nel nostro bookshop, i ricavati delle vendite di un “tavolo/bar” che improvvisiamo ad ogni vernissage. Tutto il ricavato è reinvestito interamente all’interno del progetto Ritmo. Non avendo il mercato come priorità, ed essendo Ritmo uno spazio no-profit, stiamo tessendo lentamente una rete di contatti, tra collezionisti e giovani appassionati, che hanno il piacere di acquistare le opere degli artisti che presentiamo. Tutto ciò ha un carattere occasionale, quindi non possiamo parlare di un vero e proprio mercato dell’arte, nel nostro caso.

 

Chi sono i vostri clienti e da dove provengono principalmente?

 Ci sono dei collezionisti che seguono il nostro lavoro con attenzione e acquistano ciò che più li convince, a volte sono stranieri, comprano un artista che conoscono e attendono che l’opera arrivi a casa loro tramite spedizione. Ci sono i ragazzi, che non potendo accedere ai costi degli originali soddisfano comunque il loro interesse per l’artista, acquistando serigrafie o stampe autografe. Il nostro pubblico è vario, a volte cambia radicalmente in base al progetto che proponiamo. Oltre al pubblico catanese, vengono anche molti stranieri che entrano in contatto con la nostra realtà durante il loro soggiorno in Sicilia.

 

Qual è la fascia di prezzo delle opere?

 Parlando esclusivamente di originali, attualmente si parte da un minimo di 150 € ad un massimo di 6.000 €

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Sezioni e Polvere –
 Carlo e Fabio Ingrassia

 

Date particolare importanza al rapporto con territorio, alla riappropriazione degli spazi pubblici, operando al di fuori di Ritmo attraverso iniziative di arte urbana e non solo. Qual è la risposta della città? E delle altre istituzioni culturali?

Durante gli interventi negli spazi pubblici gli abitanti della città entrano a contatto con il lavoro degli artisti come semplici osservatori o come occasionali collaboratori, rispondendo sempre con vivace interesse e curiosità. È stimolante osservare come il contesto cittadino reagisce a tali intenti, vedere le relazioni che si sviluppano tra pubblico e opera, nell’arbitrarietà di un incontro spesso casuale.

Lavorando nello spazio pubblico, per ottenere le autorizzazioni necessarie e i patrocini collaboriamo spesso con le principali istituzioni della città di Catania, tra cui il Comune, la Soprintendenza dei Beni Ambientali e Culturali, e l’Accademia di Belle Arti. Nel dialogo con le istituzioni cerchiamo sempre di evitare qualsiasi interferenza alla linea curatoriale che intendiamo perseguire. A volte i percorsi burocratici allungano talmente tanto le fasi necessarie alla realizzazione che preferiamo procedere in maniera autonoma, attraverso interventi in ambienti urbani e non, sprovvisti di qualsiasi permesso ufficiale, ma operando sulle basi di un benestare ottenuto tramite il dialogo con gli abitanti dei luoghi prescelti per l’intervento degli artisti.

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The Third Island – 1° volume della collana OIGO
Curato da Antonio Ottomanelli / Edito da Planar

 

Esiste una sinergia tra le realtà culturali catanesi?

 Crediamo molto nello scambio reciproco e nella sinergia tra varie realtà, soprattutto se l’ambito di appartenenza è la stessa città. Posso affermare con sicurezza che Ritmo è la realtà cittadina che più è attenta a quello che organizzano gli altri, segnaliamo di continuo nei nostri canali i progetti attivi in città, perché crediamo molto nella condivisione delle informazioni e nell’idea di fare rete, soltanto attraverso questa sinergia è possibile strutturare un sistema delicato come quello della cultura in una città come Catania. Negli anni otteniamo sempre più considerazione da parte del circuito culturale catanese, riceviamo sempre con gratitudine la stima che le altre realtà locali ci manifestano, anche se intesa e collaborazione fra le parti non hanno ancora sviluppato, secondo me, una vera e propria sinergia.

 

Siete impegnati nella costruzione di una nuova identità della città, che dal basso coinvolge non solo il pubblico della cultura ma tutti i cittadini. Quali ostacoli state trovando?

 Cerchiamo ogni giorno di far fronte ad ostacoli di natura economica, siamo alla ricerca di uno sponsor che possa conferire una serenità ai nostri intenti, per evitare il disperdersi di entusiasmo e fiducia, elementi fondamentali che rimangono ancora presenti grazie agli artisti che collaborano con noi e che apprezzano il nostro modo di lavorare, e grazie al pubblico che ci segue da tre anni, non solo in Sicilia.

 

Hai fiducia nella città di Catania?

Provo un senso di tenerezza quando rientro in città dopo un periodo lontano dall’isola, vedo chiaramente le tracce di un generale stato confusionale in cui la città è impantanata, mi coglie spesso il dubbio relativo alla possibilità di un futuro riscatto, che forse non avverrà. Eppure, in mezzo al caos generale, la città nasconde molti talenti, persone che io reputo straordinarie. Piccole realtà come quella di Ritmo devono molto al contesto cittadino, all’interesse che la collettività ha dimostrato nei confronti di questo progetto. Ho fiducia nella città che Catania può diventare, dare vita ad un luogo dedicato alle arti, in un contesto acerbo e mal gestito, è un modo per favorire una possibilità di riscatto, per noi e per chi come noi crede nelle capacità generative della cultura.

 

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The Recent History of Sicilian Skateboard Tour  – Claudio Majorana

 

A livello nazionale quanto è ramificata e influente la rete delle realtà come la vostra? Pensi che possa rafforzarsi ulteriormente? Di cosa avrebbe bisogno per farlo?

In Italia esistono diverse realtà associabili alla nostra, ne nascono continuamente, e altrettante smettono di esistere. Sono in atto da parte di alcuni curatori delle mappature che cercano di rilevare la loro presenza nel territorio. Sono nate anche delle fiere unicamente dedicate agli spazi indipendenti, come The Others Art Fair di Torino, questo indica chiaramente come il fenomeno si stia ramificando. Nuove generazioni di curatori e artisti stanno dando vita ad un sistema variegato che risponde a una particolare esigenza, quella di colmare uno spazio rimasto vuoto, nel progressivo distacco tra l’arte contemporanea e il grande pubblico, che torna ad interessarsi agli artisti e al loro lavoro, grazie anche al lavoro di questi piccoli centri di divulgazione artistica. Ritmo crede molto nel concetto di art sharing, ovvero il condividere e scambiarsi progetti ed artisti tra spazi differenti, accomunati da una sintonia progettuale, favorendo così il nascere di un network culturale che permette la divulgazione del lavoro di artisti e curatori in altri territori, offrendo la possibilità di dialogare con un pubblico sempre diverso. Credo che questa sia una cosa che potrebbe rafforzare ulteriormente queste nuove realtà.

 

Cosa avete in cantiere?

Ritmo, dopo aver cambiato più volte la propria formazione, è attualmente gestito da Livio Lo Po’, Andrea e Marco Mangione, Vittoria Avolio e Alberto Cuteri.

Abbiamo da tempo il desiderio di dar vita ad una piattaforma multimediale dove è possibile acquistare online opere, multipli e pubblicazioni di autori da noi selezionati, e siamo attualmente al lavoro su questo progetto che verrà presentato, si spera, nei prossimi mesi. Stiamo progettando una libreria che costruiremo all’interno dello spazio per poter estendere il bookshop. Per Luglio è previsto il lancio del nuovo sito di Ritmo, firmato dal prestigioso EEE Studio curato da Emilio Macchia ed Erica Preli. A settembre ospiteremo gli artisti Sten&Lex, Martina Merlini e Moneyless per un progetto itinerante che comprenderà una serie di interventi murali realizzati nei contesti naturalistici del vulcano Etna. Stiamo lavorando a progetti che prevedono il coinvolgimento di artisti sardi come Enrico Piras, Alessandro Sau, Tellas e Cirez, e altri autori come Daniele Villa e il fotografo svedese Erik Gustafsson. Questo è quanto cercheremo di realizzare nel prossimo anno, ma succederanno molte altre cose, ne sono sicuro.

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Dal mancato finale – Francesco Balsamo

http://welcometoritmo.com/

http://www.andreamangione.it/

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