Superstudio. 50 anni di pensiero radicale

« Quello che pensavamo di fare era di scrivere un manifesto, utilizzando gli strumenti a nostra disposizione, che erano i fragili strumenti del disegno e del linguaggio. Pensavamo che in quegli anni fosse necessaria una specie di lotta e di opposizione a quella che era l’architettura internazionale, a quello che era il mondo delle multinazionali, della globalizzazione e dell’imperialismo; forse anche adesso occorre la lotta contro fenomeni molto analoghi, e contro, per quel che riguarda l’architettura, un tipo di architettura assolutamente cinica e priva di ideologie, che privilegia l’immagine e il corpo all’anima dell’architettura »

Adolfo Natalini

Un movimento situazionista in risposta agli eventi e al mondo degli anni ’60 e ’70. Idee plasmate da personalità profondamente diverse che si stagliano con forza nel complesso scenario mondiale delle neo-avanguardie. Il gruppo Superstudio ha proposto una rifondazione antropologica e filosofica dell’architettura, ripresa e sviluppata anche da maestri contemporanei come Rem Koolhaas.

A cinquant’anni dalla loro unione, il MAXXI, il Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo, gli dedica la retrospettiva SUPERSTUDIO50, curata da Gabriele Mastrigli e visitabile fino al 4 settembre 2016. Un ulteriore momento di approfondimento è stato l’incontro, tenutosi all’auditorium del MAXXI venerdì 13 maggio 2016, in cui gli stessi componenti del gruppo hanno raccontato anche l’esperienza professionale successiva a Superstudio.

© Immagine per gentile concessione di PAC. Cristiano Toraldo di Francia, foto dei membri del Superstudio 1970-1971

© Immagine per gentile concessione di PAC. Cristiano Toraldo di Francia, foto dei membri del Superstudio (1970-1971)

In uno scenario che si preparava alle rivolte studentesche e in una città invasa dal fango, nel 1966 nasceva, nella facoltà di Architettura di Firenze, il gruppo Superstudio.

« La nostra avventura inizia su fronti diversi. Eravamo tutte personalità differenti, con background politico ed intellettuale diverso, che poi si sono rivelate una volta sciolto il gruppo » racconta Cristiano Toraldo di Francia, fondatore, con Adolfo Natalini, di Superstudio. « La nostra forza è stata la nostra differenza. Ognuno di noi aveva degli interessi differenti e specifici che hanno finito, in un certo modo, per integrarsi, in un altro modo, per restare separati » ha dichiarato Gian Piero Frassinelli, che, insieme ai fratelli Roberto ed Alessandro Magris e Alessandro Poli, hanno integrato ed implementato la complessità creativa del gruppo.

In un contesto in cui l’architettura è concepita come strumento di risoluzione di problemi pratici, Superstudio rinnova la sua ricerca architettonica basandosi su un sistema teorico, svelando un punto di vista differente da quello comunemente inteso. Il focus del lavoro critico del gruppo è infatti l’osservazione scrupolosa delle abitudini e dei bisogni dell’uomo, dei luoghi e delle tradizioni, cercando di ritrovare le fondazioni della creatività nel costante tentativo di superamento della divisione delle discipline.

Dalla mostra fondativa “Superarchitettura” del 1967, ideata insieme ad Archizoom, fino alla sezione “Dall’architettura all’uomo” del 1978, Superstudio ha creato un’anti-architettura, ben delineata nella mostra del MAXXI, attraverso materiali eterogenei come fotoinserimenti, collages ed installazioni, figurazioni delle visioni dispotiche del futuro immaginato dal collettivo.

© Imagen cortesía de PAC. Superstudio, Catalogo degli Istogrammi d’Architettura, 1969

© Immagine per gentile concessione di PAC. Superstudio, Catalogo degli Istogrammi d’architettura (1969)

Strutturata intorno ad un muro rosso, eccezione rettilinea all’interno del museo, temporaneamente progettato dagli stessi architetti, dalla mostra emergono le “architetture senza architetti” della serie “Il Monumento Continuo” del 1969, con cui Superstudio profetizza un’architettura tutta egualmente emergente in un unico ambiente continuo, in cui la terra è resa omogenea dalla tecnica, dalla cultura, e da tutti gli altri imperalismi. Dello stesso anno è il catalogo degli “Istogrammi d’architettura”, chiamati anche “Le Tombe degli Architetti”, con riferimento a reticoli trasportabili in luoghi e scale diverse per la costruzione di un panorama sereno e immobile, attraverso elementi neutrali componibili in architetture in cui riconoscersi. Altri temi affrontati nel percorso espositivo sono “Superarchitettura/Superdesign”, “Un viaggio nelle regioni della ragione”, “La serie Misura”, “Architettura didattica”,” Le dodici Città Ideali”, con le descrizioni di città che rappresentano altrettanti processi di tendenza dell’urbanistica e dell’architettura, “Salvataggi di centri storici italiani”, “Gli Atti Fondamentali“ e “La moglie di Lot”.

© Immagine per gentile concessione di PAC. Superstudio, Il Monumento Continuo , Piazza Navona, 1970. Courtesy Pinksummer

© Immagine per gentile concessione di PAC. Superstudio, Il Monumento Continuo, Piazza Navona (1970)

Dopo il 1978, l’attenzione di Superstudio si è focalizzata sulla ricerca antropologica, analizzando gli oggetti d’uso e la cultura materiale. « Da questo lavoro è venuto fuori un interesse per il luoghi, un riconoscimento della loro differenza e della necessità di questa differenza. Quando abbiamo capito che il periodo dello studio e della ricerca stava per finire, e dovevamo diventare architetti, abbiamo pensato molto al modo in cui l’architettura dovesse essere generata dai luoghi » ha raccontato durante l’incontro Adolfo Natalini.

Nell’arco di un ventennio, Superstudio avrebbe dimostrato le potenzialità, ma anche i limiti dell’architettura intensa come strumento critico della società.

© concessione di PAC. Superstudio, Atti Fondamentali, Educazione , Progetto 1, 1971. MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI Secolo, Roma. collezione del MAXXI Architettura

© Immagine per gentile concessione di PAC. Superstudio, Atti Fondamentali, Educazione, Progetto 1 (1971)

Cosa si può ritrovare della ricerca di Superstudio nel lavoro successivo dei suoi architetti?

« Probabilmente nulla, ma è come se gli anni del Superstudio facessero parte del mio patrimonio genetico – spiega Natalini –  Ho lavorato su un’architettura delle diversità, cercando sempre di lavorare sull’esistente, utilizzando gli strumenti che mi venivano consegnati dalle migliaia di anni di storia dell’architettura, cercando di apportare solo una minima porzione di nuovo […] Mentre quella della prima stagione di Superstudio era un’architettura d’avanguardia, quella che ho fatto dopo è stata un’architettura di resistenza ».

A distanza di 50 anni dalla fondazione, oggi Superstudio non esiste più come gruppo, ma il suo ambizioso tentativo di rifondazione teorica, il suo approccio al mestiere e la sua naturale indole ironica in costante rottura con i postulati definiti dalla società, rappresentano ancora oggi un capitolo importante della cultura del XX secolo ed un punto di riferimento per la futura ricerca in campo urbanistico, architettonico e antropologico.

Vanessa Giaconia

Domenico Esposito

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