CRASH TASTE: ARTE E CIBO – UN’ESPLOSIONE MULTISENSORIALE

Venerdì 22 aprile 2016 presso la Galleria di Arte e Architettura SpazioMR di Via del Babuino in Roma, i cinque sensi si sono uniti all’arte contemporanea per dare vita a “CRASH TASTE: ARTE E CIBO – UN’ESPLOSIONE MULTISENSORIALE” , evento realizzato dagli studenti del Master in Enograstronomia della Business School de Il sole 24 Ore, in collaborazione con i colleghi del Master in Economia e Management dell’Arte e dei Beni culturali.

Tutti, con il supporto tecnico e professionale di Alessia Carlino, direttrice artistica della galleria romana e di Fabrizio Savigni, docente responsabile del progetto realizzato, hanno collaborato per dare vita ad una serata all’insegna del piacere artistico ed enogastronomico.

I visitatori sono stati accompagnati in un percorso sviluppato in tre stanze: nella prima, sono state esposte le opere dell’artista veneta Annalù che ha presentato due sculture, pensate e realizzate appositamente per l’evento e che si relaziona con l’elemento naturale – in particolare con l’acqua e gli elementi allo stato liquido – in una visione metaforica che blocca il tempo come in un’istantanea: a queste, sono state  accompagnate creazioni in caramello, che evocano una connessione sinestetica con il materiale plastico dell’opera.Nella seconda stanza, sono state esposte tre opere di Daniele Sigalot, in arte Blue and Joy.La sua abilità si esplica nell’impiego sapiente di tecniche interdisciplinari e materiali innovativi che si traducono nella creazione di installazioni di grande impatto. I lavori mostrati in galleria, realizzati in alluminio e dipinti a spray, sono esemplari della sua poetica artistica sempre improntata su una visione ludica e al tempo stesso concettuale. Le installazioni, dalla grande carica visiva, richiamavanoanche l’elemento uditivo: il rimbombo dell’impatto a terra di un oggetto, suscitata daPaperPlane, viene enfatizzata da una serie di suoni e rumori che evocavano l’interruzione dell’armonia quotidiana collegandosi allo stile verbale, visivo e allusivo dell’artista; nella terza, ed ultima, stanza il visitatore incontra le opere di Micaela Lattanzio, giovane artista romana, che lavora sulla destrutturazione dell’Io avviando un procedimento che porta alla disgregazione graduale di un corpo: non è più possibile una definizione concreta e materiale, l’oggetto è sublimato in pura astrazione. Lo spettatore, giunto alla fine del percorso sensoriale, dunque, si è scontrato con un’esplosione visiva: un turbinio di frammenti che destrutturano l’immagine senza arrivare a distruggerla o negarla. Controparte sensoriale dell’opera è stata una composizione di finger food. I paccheri e la ricotta colorata con pigmenti naturali sono diventati gli ingredienti di un piatto destrutturato che si ricomponeva in immagine.

Tante sono state le personalità che hanno preso parte all’iniziativa, che hanno intrapreso questo percorso multisensoriale e che abbiamo avuto il piacere di intervistare: tra queste, Emanuela Nobile Maino, curatrice e critica d’arte, che alla nostra domanda su cosa fosse per lei  il connubio arte e cibo, ha ribadito che «il legame arte e cibo crea molti e interessanti intrecci e connessioni, ad esempio, non solo tra questi due elementi, ma anche tra questi edil corpo»; corpi che possono usare il cibo e l’ars amandi anche secondo Stefania Calapai, psichiatra dell’Associazione Angelo Azzurro di Roma, secondo la quale « Il connubio arte e cibo è piacere, emozione e sensazioni forti, soprattutto quando usato da due amanti nei loro momenti più intimi e personali…». Abbiamo, poi, chiesto loro anche cosa abbia suscitato loro tale legame in un contesto così particolare e, secondo la Nobile Mino, « in questo contesto, il legame arte e cibo è stato affrontato in modo non scontato, diretto o banale, ma sovrapponendosi ha creato una situazione nuova e originale, non troppo didascalica né troppo narrativa.», mentre la Calapai si è maggiormente soffermata sulla figura degli artisti che « si sono fatti ispirare dal cibo e hanno tramutato le loro emozioni e sensazioni in opere d’arte: molto interessante è stata la riproduzione dei lavori della prima sala con l’accostamento gastronomico del caramello… sembrava una gabbia, ma dolce!».

Entrambe hanno indicato la vista come senso prevalente, ma non hanno disprezzato il gusto deciso dei paccheri dell’azienda PastificioFelicetti, accompagnati dai cocktails offerti da Molinari Sambuca Italia e BirraPeroni che, insieme a Eatitaly, Amarena Fabbri e Chr. Hansen A/S, sponsor tecnici, hanno giocato un ruolo fondamentale nella riuscita concreta dell’evento.

Molto interessante è stata la riflessione che Loredana Tartaglia, giornalista de La Repubblica, ha voluto condividere con noi, sulla differenza tra i due concetti di esperimento ed esperienza: il primo, evidentemente legato alle leggi della fisica e, quindi, tale per cui, ogni esperimento sarà sempre uguale al precedente; la seconda, è inevitabilmente legata all’emozione e al sentimento che di volta in volta, cambieranno la circostanza e le sensazioni ad essa legate, come ad una cena tra amici: pur seguendo la stessa ricetta, non si vivrà mai la stessa situazione emozionale. In Crash Taste, ha trovato tanta esperienza, tanto divertimento e un po’ di titubanza davanti al tavolo dei finger food: «Quanta gente avrà pensato: devo mangiarli o è un’installazione?». Il senso che per lei ha prevalso di più, è stato quello “estetico” sia nei finger food che nelle opere che «hanno un grande impatto visivo».

Tanti sono stati i complimenti ricevuti anche da Silvia Tamagnini, referente territoriale della Fondazione Angelo e Mafalda Molinari, che ha gradito il percorso pensato dai futuri imprenditori delle aziende del food e dai futuri manager dell’arte che, per una sera, hanno dimostrato come questi due mondi, così apparentemente lontani, possano, invece, stare insieme e, insieme, creare un’esplosione multisensioriale.

©Photo courtesy: Ilaria Morganti

Gabriella Mastrangeli

Chiara Iuliucci

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