L’ECOMUSEO CASILINO AD DUAS LAUROS RACCONTATO DAL DOTT. CLAUDIO GNESSI

Sempre più spesso si sente parlare di Ecomuseo (o museo diffuso), un’istituzione il cui scopo è quello di studiare, tutelare e diffondere la memoria collettiva di una comunità delimitata geograficamente. L’ecomuseo, che a differenza di un tradizionale museo non è circondato da mura, si propone come un’opportunità per scoprire e promuovere zone di particolare interesse storico, archeologico, etno-antropologico ecc. Questo è possibile grazie alla creazione di percorsi ben strutturati, di attività didattiche e di ricerca che si avvalgono del coinvolgimento in prima persona della popolazione, della associazioni e delle istituzioni culturali. Gli ecomusei, infatti, nascono per volontà delle comunità locali le quali sentono l’esigenza di ricercare le proprie radici e di ricostruire la propria identità. La prima definizione di “ecomuseo” si deve allo studioso e museologo francese Hugues de Varine nel 1971. Con questo neologismo egli voleva riferirsi ad un museo dedicato al territorio nel suo complesso: “Un qualcosa che rappresenta ciò che un territorio è, e ciò che sono i suoi abitanti, a partire dalla cultura viva delle persone, dal loro ambiente, da ciò che hanno ereditato dal passato, da quello che amano e che desiderano mostrate ai loro ospiti e trasmettere ai loro figli”. Queste istituzioni culturali in Italia sono numerose e spesso molto diversificate. Il Piemonte è stata la prima regione italiana ad essersi dotata di un museo diffuso.
Il 17 gennaio 2016 a Roma, presso la Casa della cultura di Villa De Sanctis, si è tenuta la presentazione del progetto dell’Ecomuseo Casilino Ad Duas Lauros, che dal 2009 vede impegnata un’equipe di esperti del settore: antropologi, archeologi, storici, urbanisti ed esperti del territorio. Abbiamo invitato, il Dott. Claudio Gnessi, Supervisore del progetto e responsabile dell’ambito Arte e Cultura, a parlarcene.

Che cos’è un ecomuseo e quali sono le sue caratteristiche? Cosa lo differenza dalle altre istituzioni?
L’Ecomuseo è un istituto che, se preso come strumento “urbanistico”, rappresenta una serie di regole che mappano un determinato territorio riconoscendone l’unicità. Al contempo, dal punto di vista culturale e sociale, esso consiste nella formalizzazione di un patto tra la comunità e i propri territori, attraverso un lavoro di ricerca. L’ecomuseo può essere considerato come un ecosistema di regole, di testi, di significati, di sensi e di tracce.

Quando è nato questo progetto e perché?
L’idea dell’Ecomuseo Casilino, che ricade nell’area dell’omonimo “Comprensorio Casilino – Ad Duas Lauros” è nata nel 2008-2009, nel momento in cui la zona sembrava essere destinata all’edificazione massiva. Vincenzo Padiglione, docente di antropologia dell’università “La Sapienza”, per contrastare questo fenomeno ha proposto la realizzazione di un ecomuseo volto alla tutela e alla promozione dell’area.
Nel Comprensorio Casilino sono stati individuati almeno sei paesaggi ecomuseali che vanno da Porta Maggiore a Palmiro Togliatti, dalla Prenestina fino alla Tuscolana. Questa è l’area oggetto del nostro studio e intervento. L’area, che si estende dal parco di Centocelle, sulla Casilina (antica Via Labicana), fino a Villa Gordiani, sulla Prenestina è molto importante dal punto di vista paesaggistico in quanto rappresenta una delle ultime tracce dell’agro romano antico. Da questo ampio spazio verde (140 ettari ca.) emergono tantissime presenze archeologiche come i sepolcri di epoca tardo repubblicana, i colombari di epoca imperiale e le ville romane. Oltre a ciò l’area è ricca di tantissima cultura immateriale, costituita dalle memorie storiche, dagli usi, dalle tradizioni, dai saperi. Lo scopo di questo istituto è quello di indicare paesaggi d’interesse comune e di renderli fruibili.

Quando si terrà l’inaugurazione dell’ecomuseo?
L’inaugurazione è prevista per il mese di luglio: saranno difatti consolidati i punti di interesse, i percorsi e le risorse dell’ecomuseo. Verrà presentata anche un’applicazione georeferenziata che consentirà di navigare l’Ecomuseo. L’idea è, in futuro, quella di sviluppare l’app in modo che sia possibile da parte dell’utente di registrare un proprio percorso e quindi di indagare le risorse indicate in un modo inedito rispetto a quello proposto. L’app consentirebbe di segnalare anche delle risorse potenziali le quali verranno sottoposte al comitato scientifico che ne constaterà la validità.

L’app potrebbe quindi essere considerata uno dei punti di forza di questo progetto?
Non è esattamente un punto di forza quanto, più che altro, un punto necessario. Essa non è l’Ecomuseo, ma uno strumento per fruirlo. E’ una navigazione virtuale che consentirebbe la fruizione del territorio in modo assolutamente libero e individuale. L’app è un’ulteriore novità di questo progetto già di per sé innovativo.

E’ stata difficile la realizzazione di questo progetto?
Si, in quanto il lavoro viene svolto a regime di volontariato, non abbiamo infatti una linea di finanziamento attiva. Siamo un’associazione spontanea nata per tutelare questo vastissimo territorio. Il progetto è però risultato fra i vincitori della Campagna di Ascolto “Acea” per Roma e questo ci sta permettendo di coprire i costi della realizzazione di questa prima fase. Il passaggio successivo sarà quello di sensibilizzare l’amministrazione e le istituzioni affinché vengano creati dei centri di interpretazione nei quali il comitato scientifico e i cittadini possano continuare il lavoro di ricerca e di attualizzazione.

Quali sono i progetti futuri?
Sicuramente consolidare i percorsi esistenti e realizzarne di nuovi. E’ prevista, inoltre, la creazione di un percorso naturalistico, uno legato all’alimentazione e uno alle lingue. L’Ecomuseo come istituzione non è stato ancora riconosciuto come tale, per questo stiamo provando ad entrare nella rete nazionale degli ecomusei, da un lato per ottenere un riconoscimento “de facto” dell’esistenza dell’Ecomuseo Casilino, dall’altro per spingere le Istituzioni a riconoscere tale realtà formalmente. Tra i progetti futuri abbiamo l’allargamento della rete e la promozione del progetto all’esterno, quindi a livello nazionale e non solo.

Copyright foto Ecomuseo Casilino

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