DIRITTO DI SEGUITO: QUALI EFFETTI GENERA NEL MERCATO DELL’ARTE?

Mi è sempre dispiaciuto che le opere dei grandi geni, che procurano onore alla nazione e ne arricchiscano il patrimonio, lascino i loro discendenti senza conforti e agi, mente tanti ne traggono grandi profitti

Luigi XVI

Il diritto di seguito è stato istituito per garantire la compartecipazione dell’artista sul prezzo di vendita che viene realizzato da una sua opera nelle vendite successive alla prima, indipendentemente dalla sua partecipazione come parte dello scambio.


La
ratio della norma va ricondotta alla possibilità di trasferire all’artista visivo parte del prezzo che viene realizzato dal proprietario al momento della vendita dell’opera. Si permette così, come sottolineato dalla stessa Direttiva n. 84 del 2001 di “ristabilire l’equilibrio tra la situazione economica degli autori d’opera d’arte figurativa e quella degli altri creatori che traggono profitto dalle successive utilizzazione delle loro opere”.


martellettoL’entrata in vigore del
D.Lgs. 118/2006, attuativo della Dir. 2001/84/CE relativa al diritto d’autore di un’opera d’arte sulle successive rivendite dell’originale, aveva come obiettivo l’applicazione del droit de suite in modo uniforme nell’Unione europea, per contrastare i fenomeni di delocalizzazione delle vendite dovute all’applicazione o meno del diritto stesso, con incidenza sulle condizioni di concorrenza del mercato europeo e incentivi al trasferimento delle transazioni commerciali di opere d’arte soggette al diritto di seguito in paesi europei in cui questo non veniva riconosciuto.

Alla luce di quanto sopra evidenziato è possibile qualificare il diritto di seguito come mezzo per promuovere il “processo creativo” e attraverso di esso la stessa arte contemporanea creando le condizioni perché l’autore di queste opere possa trovare, nella sua attività, il sostegno economico necessario per proseguire in essa. Inoltra sembra perseguire anche un’altra finalità in base alla direttiva comunitaria: vuole essere una misura di regolazione pro-concorrenzionale per assicurare il buon funzionamento del mercato interno (europeo) dell’arte contemporanea.

Non si vuole in questo articolo analizzare specificatamente la disciplina del diritto di seguito, sicuramente nota agli esperti del settore; ciò che qui ci si chiede è se effettivamente tale funzione sia adempiuta dal diritto di seguito o se piuttosto, a parere di chi scrive, l’introduzione di tale diritto abbia incrementato pratiche di mercato poco trasparenti a danno dell’artista e dello stesso sistema dell’arte.

Tale criticità della disciplina giuridica del diritto di seguito è particolarmente evidente rapportando la disciplina IVA applicata al bene-arte con quella del diritto oggetto del presente articolo.

Innanzitutto, le ratio delle discipline non sono solo differenti ma sicuramente distanti: la prima è  tributaria e costituisce la principale di tutte le imposte indirette, la seconda ha un fine prettamente distributivo.

A ciò si aggiunga che nel mercato dell’arte i temi della privacy, trasparenza, informazione e competitività nel mercato sono importanti ed emergono come criticità in relazione alla disciplina del diritto di seguito. Infatti, tale diritto riguarda in particolar modo, tra i diversi operatori del mercato, le gallerie e solo in seconda battuta le case d’asta.

Ed è proprio in relazione alle gallerie che si ha una seria difficoltà di coordinamento tra il pagamento del diritto di seguito, la dichiarazione alla SIAE dell’importo di vendita per l’applicazione della disciplina giuridica in esame e la disciplina IVA.

Vediamone le ragioni tramite un’analisi dei tratti principali delle due normative.

La legge 85/1995 regolamenta l’IVA dei beni d’arte e afferma all’art. 38 che “i soggetti che applicano il regime del margine di cui all’art. 36, nella fattura non possono indicare l’ammontare dell’imposta separatamente dal corrispettivo”; tuttavia il D.Lgs. 118/2006, relativo al diritto di seguito, afferma all’art. 9 che “l’articolo 151 della legge 22 aprile 1941, n. 633, è sostituito dal seguente: “art. 151. 1- il prezzo della vendita, ai fini dell’applicazione delle percentuali di cui all’articolo 150, è calcolato al netto dell’imposta”. Nella ratio di quest’ultima norma è chiara la volontà del legislatore di tutelare la privacy del guadagno della galleria in quanto l’inserimento esplicito dell’ammontare dell’IVA in fattura equivale rendere informato il compratore del guadagno ottenuto dall’impresa. L’indicazione distinta in fattura dell’IVA con il metodo del margine comporterebbe necessariamente la trasmissione al cliente dell’informazione sul profitto lordo dell’impresa con effetti distorsivi sul libero mercato. Tuttavia il margine di guadagno della galleria è facilmente ricostruibile, nel caso di opere soggette all’applicazione del diritto di seguito, tramite un’analisi dei dati riportati sul sito della SIAE, dal momento che il pagamento si basa sul prezzo di vendita.

Anche qualora la galleria comunicasse alla SIAE l’intero prezzo pagato dal cliente, ovvero non al netto dell’imposta, e pagasse invece il corretto importo del diritto di seguito, il calcolo del margine del guadagno sarebbe comunque possibile, anche se più macchinoso.

Milan-Auction

Christie’s Auction

Qualora invece la galleria decidesse di vendere essa stessa tramite una casa d’asta, si avrebbe l’ipotesi di un contratto di commissione assimilabile a quello di un privato, senza assoggettamento dell’operazione ad alcuna IVA.

Un ulteriore complicazione è dovuta all’”uso”, peraltro legittimato da una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 26 febbraio 2015, di imputare il diritto di seguito secondo la mera discrezione dei professionisti del settore dell’arte talvolta alla casa d’asta stessa, piuttosto che al venditore o al compratore, sebbene sulla base di un’interpretazione letterale della norma del diritto dell’Unione europea il debitore del diritto sulle vendite successive alla prima sia il solo venditore. Oggi invece si ha la possibilità di scegliere tra i diversi professionisti contemplati dalla direttiva, pur in presenza di un’obbligazione solidale tra di questi.

A ciò si aggiunga che la normativa italiana prevede una obbligazione condivisa della casa d’asta e della galleria di prestare dichiarazione alla SIAE, se presenti entrambe nello scambio. Qualora la dichiarazione venga resa dalla casa d’asta, non informata del margine netto effettuato dalla galleria, il diritto di seguito verrà pagato sul prezzo di aggiudicazione, e non sul prezzo; ne consegue che per una medesima opera e per la stessa aggiudicazione si possono avere due differenti dichiarazioni con valori diversi a seconda del soggetto che effettua la comunicazione.

Si arriva così ad avere una incongruenza sulla tutela economica degli artisti, dovuta al passaggio o meno dell’opera per il mercato secondario. Inoltre, per le diverse ragioni sopra esposte, si crea una differenza tra i valori teorici e i valori effettivamente versati con una dispersione di valori per cui la relazione tra valore dell’opera e ammontare del diritto ipotizzata diventa una relazione dispersa tra l’importo di vendita e il diritto dovuto.

Tutte queste incoerenze rendono difficoltosa la corretta diffusione dell’informazione in un mercato già caratterizzato da un’ampia complessità.

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Proseguiamo con una breve elencazione di quelle che sono altre problematiche, oltre al coordinamento con la disciplina dell’applicazione dell’IVA, che interessano il diritto di seguito.

Al di là dell’osservazione di come il diritto di seguito comporti un trattamento differente dell’artista rispetto ad altri produttori di beni di consumo – scelta probabilmente riconducibile alle caratteristiche strutturali del mercato dell’arte – la ragione dell’introduzione del diritto di seguito è legata all’enorme disparità che spesso si ha tra il prezzo di vendita praticato sul mercato primario e il prezzo di vendita pagato successivamente sul mercato secondario. E’ evidente come un primo punto critico sia sicuramente la possibilità che un artista non sia presente sul mercato secondario, con una sua conseguente penalizzazione.

Un secondo elemento critico è l’eventuale diminuzione del valore di un’opera nel corso del tempo – cosa non così rara in un mercato come quello dell’arte, spesso incostante e influenzato da fattori esterni non facilmente prevedibili – che comporta la mancata deducibilità fiscale da parte dell’acquirente delle opere d’arte delle perdite da deprezzamento degli investimenti in arte che corrisponde, al contrario, ad una tassabilità dei profitti dovuti all’incremento del valore delle opere tra cui rientra, invece, il compenso per il diritto di seguito. Si ha quindi, in questa specifica fattispecie, un deterrente e non un incentivo per i collezionisti di arte moderna e contemporanea; inoltre l’applicazione del diritto di seguito non considera gli eventuali costi di conservazione delle opere d’arte sostenuti dagli acquirenti.

Infine, le gallerie devono sostenere notevoli investimenti per la promozione degli artisti; l’applicazione del diritto di seguito potrebbe comportare, in una prospettiva di lungo periodo, una riduzione del budget delle gallerie per le spese di promozione degli artisti stessi

Concludiamo con alcuni numeri.

Per comprendere come il diritto di seguito possa incidere sulla salute del mercato dell’arte italiano utilizzeremo quello che viene definito dall’Istituto Bruno Leoni come indice di liberalizzazione del mercato. Tale indice si basa su uno studio delle regole del mercato dell’arte in Italia e sull’ipotesi dell’esistenza di uno stretto legame tra il grado di apertura di un mercato e il suo andamento.

In particolare l’indagine utilizza un benchmarking internazionale che ha portato a scegliere come best practice a livello europeo la Gran Bretagna. La scelta è stata determinata dai seguenti elementi: il grado di apertura del mercato dell’arte, la posizione di preminenza sul mercato globale e soprattutto per le caratteristiche dimensionali e di struttura economico-demografica che la rendono idonea ad un confronto con la situazione italiana.

Secondo il TEFAF Art Market Report 2016, infatti, la Gran Bretagna ha una quota di mercato pari al 21% contro l’1% italiano, nonostante la crescita dello 0,2%. Rispetto al valore del mercato italiano pari a 637 milioni di dollari, 45 milioni sono generati da transazioni riguardanti il settore dell’arte moderna e ben 67 milioni di arte contemporanea (con un calo del 14,1% rispetto al 2014).

Detto ciò, ritorniamo sul diritto di seguito; secondo lo studio di cui sopra, l’analisi del diritto di seguito ha le seguenti caratteristiche:

Peso Gran Bretagna

Italia

15.00% 100.00%

70.00%

Sebbene in entrambi i paesi il diritto di seguito sia stato introdotto dalla Direttiva europea 2001/84/CE, sono differenti le modalità di applicazione così come il sistema delle provvigioni per l’intermediazione del diritto d’autore. In Italia vige, infatti, il monopolio legale della SIAE mentre nel Regno Unito si ha un sistema più concorrenziale con più collecting society. Nei due paesi sono inoltre diverse le provvigioni corrisposte agli enti di intermediazione. La SIAE percepisce il 19 % del valore oggetto di riscossione mentre in UK la quota è al 15 %. Il prezzo di vendita minimo, al netto dell’imposta, sul quale si applica il diritto di seguito, è di € 3000 in Italia e di € 1000 in UK. In entrambi i Paesi l’importo totale non può essere superiore a € 12.500,00 in Italia.

Criterio

Peso (%) Punteggio in (%)
Proprietà 10

40

Diritto di seguito

15 70

Circolazione

35

35

Fiscalità 20

60

Regolamentazione delle professioni 20

100

Come emerge da questo benchmark con l’Inghilterra i maggiori limiti al mercato dell’arte italiano sono quindi di carattere legislativo e tra questi anche il diritto di seguito. Un buon esempio a cui guardare per l’Italia potrebbe essere quindi quello Inglese.

Nonostante quanto detto fin qui, in Europa il diritto di seguito rimane lo strumento principale individuato per la partecipazione degli artisti agli incrementi di valore delle opere d’arte nelle vendite successive alla prima effettuata dall’artista e sotto il suo controllo.

Si auspica in ogni caso, a parere di chi scrive, una maggiore uniformità di disciplina da uno Stato europeo all’altro, nonché coerenza interna – nel caso italiano – tra le diverse normative applicabili al mercato dell’arte.

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