RUMOR HAS IT… MIART E GALLERIE EMERGENTI, TRA NUMERI E IMPRESSIONI

“Si respira un’atmosfera internazionale”: è questa la frase che si sentiva maggiormente pronunciare al Miart da galleristi e addetti ai lavori.

Attraversando la sezione “Emergent” dove erano esposte le gallerie giovani, ovvero quelle con non più di cinque anni di attività che propongono le generazioni più recenti di artisti, abbiamo origliato, chiesto e anche provocato per capire il sentiment e i rumors dei galleristi italiani.

Che la fiera stia andando verso una direzione sempre più internazionale è evidente anche dall’aumento del 15% dei VIP con collezionisti provenienti da Svizzera, Francia, Germania, Gran Bretagna, Belgio, Canada e Stati Uniti, nonché l’aumento del 10% della presenza di giornalisti stranieri da Corea, Hong Kong, Giappone, Dubai, Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Belgio e Stati Uniti.

Subentra a questo punto inevitabilmente nei discorsi di tutti quelli che affollavano gli spazi di viale Scarampo la parola magica “qualità”. Del perché questa parola per questa edizione, che non smentisce ma sublima le precedenti, sia sulla bocca di tutti è merito sicuramente anche della nuova curatrice della sezione Emergent, Nikola Dietrich, la cui ricerca in questo caso si è orientata su progetti artistici che esprimessero urgenze identitarie specifiche attraverso vari medium quali video, installazioni, performance e pittura.

Senza dubbio la forte selezione ha garantito anche quest’anno di mantenere alto il profilo degli espositori emergenti e ha confermato la sezione Emergent quale tratto caratteristico di questa fiera in espansione. Nonostante le barriere in entrata la tendenza sembra essere quella ad incrementare il numero di gallerie: si è passati dalle dieci dello scorso anno alle sedici di quest’anno, di cui ben undici straniere: un altro dato importante circa quella famosa ambizione cosmopolita di cui sopra.

I galleristi emergenti sostengono di non sentirsi “schiacciati” dall’establishment, in netta superiorità numerica; al contrario interpretano questa “intimità” come un’opportunità per sedurre l’attenzione del visitatore senza che questo si perda nella molteplicità dell’offerta.

La fiera quindi rinnova di anno in anno l’impegno a favore non solo dei giovani artisti ma anche dei giovani galleristi concedendo loro sempre più spazio.
A tal proposito, un’altra novità introdotta a Miart 2016 è data dal riposizionamento delle sezioni all’interno della fiera e, sebbene non tutti fossero poi dello stesso parere, comunque se ne è parlato: quest’anno la sezione Emergent trovava posto in un corridoio chiuso, separato dalla navata centrale, sotto le scale mobili, quasi defilato, pur tuttavia non distante dall’ingresso della fiera. Una zona di passaggio più aperta e integrata al resto delle attività quella dello scorso anno, che ricalcava più o meno quella che nell’edizione appena trascorsa è stata assegnata alla sezione Object. Quest’anno invece lo spazio più che fisico è curatoriale e riflette un microcosmo in espansione che esiste e lavora parallelamente all’Established.  Ad ogni modo si spera da un lato che gli esperti del settore, che in quei giorni vivono gli spazi di Fieramilanocity, siano interessati a scoprire tutte le proposte della fiera e dall’altro che i curiosi, per loro natura, vogliano farsi stupire da opere innovative e di ricerca. Insomma ci si augura che non siano così distratti da lasciarsi guidare unicamente dalla spontaneità dei percorsi.

L’ultimo Miart di Vincenzo de Bellis si conferma un successo, almeno dal punto di vista delle gallerie emergenti: infatti quelle alla loro prima partecipazione alla fiera meneghina (ma anche alla loro prima esperienza – o quasi – in assoluto) si sono mostrate molto soddisfatte della scelta.

La strada intrapresa appare segnata e fa presagire grandi cose per il Miart, chi ne raccoglierà la sfida?

Noemi Tarantini
Andrea Morelli

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