Miart e i due mercati del sud Italia: Le gallerie del meridione si raccontano

Da Napoli in giù, le gallerie con unica sede nel sud Italia, e presenti all’edizione 2016 di Miart, tracciano i profili di un mercato dell’arte contemporanea che paiono ricordare quelli del Regno delle Due Sicilie prima del Congresso di Vienna. Da una parte Napoli, con la sua storia e la sua centralità, dall’altra parte il resto del Meridione, vivace e ricco di nuovi spunti, ma in parte ancora inesplorato.

È proprio a Napoli che ha sede la galleria Tiziana Di Caro, alla quinta partecipazione al Miart. «Il sud Italia è un po’ un Medioevo del futuro» racconta la Di Caro, «non allenato ai linguaggi dell’arte contemporanea. Come gallerista ho svolto un attento lavoro di formazione sul territorio, prima a Salerno e ora a Napoli, e i risultati cominciano ad avvertirsi. Il nucleo di giovani collezionisti cresciuto attorno alla galleria continua a seguirmi anche dopo il cambio di sede, e il passaparola ha aggiunto nuovo pubblico» Perché Napoli? «Perché è una città di grande fermento artistico che possiede una lunga tradizione anche nel contemporaneo con importanti gallerie».

Nella sezione Established di Miart Di Caro ha esposto i lavori di un unico artista, Damir Očko, già presente alla Biennale di Venezia del 2015, ma ci tiene a precisare che continua a collaborare anche con artisti locali, come Ivano Troisi, Tomaso Binga e Maria Adele Del Vecchio. «Mi piace lavorare a contatto con il territorio – dichiara – e non aprirei altre sedi».

Di tutt’altro avviso, invece, si dimostra la giovane galleria Acappella, anch’essa partenopea, che, dopo aver partecipato all’edizione passata come “Museo Apparente”, si propone quest’anno come galleria d’arte a tutti gli effetti. «Se dovessi aprire un altro spazio, lo farei all’estero», ci riferisce Clara, membro dello staff della galleria. Anche Acappella lavora principalmente con giovani artisti, alcuni dei quali locali con un mercato in rapida ascesa. Pennacchio Argentato e Giulio De Vé sono solo due tra quelli campani rappresentati dalla galleria. Anche in questo caso il punto di forza nella scelta della sede è la tradizione storico artistica di una città come Napoli. La gallerista precisa che «al Sud esiste uno spiccato senso del gusto estetico per l’arte contemporanea. C’è un desiderio di scoprire il significato nascosto oltre l’oggetto, mentre al Nord in alcuni casi si riscontra più che altro la mera volontà di possedere un bene di lusso».

Uno spiccato senso del gusto che in un altro territorio e in un’altra città arriva a portare tra i 500 e i 600 spettatori a mostra. Lo racconta Antonella Spano, gallerista di Doppelgaenger, alla loro prima partecipazione alla fiera. «Aprire a Bari è stata una sfida – dice la Spano – che possiamo dire è stata completamente vinta. La nostra sede nel centro storico della città vede la partecipazione attiva delle scuole locali ai nostri progetti. Ci piace parlare di una “famiglia artistica”: trattiamo solo artisti emergenti che invitiamo uno alla volta a vivere proprio da noi». Tra questi Doppelgaenger ha esposto in fiera i lavori di Tony Fiorentino e Christian Reiner. «Certo a Bari non c’è un mercato come quello di Napoli. Lì c’è il MADRE, qui manca ancora un’istituzione interamente dedicata all’arte più recente che possa fare da supporto alla coscienza artistica della collettività. Ma questa rappresenta allo stesso tempo un’opportunità preziosa: Bari è un territorio su cui poter costruire».

A Modica, invece, ha costruito la propria attività Corrado Gugliotta, titolare della galleria d’arte contemporanea Laveronica, dal 2010 presente a ogni edizione di Miart. «La mia è una curiosa e allo stesso tempo bella sfida. La scelta di Modica come unica sede è strategica: cerchiamo di attirare pubblico che normalmente si inserisce nei tragitti turistici che già toccano l’arte della città». Laveronica per questa edizione dialoga con la Galleria Armanda Gori nella sezione THENow, proponendo l’esposizione di un artista storico ed uno emergente a confronto. La scelta della galleria siciliana è caduta sulle installazioni di video e suono dell’artista libanese Lawrence Abu Hamdan. «I nostri artisti provengono principalmente dalle aree del Mediterraneo, e producono tutti opere che intendono veicolare un forte contenuto politico e sociale». Anche dalla conversazione con il gallerista emergono le difficoltà di sviluppo di un mercato dell’arte contemporanea nel sud Italia, assai diverso da quello napoletano. «Rispetto a Napoli, in Sicilia manca una stratificazione dell’arte e dei suoi fenomeni» conclude Gugliotta.

Viene da chiedersi se, per raggiungere un equilibrio tra queste due realtà di mercato, una possibile soluzione potrebbe essere quella di instaurare una fiera d’arte internazionale localizzata interamente al Sud.

Teresa Di Caro ha risposto entusiasta alla domanda: «parteciperei sicuramente. Sarebbe un’ottima occasione visto il potenziale presente sul territorio». Le fanno eco anche le gallerie Acapella e Doppelgaenger. Quest’ultima, ricordando con nostalgia gli anni in cui alla Fiera Arte Maggio esponevano galleristi come Leo Castelli, ripensa a Bari come possibile città ospitante. Storce leggermente il naso, invece, Gugliotta che dice «oggi ci sono già molte fiere e bastano pochi euro per prenotare un volo e arrivare ovunque. L’idea vincente sarebbe quella di raccogliere poche gallerie, ma con un alto livello di qualità».

Anna Maria Fazio
Alessandro Maria Romano
Fabio Saldamarco

copyright foto per gentile concessione di Vanessa Giaconia

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