Un punto sull’arte cubana

Da oltre un anno, Cuba è stata più volte al centro dell’attenzione mondiale grazie agli eventi epocali che l’hanno avuta come protagonista, e nonostante Raul Castro abbia continuato ad affermare la continuità con il governo di Fidel, l’impressione è che ci si trovi di fronte ad una situazione di maggiore apertura.

Se per molti il concerto dei Rolling Stones rappresenta il segno maggiore di un cambiamento ideologico, il primo viaggio di un Presidente statunitense a Cuba dal 1928 è indubbiamente un passo fondamentale per quel processo avviato il 17 dicembre 2014, quando Obama ha annunciato di voler porre fine all’embargo. Il crollo dell’invisibile Muro di Berlino in piedi ormai dal 1962 è ancora lontano, ma tali eventi e alcuni interventi concreti portano non solo a conseguenze dirette, ma si riflettono trasversalmente anche in altri campi, come nel mercato dell’arte.

12th Havana Art Biennial

L’Avana – 24 maggio 2015: Cubani guardano un’installazione parte del progetto Behind the Wall, durante la 12° Biennale.(Foto di Sven Creutzmann/Mambo photo/Getty Images)

Lo scorso anno ha rivestito un ruolo importante la 12° Biennale dell’Avana, svoltasi dal 22 maggio al 22 giugno. È stata definita «Bienal del deshielo», dello «scongelamento», proprio perché la prima dopo l’annuncio della fine dell’embargo. Nel mese di programmazione si è percepito un grande fermento e si è parlato di «cubamania», di imminente nuovo boom dell’arte cubana, che grazie all’attenzione crescente di collezionisti e galleristi statunitensi, avrebbe potuto ripetere quello degli anni Novanta del Período especial.

Anche se in misura minore rispetto ad altri settori, l’embargo ha avuto ed ha ripercussioni anche sul mercato dell’arte, che da un lato risente della scarsità dei mezzi di comunicazione e in particolare internet, e dall’altro delle difficoltà legate alla mobilità. Probabilmente il maggiore ostacolo è avvertito dai collezionisti statunitensi: se ottengono il permesso di viaggiare sull’isola e decidono di comprare un’opera, devono pagarla in contanti e farla passare per un paese terzo, poiché non esistono spedizioni dirette (in realtà la ripresa delle spedizioni è uno degli ultimi interventi previsti).

Sin dalla Rivoluzione del 1959, il governo cubano ha comunque considerato il settore artistico un punto di forza e lo ha sempre gestito direttamente: il talento e la qualità del lavoro di studenti formati nell’Accademia Nazionale di Belle Arti San Alejandro o nell’Instituto Superior de Arte, così come quelli di numerosi artisti, sono di fatto riconosciuti a livello internazionale. In realtà, il motivo per cui molti fanno ancora fatica ad affermarsi sulla scena internazionale non risiede nel loro livello, ma nella mancanza di un mercato interno, di una rete di galleristi, curatori, critici, mercanti, case d’aste, in grado di promuoverli e fare in modo che il loro valore di mercato accresca.

L’apertura delle attività private facilitata dalla riforma avviata nel 2008, non include le gallerie d’arte e ad oggi il sistema è interamente gestito dallo Stato: esistono quindici Consejos Provinciales, che gestiscono i Centros de Arte e la rete di gallerie, il tutto coordinato dal Consejo Nacional. Solo un numero esiguo possiede la licenza commerciale e gli artisti ricevono un compenso per le loro creazioni, sul quale pagano le tasse.

In tale scenario un caso a sé è rappresentato dalla Galleria Continua, che lo scorso anno ha aperto la sua quarta sede all’Avana dopo San Gimignano, Pechino e Les Moulins, quasi in concomitanza con la Bienal. In realtà non persegue uno scopo puramente commerciale, ma porta anche avanti progetti in collaborazione con il governo cubano. I tre proprietari Mario Cristiani, Lorenzo Fiaschi e Maurizio Rigillo, collaborano da anni con Carlos Garaicoa (presentato anche nel loro stand della fiera Miart. 8-10 aprile) e, pur non avendo come obiettivo primario la promozione della scena artistica locale, hanno comunque ampliato il numero di artisti cubani che ospitano nelle loro gallerie (José Yaque, Alejandro Campins, Reynier Leyva Novo).

In realtà, il decreto di fine anni Ottanta che riconosce la figura del creatore indipendente autorizza di fatto gli artisti a vendere direttamente le proprie opere al di fuori del circuito statale. È un fenomeno diffuso, che è stato evidente soprattutto durante la scorsa Biennale, dove studi o abitazioni si sono trasformati in gallerie domestiche. Vendere ai collezionisti stranieri con tale sistema conviene, poiché c’è un risparmio sulla tassazione e il compenso viene percepito in CUC, una delle due monete cubane il cui tasso di cambio con il dollaro americano è di uno a uno.

Wilfredo PrietoPantalones rotos (Torn jeans), 2013. Courtesy NoguerasBlanchard, Barcellona/Madrid.

Nonostante alcuni artisti abbiano avuto e hanno avuto problemi con alcune forme di autorità (si pensi ai casi di El Sexto o Tania Bruguera), molti lavorano e collaborano con gallerie locali e il loro lavoro è apprezzato dal pubblico. Alcuni di essi hanno successo anche all’estero e a volte sono considerati alla stregua di «ambasciatori culturali»; a volte si auto-promuovono, altre sono supportati anche da diverse gallerie estere, come il concettuale Wilfredo Prieto, uno degli artisti della galleria spagnola Nogueras Blanchard di Álex Nogueras e Rebeca Blanchard (Barcellona-Madrid), presente alla fiera Miart con degli apprezzati lavori dell’artista.

Pur essendo largamente riconosciuto l’elevato livello di qualità, i prezzi degli artisti cubani risultano ancora oltremodo bassi, come sottolinea anche Howard Farber, uno dei maggiori collezionisti di arte cubana. Insieme alla moglie Patricia riveste un ruolo di rilievo anche nella sua promozione e diffusione, e a tale proposito hanno creato la Farber Foundation (L.A.), lanciato il sito internet bilingue Cuban Art News e istituito il premio internazionale per l’arte cubana Cuban Art Awards.

Quello dei prezzi non è un discorso valido solo sul mercato più arbitrario delle gallerie o delle vendite private, ma soprattutto su quello secondario, in cui sono pochi gli artisti cubani ad avere quotazioni elevate. L’arte cubana è inclusa nei Dipartimenti di Arte Latinoamericana delle maggiori case d’aste quali Christie’s, Sotheby’s e Phillips e le vendite avvengono a New York a maggio e novembre (*tutti gli importi d’ora in poi includono le commissioni di vendita tra il 15 e il 25 % sulla cifra battuta e sono stati reperiti sui siti delle suddette case d’aste).

Félix González-Torres, Untitled (Portrait of Marcel Brient), 1992. Fonte: Phillips.

Félix González-Torres, Untitled (Portrait of Marcel Brient), 1992.
Fonte: Phillips.

Per quanto riguarda gli artisti storicizzati più quotati, il pittore Wifredo Lam detiene il record insieme all’artista concettuale Félix González-Torres: entrambi hanno il top price di 4,562,500 $, il primo per Ídolo (Oya/Divinité de l’air et de la mort), venduto da Sotheby’s nel 2012, mentre González-Torres per Untitled (Portrait of Marcel Brient), battuto all’asta da Phillips nel 2010. Anche il pittore Mario Carreño ha raggiunto cifre che superano i sei zeri e il suo record è di 2,616,000 $ per Danza afro-cubana, venduta da Sotheby’s nel 2007.

Il valore degli artisti contemporanei oscilla invece tra i 5,000 e i 100,000 $ e di rado li supera. È il caso di alcuni come José Bedia (max 50,000 $), Carlos Garaicoa (max 56,250 $), Kcho (max 73,000 $), Los Carpinteros (75,000 $), Roberto Fabelo (max 112,500 $), e Alexandre Arrachea (max 118,750 $). Gli artisti viventi ad aver superato i record di vendita dei connazionali sono invece Tomás Sánchez, con 653,000 $ (Sotheby’s, 2014), e Julio Larraz con 300,000 $ (Christie’s, 2011).

Un eventuale boom dell’arte cubana farebbe salire le quote di mercato e favorirebbe soprattutto gli artisti contemporanei che vivono sull’isola e faticano ad affermarsi sulla scena artistica globale. A giudizio di collezionisti e appassionati, l’altro lato della medaglia potrebbe invece essere una produzione sterile e di carattere puramente commerciale, nata solo per fronteggiare la domanda.

Nel mentre, le manifestazioni di interesse sono in aumento. Esistono istituzioni con sede negli Stati Uniti che promuovono le relazioni con gli artisti cubani (oltre alla menzionata Farber Foundation, il Centre for Cuban Studies (NYC), e ARTempoCuba (USA e Avana), i loro lavori vengono presentati in fiere di alto livello (come l’Armory Show (NY, 3-6 marzo), la più giovane e parallela Pulse Fair, o la fiera Arco Madrid (24-28 febbraio), o esposti in spazi privati e pubblici internazionali (come la collettiva Concrete Cuba presso la galleria David Zwirner, Señales de Cuba: propuestas femeninas, ospitata nella sede del Parlamento Europeo ed esportata a Parigi e Anversa, o Instinto básico: Papeles desde Cuba, fino al 2 aprile all’Istituto Cervantes di Roma). Per le mostre in corso si può consultare la sezione dedicata di CubanArtNews.

Locandina Padiglione Cuba, 56° Biennale di Venezia 2015.

Locandina Padiglione Cuba, 56° Biennale di Venezia 2015.

In tale scenario, anche il panorama artistico italiano sta rivolgendo una crescente attenzione alle manifestazioni provenienti dall’isola. A tale proposito ha rivestito un ruolo centrale la Biennale di Venezia: il Padiglione di Cuba è stato reinserito nella manifestazione dal 2011 dopo quasi cinquant’anni, ma è stata l’edizione 2013, curata da Jorge Fernández Torres, direttore del Centro de Arte Contemporáneo Wifredo Lam e della Biennale dell’Avana, e dal curatore pugliese Giacomo Zaza, quella che ha inciso maggiormente. Il sodalizio e il fermento artistico hanno poi trovato conferma lo scorso anno, con il progetto El artista entre la individualidad y el contexto.

A partire da tali eventi si sono moltiplicate le iniziative, come quella in più fasi curata da Zaza per la Galleria Bianconi di Milano, Cuban contemporary perspectives, o le mostre al Torrione Passari di Molfetta. Una menzione particolare spetta anche all’editore Maretti, che dal 2011 si occupa dei cataloghi del Padiglione Cuba dalla Biennale di Venezia e di quelli della Biennale dell’Avana dall’11° edizione. Ha inoltre istituito il Premio Maretti Cuba, giunto alla terza edizione lo scorso anno e tenuto in collaborazione con il Consejo Nacional de las Artes Plásticas e il Ministero della Cultura di Cuba.

Gli stessi attori che hanno avuto un ruolo centrale in queste iniziative, quali Fernández Torres e Zaza, insieme al conservatore del PAC di Milano Diego Sileo, sono i curatori della mostra antologica Cuba. Tatuare la storia, che si terrà proprio al PAC dal 5 luglio al 12 settembre. Si tratta di un percorso nell’arte cubana dentro e fuori dall’isola a partire dagli anni Settanta attraverso l’opera di circa trenta artisti, molti dei quali hanno già preso parte alle iniziative menzionate.

Ricardo Miguel Hernández, serie Viviendo con el enemigo, 2006. Courtesy Rossmut, Roma.

Ricardo Miguel Hernández, serie Viviendo con el enemigo, 2006.
Courtesy Rossmut, Roma.

Tra i contemporanei presenti alla mostra si colloca Ricardo Miguel Hernández. I lavori dell’artista, che si muove tra fotografia e video, sono stati esposti fino al 4 aprile nella mostra Cuba en vivo presso il Centro Dox di Praga insieme a quelli di altri quattro cubani, tutti accomunati da una produzione legata alla vita sull’isola. Nel 2014 l’opera di Hernández è stata ospitata da una galleria romana nella doppia personale Us and Them con il fotografo tedesco Dirk Vogel: si tratta della galleria Rossmut, che apre nel 2012 come spazio di relazione fra arte, moda e design.

Nel corso degli anni le proprietarie Gilda Lavia e Loretta di Tuccio hanno aperto il loro spazio alla musica, all’arte performativa, alla fotografia e al video, e hanno consolidato la propria linea di ricerca. La collaborazione con Hernádez, che prevedono di portare avanti, ha preso avvio nel 2014 con la presentazione dell’opera video Oh darling if you leave me! alla fiera d’arte SetUp di Bologna, dove ha ricevuto una menzione speciale.

Sulla base della loro esperienza, hanno riscontrato in merito all’attuale situazione in cui operano gli artisti cubani che: “è palesemente più complicata rispetto ad altri contesti e dal punto di vista organizzativo la difficoltà nelle comunicazioni è sicuramente presente, ma non tanto da diventare un impedimento. Confrontandoci con questo tipo di realtà abbiamo avuto modo di notare come tutto questo riesca a diventare uno stimolo per loro, spingendoli a creare percorsi interessanti e differenti rispetto a quelli che nascono in dinamiche diverse. Visto l’attuale fermento culturale cubano, crediamo che valga la pena affrontare qualche complicazione logistica in più”.

Per ciò che concerne il ruolo dell’Italia e delle gallerie nel panorama dell’arte cubana, ritengono che: “l’interesse ed il ruolo dell’Italia rispetto a Cuba non possa definirsi propriamente come egemonia, piuttosto sembra essere una volontà di rivolgersi, con attenzione attiva e partecipe, ad una realtà ricca di progetti interessanti, meritevoli di un’adeguata visibilità e lontani dalle contaminazioni del sistema. In questo contesto, la presenza delle gallerie diventa di fondamentale importanza per far emergere il lavoro dei giovani artisti cubani, sostenendoli negli aspetti più complessi dell’iter produttivo e fornendo loro una importante visibilità al di fuori del paese.

La Rossmut ha inoltre in programma la mostra individuale di un altro artista cubano parte di Cuba. Tatuare la storia: il performativo Carlos Martiel. L’allestimento è previsto dopo l’individuale di Pamela Diamante, che fino al 29 gennaio ha esposto le proprie opere in On/Off nell’ambito del Premio Maretti Cuba e dal 13 al 17 aprile sarà al MAXXI di Roma per il Media Art Festival. Diego Sileo, che ha curato Las horas dell’artista performativo spagnolo Abel Azcona, attualmente in chiusura presso la Rossmut, si occuperà anche della mostra di Martiel.

Gilda Lavia, Loretta di Tuccio e tutti gli esempi menzionati, dimostrano quanto l’interesse e l’apprezzamento per l’arte cubana sia sempre più in aumento. Non è possibile prevedere cosa avverrà in futuro, soprattutto per la peculiarità della situazione e l’incertezza degli eventi, ma indubbiamente l’arte cubana è in ascesa e possiede tutte le premesse per rivestire un ruolo di rilievo nel panorama artistico internazionale.

One thought on “Un punto sull’arte cubana

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...