Case d’asta: tra presente e tendenze future

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“Vista di Palazzo Odescalchi” Giovanni Battista Piranesi, 1753. Courtesy: http://www.minervaauctions.com

Non stupisce che l’affascinante mondo della casa d’aste continui ad interpretare un ruolo di netta preminenza nel mercato dell’arte. Questa posizione di indiscusso prestigio è conseguente ad un modo di operare secondo regole consolidate nel tempo, divenute sinonimo di garanzia di qualità dell’offerta a compratori e venditori, ma anche della loro capacità di sapersi rendere interpreti dei nuovi e diversi desiderata della domanda d’arte di appassionati e “cacciatori della migliore offerta”. Ma se è vero che il mondo e  il sistema dell’arte sono sempre più coinvolti in una corsa al cambiamento continuo, imprevedibile e veloce, quali sono le strategie adottate e auspicate da quelle che sono tra le sue protagoniste principali?

Fabio Massimo Bertolo, direttore della casa d’aste romana Minerva Auction, racconta presente e trend futuri osservati dal punto di vista di uno degli attori di rilievo del panorama italiano.

Una prima riflessione scaturisce dall’osservazione delle tendenze verso le quali è rivolto il gusto dei collezionisti -italiani e non- all’indomani del nuovo anno, apertosi con la sessione d’asta “libri, autografi e stampe “del 3 e 4 Febbraio. “Il settore dei libri e manoscritti si conferma certamente  come una “nicchia”, dove le mode sono meno fluttuanti rispetto ad altri ambiti –quali ad esempio la pittura- ed il collezionista è un collezionista di categoria, appassionato ad una ben precisa tipologia di oggetti e non influenzato da nuove tendenze”. Da questa premessa, Bertolo sottolinea come i libri illustrati abbiano sempre maggior successo. Un successo non influenzato dalle epoche storiche di appartenenza quanto piuttosto dal loro contenuto intrinseco: dalla botanica alle raffigurazioni naturalistiche in generale, l’interesse privilegiato è rivolto a quei testi dal gusto “internazionale”, dal linguaggio profondamente intuitivo e comune a qualsiasi compratore nel mondo.“Altro protagonista” prosegue “è poi il libro raro, difficilmente apparso nel mercato, dagli argomenti intriganti e in grado di suscitare una tale curiosità negli appassionati da far ottenere i risultati più sorprendenti”.

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Copertina del catalogo d’asta del 3 e 4 Febbraio 2016, Courtesy: http://www.minervaauctions.com

Sebbene il trend generale sia di contrazione del numero di compratori -causa il ridotto avvicendamento di appassionati nel settore- così non è rispetto a determinate opere, per le quali il crescente profondo interesse è tale da consentire ugualmente di ottenere risultati particolarmente soddisfacenti. Lo confermano i risultati relativi al primo appuntamento dell’anno: i valori conseguiti ammontano al 70% in termini di valore del venduto e al 50% circa dei lotti. Quest’ultimo dato, in particolare, è assolutamente rappresentativo del gusto del collezionista di settore il quale, spiega Bertolo, non appare ancora “maturo” per l’apprezzamento dei libri più moderni, e senza i quali la percentuale si sarebbe aggirata intorno al 60%.

Quali sono quindi le ragioni che impediscono al mercato italiano di competere al fianco dei grandi nomi internazionali? “Il problema principale è certamente di natura legislativa e burocratica”. Non v’è dubbio che l’Italia sarebbe assolutamente pronta per un mercato estero che manifesta costantemente una fortissima attenzione alla sua produzione ed ai suoi artisti, storicizzati ed emergenti. Appare pertanto evidente come non sia più rimandabile un rinnovamento normativo del Belpaese (sono attualmente in vigore regole figlie di un Italia e di un mondo che non esistono più!) verso politiche di tutela del patrimonio più attuali, in grado di riconsegnargli il ruolo che avrebbe sul palcoscenico internazionale e sul quale gli operatori internazionali hanno invece da tempo puntato, ottenendo risultati ottimi. Il direttore di Minerva, al riguardo, condivide le basi gettate a tal proposito dal progetto Apollo, ma è altresì conscio di come questo non sia sufficiente. “È necessario un mutamento culturale anche da parte degli operatori nazionali, a volte reticenti all’apertura verso i mercati esteri, e del non meno dannoso atteggiamento provinciale che caratterizza spesso i compratori italiani, eccessivamente sensibili al fascino dell’acquisto fuori casa”. Il tutto è contemporaneamente causa e paradosso di un ulteriore deficit: “è significativa l’assenza di una Fiera in grado di competere con Maastricht o Basilea, che pure sono per il 30/40% composte da opere prodotte in Italia ma trattate da dealers stranieri”.

Non va poi sottovalutata la strategia adottata da molte case d’sta straniere di aprire sedi in Italia allo scopo principale di reperire opere di artisti locali. “In passato le maggiori case d’asta internazionali canalizzavano la loro attenzione su opere di livello così elevato da interessare un mercato che si riferiva esclusivamente a loro. Oggi invece, si sta assistendo sempre di più ad un’azione invasiva da parte di realtà medio-piccole, che stanno catturando quel target di mercato che era il naturale bacino di raccolta per quelle italiane”. Il dato è quindi indicativo di come ciò contribuisca ad aumentare le difficoltà delle nostre case d’asta ad affermarsi anche a livello nazionale. 

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Interno di Palazzo Odescalchi, Courtesy: http://www.minervaauctions.com

L’analisi prosegue dunque sul nuovo ruolo assunto oggi dalle case d’asta.

Le aste svoltesi fin ora hanno confermato come gli acquisti on-line e la loro incidenza sul giro d’affari sia oggi indiscutibilmente centrale, mentre c’è ancora incertezza sulla pratica delle trattative private. “Il motivo di uno scarso ricorso ad esse in Italia” spiega Bertolo “è legato a logiche strategiche, nonché al fatto che si tratta di operazioni praticate essenzialmente per la compravendita di opere di grande impatto e rilevanza, le quali pertanto avvengono quasi sempre sulle principali piazze europee”. Tuttavia, segnala sempre il direttore di Minerva, è però ugualmente in deciso aumento anche in Italia il numero dei venditori che richiedono di non far figurare le proprie opere in asta, preferendo ottenere un prezzo “minimo” (non incrementato dalla potenziale competizione in sala) pur di evitare i rischi insiti ad un mercato volubile come quello dell’arte e, in particolare, al deprezzamento conseguente ad un eventuale invenduto.

“La tendenza ad assumere il ruolo di intermediari nelle vendite dirette, nonché la possibilità di fornire garanzie sia in caso di vendita all’asta che di vendita in trattative private” prosegue Bertolo “sono  indici significativi di come sia cambiato e come è destinato a cambiare il ruolo delle case d’asta”. Queste, dai grandi nomi internazionali alle realtà più piccole, si stanno infatti trasformando sempre più in soggetti dotati di importanti disponibilità finanziarie, con effetti indiretti e non sull’alterazione delle regole del gioco. Difatti, se da un lato è agevole comprendere come la garanzia di ottenere un anticipo sulla vendita costituisca un forte incentivo per il venditore a mettere la propria opera a disposizione della casa d’aste, dall’altro è chiaro che tale esposizione le fa perdere il suo naturale ruolo di intermediaria e arbitro imparziale, finendo per assumere quello di parte attiva del meccanismo. Tale procedura comporta in sostanza un’inevitabile commistione dei ruoli: id est, in tutta evidenza, un’alterazione della corretta procedura di attribuzione del valore alle opere d’arte.

Vi è poi il fenomeno -sottolineato da più voci come ad esempio l’intervista rilasciata da Marc Spiegler, direttore di Art Basel a The Art Newspaper il 29.1.- per cui le case d’asta stanno sempre più svolgendo attività tipicamente riservate alle gallerie, sostituendosi ad esse. Il riferimento è, in particolare, alla tendenza ad intervenire nel mercato primario, rappresentando esse stesse gli artisti e presentandoli direttamente ai collezionisti. “Questa è proprio una delle motivazioni che ha portato le quotazioni di alcuni di loro a livelli particolarmente elevati” afferma Bertolo, che avverte, però, come ciò comporti anche un rischio:“quello di attivare una bolla speculativa”.

E’ quindi verosimilmente inevitabile ipotizzare una trasformazione di natura e ruolo della casa d’aste.Una simile trasformazione potrà allora richiedere un ripensamento delle figure professionali richieste all’interno di essa?

“Alcune realtà stanno assumendo sempre più caratteri e funzioni di natura finanziaria. pertanto una figura che vedo oggi mancante, ma che è probabilmente destinata ad affermarsi, è quella di un soggetto con conoscenze finanziarie specifiche ed in grado di muoversi disinvoltamente nella gestione delle risorse”. Le case d’asta dispongono infatti di una importante disponibilità di liquidità che, in mano ad esperti del settore, potrebbe essere impiegata non solo in investimenti finanziari tipici (titoli azionari ad esempio) ma anche e soprattutto per consentire loro maggiori margini di manovra nell’investire in nuove proprietà e beni, nonché per rilasciare garanzie. “Il trend, in prospettiva, è comunque quello di una loro trasformazione da semplici intermediari in enti finanziari”.

Un’ultima curiosità: qual’è l’impatto ipotizzabile sulle vendite con l’innalzamento della soglia di utilizzo di contanti per pagamenti dai 1000 ai 3000 euro? “Costituisce senza dubbio un beneficio notevole per tutte quelle realtà che hanno uno zoccolo duro di compratori compreso tra i 500 ed i 5000 euro. Finora abbiamo testato solo marginalmente gli effetti della norma, ma il suo impatto è destinato sicuramente ad assumere crescente rilevanza, specialmente nel settore dei dipinti e gioielli”. La visione del futuro di Minerva è quindi ottimista, soprattutto in  relazione al potenziale ampliamento della platea dei compratori.

“Lavorare in una casa d’aste resta indiscutibilmente una bellissima professione- afferma infine il direttore di Minerva- che laddove svolta con onestà, professionalità e competenza permette di instaurare un profondo rapporto di fiducia sia con il venditore che con l’acquirente. Questo resta- dice con convinzione- il motivo per cui è un mestiere sempre esistito e che sempre esisterà, adeguandosi certo ai cambiamenti richiesti dai tempi”.

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