Intervista ad Alberto Dambruoso

Alberto Dambruoso

Alberto Dambruoso

Alberto Dambruoso, critico e curatore militante, fondatore e animatore dei Martedì Critici a Roma, Milano e Napoli, è stato nel 2015 protagonista di un progetto innovativo di residenze d’artista: i BoCS d’arte, a Cosenza.

Gli abbiamo chiesto di parlarcene .

 

Cosa sono i BoCS e da dove nasce l’iniziativa?

I Bocs d’arte sono un progetto che inizia il 4 luglio 2015 a Cosenza. Sul lungo fiume Crati, in un’area immersa nel verde, ma a ridosso del centro storico, sono stati costruiti 27 box più un centro polifunzionale. Si tratta di casette su due piani, completamente ecosostenibili, di circa 50 metri quadri, perfettamente attrezzate per accogliere gli artisti. Una sorta di casa vacanza per gli artisti!

Il progetto nasce per volere del sindaco Mario Occhiuto: si è partiti grazie all’ottenimento di un finanziamento europeo, investito nella progettazione e realizzazione dei box, oltre che per la bonifica e sistemazione dell’area. Il progetto di residenze è invece stato finanziato dal Comune di Cosenza, e in parte anche dalla Provincia.

 

Parliamo di numeri: quanti artisti, quante opere?

Circa 180 artisti, divisi in 7 edizioni, dal 4 luglio 2015 al 7 gennaio 2016. Le residenze hanno avuto durata media di due settimane, fino al massimo di un mese. Oltre al proprio box, gli artisti avevano a loro disposizione un ristorante, che è diventato anche un luogo di condivisione e scambio: spesso le migliori idee nascono intorno ad un piatto di pasta! Oltre a vitto e alloggio, era anche previsto che gli artisti fossero completamente rimborsati di ogni spesa, compresi i costi dei materiali per la realizzazione delle opere.

 

Come sono stati scelti gli artisti?

Per gran parte, si tratta di mie conoscenze pregresse, legate all’attività critica, curatoriale, e ai Martedì Critici. La restante parte è stata selezionata da me e dalla mia assistente Annalisa Ferraro secondo i criteri standard di qualità del lavoro e curriculum.

Giovanni De Angelis, BoCS 2015

Giovanni De Angelis, BoCS 2015

 

Di questa iniziativa si è parlato in lungo e in largo, e gli è stato conferito anche il premio Smau Napoli 2015. Si aspettava un riscontro di tale portata?

È vero che se n’è parlato moltissimo nella stampa di settore nazionale ed estera. In tutta Europa questo progetto è stato considerato innovativo e se ne è discusso lungamente. E benché sono ovviamente molto contenti di aver vinto questo premio, e di aver avuto tutto questo successo fra gli addetti ai lavori, non posso non lamentare un’assenza delle grandi testate e televisioni nazionali, che hanno ignorato il progetto.

 

E che reazioni ci sono state nella comunità cosentina? Che tipo di crescita ha portato per la città?

Ogni progetto moderno e innovativo, inserito in un contesto non metropolitano ed internazionale, incontra diffidenze e resistenze. È nella natura delle cose. Tuttavia ho visto queste perplessità lentamente addolcirsi e mitigarsi, soprattutto di fronte al lavoro di quegli artisti che hanno deciso di lavorare nella città e con la città.

 

Mi può fare qualche esempio di artisti che sono riusciti a coinvolgere la comunità locale?

Ho lasciato gli artisti completamente liberi di lavorare secondo la loro volontà e i loro interessi, anche se ho consigliato loro di lasciarsi guidare anche dal contesto. E molti di loro hanno accolto il mio pensiero, lasciandosi influenzare e guidare dal tessuto culturale, storico, ambientale, sociale e geografico in qui si trovavano.

Anita Calà

Anita Calà, BoCS 2015

Penso in particolare alle azioni di Alessandro Bulgini in giro per tutta la città, alla performance di Elena Bellantoni, che ha rievocato le memorie del territorio attraverso l’uso di vecchie macchine da scrivere: all’interno di una scuola bombardata nel 1943. O ancora penso al lavoro di Anita Calà, che ha raccolto le ombre di tutti coloro che sono entrati nel suo box, ombre che si sovrappongono e che creano una visione osmotica fra passato e presente, fra presenza ed assenza. E poi penso alla trottola del duo artistico Gregorio Samsa, che hanno coinvolto gli spettatori nel tentativo di far ruotare una trottola sezionata, che non poteva girare, registrando una serie continua di tentativi e fallimenti.

Gregorio Samsa

Gregorio Samsa, BoCS 2015

Ci sono stati, certamente, anche artisti che hanno deciso di portare avanti la propria ricerca personale, ma quasi tutti si sono lasciati contaminare dal luogo in cui ci si trovava: come per esempio l’uso di mattonelle locali all’interno dell’opera di Vincenzo Marsiglia o in quella di Lapo Simeoni.

Vincenzo Marsiglia

Vincenzo Marsiglia, BoCS 2015

 

Sono scaturite nuove tendenze artistiche? Nuove collaborazioni fra artisti?

Mettere insieme così tanti artisti, farli vivere e lavorare gomito a gomito, è stato forse il risultato più importante di questa iniziativa. Non si può parlare di nuove tendenze artistiche, il tempo è stato troppo breve. Per attivare processi di questo tipo ci vogliono collaborazioni e progettualità più a lungo termine. Tuttavia si sono gettati dei semi, create amicizie e alleanze lavorative, che potrebbero portare a sviluppi interessanti.

Tra le collaborazioni tra artisti mi viene in mente quella tra Remo De Vico, giovane artista e compositore locale e Denis Riva, artista bolognese, che lavorando insieme nelle ore notturne, hanno realizzato un’opera di sound-design o quella del fisico cosentino Francesco Bevacqua, coinvolto da Donato Piccolo e da Federica Di Carlo in alcuni dei loro progetti di natura scientifica. O anche Maria Carmela Ranieri, direttore del coro delle Voci Bianche del Teatro “Alfonso Rendano”, che insieme all’artista iraniano Arash Radpour, ha reso protagonisti molti giovani cosentini di un lavoro sperimentale, incentrato sul suono, il ritmo e l’immagine.

 

Gli artisti sono stati invitati a donare un’opera realizzata in residenza alla città, opere che andranno a costituire il primo nucleo di un nuovo museo d’arte contemporanea di Cosenza. Si sa dove verrà costituito e quando?

Gli artisti in residenza sono stati invitati a donare ognuno un’opera che andasse a creare il nucleo iniziale di un museo di arte contemporanea di Cosenza. Questo museo è per ora solo un progetto, ma se ne è individuata l’area che sorge a ridosso dell’arte dove sono stati realizzati i box d’arte: si tratta dell’ex fabbrica “Mancuso e Ferro”, che versa da anni in totale abbandono. Si tratterebbe dal punto di vista architettonico di un importante recupero di archeologia industriale.

 

Considera questo format estendibile ed esportabile?

Assolutamente si, è un modello vincente. Così come è stato per i Martedì Critici, che da Roma ho portato anche a Milano e Napoli.

Quello che si è creato con i BoCS è una comunità artistica, un art village. La sua particolarità, rispetto alle altre residenze, è che essa non è solo stagionale, e mette a stretto contatto un numero veramente alto di artisti. Solitamente gli altri progetti di residenze prevedono al massimo la presenza di una decina di artisti contemporaneamente. A Cosenza, per tutte le sessioni, erano presenti dai 25 ai 27 artisti, nello stesso momento.

 

C’è in programma una nuova edizione? E se sì, sa già quali artisti verranno coinvolti? Possiamo avere delle anticipazioni?

Della nuova edizione se ne riparlerà a giugno, dopo i risultati delle elezioni amministrative della città di Cosenza. Probabilmente la prossima sessione di residenze partirà a luglio. Nel frattempo stiamo già lavorando alla selezione di artisti nazionali e internazionali che quotidianamente c’inviano richieste. Dopo Bernardi Roig e Jorinde Voigt, avremmo ricevuto le conferme anche da parte di Perino & Vele e Marco Neri.

photo courtesy: Alberto Dambruoso

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