La cultura nelle periferie: il caso del Pigneto

Non è semplice stabilire dove finisca il centro di Roma e dove cominci la sua periferia. Fino a cinquant’anni fa, la città era circondata da una campagna disseminata di abitazioni più o meno abusive, che definiva un confine netto tra il centro e la periferia. Oggi la situazione è totalmente cambiata. Un interrotto strato di cemento ha colonizzato le periferie, saldandole al resto dell’abitato. Ne è un esempio il quartiere Pigneto, reso celebre negli anni ’60 dal film di Pasolini “Accattone”.

Nonostante l’incontrollata attività edilizia degli ultimi decenni, il Pigneto è diventato una delle aree culturalmente più vive dell’intera città. Si tratta di un fenomeno riscontrabile in molte periferie italiane, dove la creatività e la visione sono molto più prolifiche e vive rispetto a quanto avviene nel “centro urbano”. Ne è convinto Francesco Cascino, presidente e direttore artistico dell’associazione culturale “Arteprima”, che tra le varie attività legate all’inclusione sociale e lo sviluppo attraverso l’arte, si occupa anche di organizzare visite guidate nei quartieri della periferia romana e italiana: “A Roma esistono enti e istituzioni che spendono milioni di euro per organizzare eventi per i ventimila abitanti del centro storico. Non si rendono conto che stanno escludendo i milioni di cittadini che risiedono fuori da quel nucleo ristretto, oltretutto perdendo potenziali target. Il vero centro della città è questa sua parte, che viene ritenuta periferia. Si spendono troppi soldi per coinvolgere sempre le stesse persone, e si tralascia tutto il resto della cittadinanza. Il “centro urbano” delle città è un contesto obsoleto, dove l’immagine viene prima dei bisogni reali”.

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L’area pedonale all’inizio di Via del Pigneto (Foto Domenico Esposito)

Ciò che ha reso possibile la crescita culturale del Pigneto è stata la capacità dei suoi abitanti di creare punti di ritrovo e aggregazione, come sottolinea Filippo Riniolo, giovane artista milanese che da anni vive a Roma: “L’area pedonale all’inizio di via del Pigneto è un piccolo miracolo. Sottrarre spazio alle auto a Roma non è mai semplice, ma grazie all’impegno dei residenti, la piazza è uno dei luoghi di ritrovo principali dell’intera città. Roma ha bisogno di aree dove incontrarsi e aggregare visioni diverse. Ad esempio, è stata fondamentale l’apertura della biblioteca Goffredo Mameli, altro centro culturale del quartiere”.

La comunità del Pigneto ha bisogno di questi luoghi, che possono assumere anche un importante valore simbolico, come era accaduto per il cinema “Aquila”, un bene confiscato alla mafia e al momento in attesa di riapertura. Davanti al cinema, si può intravedere una ferita ancora aperta nel cuore del quartiere: i piloni che sostengono la via Prenestina, che in questo punto si snoda a ridosso dell’abitazioni. “È un esempio emblematico di come sia mancato un progetto in grado di conciliare le esigenze del traffico con quelle dei residenti. Ora si può rimediare soltanto chiudendo la strada almeno nelle ore notturne”, spiega Filippo.

Una situazione simile è rappresentata dalla nuova stazione della Metro C. Filippo, sconsolato, si lascia andare alle sue considerazioni: “È stata un’altra occasione persa. Sembra una stazione degli anni ’90 del secolo scorso, e lo è perché è stata progettata in quegli anni. È passato talmente tanto tempo per realizzarla che oggi questa stazione, anche se nuova, sembra già vecchia. E perché costruire questi due enormi blocchi agli ingressi, che non dialogano con il quartiere?”. Questo tratto di Via del Pigneto riassume le contraddizioni del quartiere: da una parte la stazione della metro, completamente estranea al contesto, e sullo sfondo, oltre la Via Casilina, le irregolari facciate dei palazzi, che raccontano storie di abusi edilizi che ancora oggi sfigurano il quartiere. Ma si può notare la reazione degli abitanti del quartiere nei piccoli atteggiamenti quotidiani, come trasformare vecchi frigoriferi in librerie per il bookcrossing, oppure la creazione da parte dei cittadini di giardini e aree dedicate agli animali per creare ulteriori occasioni di incontro tra i residenti della zona.

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La Via Prenestina a ridosso delle abitazioni (Foto Domenico Esposito)

Il messaggio che arriva dal Pigneto è chiaro: nonostante le difficoltà legate a un’attività edilizia incontrollata e a scelte urbanistiche discutibili, è possibile migliorare la qualità della vita di un quartiere investendo tempo e risorse su iniziative culturali, grandi o piccole che siano. A scapito di tutti gli ostacoli incontrati, le comunità residenti nella periferia testimoniano una vitalità che forse è assente in quello che siamo soliti definire il “centro storico” della città. Si dovrebbe ripartire dal fermento che si percepisce in questa parte di Roma, per sperare che la città possa superare la crisi che la attanaglia ormai da decenni.

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