LA FOTOGRAFIA AD ARTE FIERA

È giunta alla terza edizione la sezione dedicata alla fotografia ad Arte Fiera a Bologna, nata da una collaborazione con la fiera di Milano MIA, Milan Image Art Fair, diretta da Fabio Castelli.

“Il mercato della fotografia, pur essendo ancora in parte un mercato di nicchia, è in continua crescita. La risposta dei collezionisti c’è. Il collezionista di fotografia classica  è attirato dai grandi nomi mentre, per chi inizia ad avvicinarsi a questo settore si apre una questione sia di estetica dell’immagine sia meramente legata al prezzo per cui è spinto ad interessarsi agli artisti contemporanei”. Così ha dichiarato Riccardo Redaelli della Rb Contemporary di Milano. Gli fa eco Rita Sberlati della Little Birds Gallery di Parigi, che sottolinea inoltre: “A Bologna c’è sempre stato un certo interesse per la fotografia rispetto a Miart di Milano, dove il pubblico c’è ma è meno interessato alla fotografia come investimento o come acquisto di opera d’arte”.

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Questa forma d’arte rappresenta oggi un mezzo di ricerca artistica che gode di un interesse in costante crescita, grazie anche al suo approdo nel digitale, che ne ha favorito la contemporaneità di espressione, al di là della comprensione non sempre immediata dovuta alle sue infinite declinazioni.

Tanti i rimandi della fotografia ad altre forme d’arte. Dalla storia dell’arte, alla letteratura o alla cinematografia nel caso delle opere di Giuseppe Ripa, presentato dalla Romberg Photo di Latina, alle nature morte di Morandi, come le foto di Joel Meyerowitz, proposto dallo Spazio Damiani di Bologna.

Più contemporaneo risulta invece il lavoro di Stefano Scheda, presentato dalla MLB Home Gallery di Ferrara, che associa la fotografia all’installazione declinando a suo modo il tema attualissimo della migrazione.

Come afferma Fabrizio Casetti: “Ogni artista è riuscito a modo suo a declinare il tema, facendolo rientrare nella propria idea. Seguire un tema con una sua continuità piace molto al pubblico perché ne agevola la visione; piace molto ai media perché hanno qualcosa da raccontare, non solo immagini appese ad un chiodo ma una storia che si dipana”.

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Le scelte operate dalle diciassette gallerie selezionate per la fiera sono state infatti differenti. La maggior parte delle gallerie hanno preferito seguire un’unica tematica che collegasse i vari artisti; altre hanno presentato degli stand monografici, come nel caso della Galleria Arionte di Catania, che ha messo in mostra le opere di Rossella Pezzino de Geronimo; altre ancora, attraverso dei group show, hanno operato scelte più legate alle varie direttive imposte dal mercato, non seguendo un filone comune. È questo il caso della Galleria Valeria Bella di Milano, che ha seguito logiche di mercato, cogliendo la sfida di associare artisti storici ad artisti emergenti ed artisti italiani ad artisti stranieri.

Come ci racconta Michele Bella: “Direi che è stato un salomonico pareggio, perché come di fatto ci aspettavamo, la nostra politica è di cercare di vendere comunque tutti i fotografi che rappresentiamo. Pierre Pellegrini che, fra i contemporanei, è il nostro cavallo di battaglia, ha venduto tanto quanto i maestri italiani. Quindi un pareggio che ci rende molto soddisfatti”.

Molte le gallerie che hanno deciso di puntare sulla fotografia italiana per omaggiare la 40° edizione della fiera bolognese portando grandi nomi come Gian Paolo Barbieri, nel caso della galleria 29 Arts in Progress di Londra.

Eugenio Calini, direttore della galleria, ci ha raccontato in che modo questa scelta abbia suscitato grande impatto nel pubblico: “Un ripercorso di tutta la produzione artistica di Gian Paolo Barbieri, che parte con le prime foto artistiche del ’69 ad Audrey Hepburn, seguite da altri scatti relativi in particolare al mondo della moda, ma anche ai suoi viaggi alle Seychelles e in Madagascar e l’ultima nuova produzione del 2015, dal titolo «Skin», nella quale Gian Paolo reinterpreta alcuni quadri e sculture famose, creando a sua volta una nuova opera. Inoltre per la prima volta abbiamo esposto le sue polaroid; pezzi unici del suo percorso artistico degli ultimi trent’anni. L’impatto sul mercato è stato stupefacente. Abbiamo avuto il problema di avere uno stand super affollato e non il contrario”.

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Tra le migliori dieci gallerie in fiera, selezionate per la quinta edizione del Premio Rotary Valle del Samoggia, The Public House of Art di Amsterdam, che ha presentato più che delle opere un modello di gestione del proprio lavoro, rispettoso degli ideali e dei valori dei fondatori ed inerente al pubblico che vogliono raggiungere.

Come ci spiega Alex Tanase: “La nostra idea è quella di lavorare con artisti che vogliono partecipare alla nostra missione. Si impegnano quindi a mantenere i prezzi sotto un certo price range indicato da noi, che non supera i 4000 euro. L’idea di base è quella di rendere l’arte accessibile a tutti, per raggiungere non solo chi ha una certa potenza finanziaria, ma anche i giovani che vogliono avvicinarsi all’arte. Il concetto di partenza è infatti quello di non vendere l’arte come un prodotto ma, prima di tutto, di emozionare.”

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