Intervista a Fabio Donato

Fabio Dona27ac435to, docente di economia aziendale presso l’Università degli studi di Ferrara, rappresentante italiano per il MIUR nel comitato di programma di Horizon 2020, presidente del comitato tecnico-scientifco per i musei e l’economia della cultura del Mibact e componente del Consiglio Superiore del MIBACT, è intervenuto all’8° Master in Management dei beni culturali presso la Business School del Sole 24 Ore. La lezione di Donato affronta tre tematiche principali: la crisi finanziaria,  i conseguenti effetti sul settore culturale ed il programma Horizon 2020, il programma di ricerca ed innovazione dell’UE.

Quali sono state secondo lei le reali cause della crisi finanziaria? 

Di fatto la crisi “finanziaria”, così come definita dai media, nasce in realtà nel 2007 e affonda le sue radici in aspetti anche di natura etica. Dalla comparazione tra i diversi PIL mondiali è possibile notare che la crisi ora vive una fase di riposizionamento, molto simile all’assestamento che ha un aereo dopo un vuoto d’aria. Inoltre è più corretto definirla
“strutturale” perché è strettamente connessa alle riforme (realizzate o meno) delle diverse nazioni. Difatti i paesi che sono intervenuti attraverso riforme strutturali hanno subito un impatto minore dalla crisi, viceversa quelli che non hanno attuato determinate politiche ne hanno risentito maggiormente.

Che cosa ha comportato la crisi al settore culturale? 

La mancanza di riforme strutturali ha indubbiamente provocato un contraccolpo al settore culturale. In un sistema dove il rapporto debito/PIL aumenta, la cultura deve reagire acquisendo risorse umane capaci di innovare, di creare partnership e di risparmiare risorse economiche attraverso economie di scala. Per far ciò bisogna ragionare secondo principi di auto-sostenibilità e favorendo la creazione di sistemi culturali territoriali.

Quali opportunità concede alla cultura il programma Horizion 2020? 

Horizon 2020 è il programma UE più importante e consistente dal punto di vista finanziario nel settore della ricerca ed innovazione. Si richiede una knowledge alliance ossia una partnership tra Università ed enti di ricerca, imprese e istituzioni pubbliche.

L’Italia deve iniziare a lavorare come sistema e deve dare il suo contributo per essere parte di un pensiero europeo.  A queste condizioni l’Italia non solo non è seconda a nessuno ma può rappresentare il soggetto determinante per un migliore sviluppo dell’Europa stessa.

Massimiliano Mautone

Immagini: 1) http://volta.pacitaproject.eu/big-society/ ; 2) Fabio Donato

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