Intervista a G.A. Doria di OTTART

Giacomo Andrea Doria direttore di OTTART, società veneta specializzata in allestimenti e vetrine museali, pone l’accento sui temi dell’esposizione e della conservazione delle opere d’arte.

1. Il team di OTT ART. Quali sono i vostri punti di forza?image (3)

Mettiamo a disposizione dell’allestitore o del committente un team di professionalità diverse, composto da tecnici, disegnatori, progettisti, designer e ingegneri. La squadra, formata così da molteplici professionalità tecnico-specialistiche, permette di seguire il progetto dall’idea alla realizzazione finale, in tutti i suoi aspetti, dal concept all’esecutivo.

 

Principalmente lavoriamo per il mercato italiano, anche se abbiamo appena concluso il Musee de l’Homme a Parigi insieme con Permasteelisa Group, siamo stati chiamati per questo progetto per le nostre competenze in termini di microallestimento, ovvero l’attenzione artigianale al prodotto d’allestimento.

2. Quali sono gli elementi nei quali porre più attenzione nella progettazione di un allestimento?

Purtroppo è necessario avere il budget come primo elemento di riferimento nella progettazione. Per quanto riguarda l’allestimento in senso stretto è determinante ciò che fa scaturire il rapporto empatico tra il visitatore e l’opera, ovvero la scenografia della luce, i materiali messi in campo, il colore, la matericità delle superfici. Concorre tutto per definire un’alchimia. Se il progetto è finito e funziona è un insieme di molti aspetti e sarebbe riduttivo dire che uno dei componenti dell’allestimento predomina sugli altri.

3. Considerando che la confortevole fruizione di una mostra deriva anche dalla buona riuscita dall’allestimento, il costo di quest’ultimo quanto dovrebbe incidere sul budget di una mostra temporanea?

Il costo dell’allestimento influisce molto, ma spesso purtroppo non è determinante nelle scelte della committenza, o meglio prende una fetta risicata di tempo, determinando spese che possono essere più alte del previsto e scelte affrettate o azzardate. Se si lasciasse il giusto tempo all’aspetto allestitivo tutti ne gioverebbero.image (1)

4. Come si entra nel mondo dell’allestimento di mostre? È un rapporto fiduciario con gli organizzatori o vi sono dei bandi a cui partecipare?

Dipende dalle casistiche specifiche: se ci sono gare pubbliche partecipiamo ai bandi con altre aziende, o, in alternativa, è possibile che ci affidino direttamente un incarico.

La Pubblica Amministrazione per acquistare beni e servizi attualmente deve usare il portale MePA Mercato Elettronico della PA, dove può trovare quanto necessario anche per un allestimento, ad un prezzo calmierato. Spesso però ciò che offriamo non è solo un oggetto, ma è un servizio specifico, un insieme di caratteristiche che produce un qualcosa di adatto ad ogni singola esigenza, per esempio le vetrine espositive possono essere infatti realizzate in molti modi diversi con differenti materiali.

Solitamente lavoriamo tramite rapporti fiduciari con le istituzioni: chiamano perchè conosono il nostro lavoro e di conseguenza sanno quali rischi e tempistiche potersi prendere. Sanno che se anche arrivano all’ultimo momento possono trovare dall’altra parte un interlocutore disposto a dargli una mano. Ad esempio un climabox solitamente lo realizziamo in trenta giorni, mentre a volte lo richiedono in dieci o in sette. Altre volte invece il rapporto deve essere incalzato da noi in quanto alcune risposte tardano ad essere date, oppure è necessario affiancare l’istituzione con una professionalità tecnica, come nel caso della presa misure di un’opera: non bisogna fidarsi delle misure da catalogo, ma è necessario verificarle.

5.“Dall’idea curatoriale alla realizzazione allestitiva chiavi in mano.” Il rapporto con il curatore. Come “suddividersi i compiti”?

In una mostra temporanea vi è un rapporto simbiotico tra allestitore e curatore, le scelte devono andare sempre in parallelo. Ci sono aspetti che sono imprescindibili: il curatore decide le posizioni delle opere, poi la linea guida dell’allestimento viene condivisa con il curatore stesso.

Noi ci occupiamo anche di didascalie, grafica e pannellistica, questi sono aspetti importanti in un allestimento, ma spesso tralasciati o definiti come ultima cosa, fondamentali invece per la fruizione.

6. Dal vostro sito ho potuto vedere la vostra specializzazione in allestimenti “tecnico-statici”, vi occupate anche di allestimenti definibili come “immateriali” o tecnologici?

Si, ma visto che l’aspetto multimediale prevede un rinnovo tecnologico continuo, ci affiancano professionalità esterne dedicate. All’interno del progetto della mostra è necessario fare team: ognuno ha competenze talmente specifiche che sarebbe sbagliato dire “faccio tutto”, è necessario predisporre di una squadra adatta alle esigenze del caso. Anche per il design della luce ci sono professionisti altamente specializzati e sarebbe stupido o arrogante fare tutto da soli, pur avendo le conoscenze necessarie per farlo. Ci deve essere una collaborazione di più specificità professionali.image (2)

7. Tra gli ultimi allestimenti realizzati, mi indica un progetto che l’ha particolarmente coinvolta e interessata?

Sto portando a termine l’allestimento del nuovo Museo della Tomba di Giulietta a Verona e mi ha colpito perchè mi sto confrontando direttamente con il “mito” di Giulietta. Caso differente è invece l’appena concluso riallestimento della mostra di Hayez per Banca Intesa Sanpaolo, presso le Gallerie d’Italia, in Piazza Scala a Milano. In questo caso è l’interazione con uno spazio ben identificato, la banca, ritrasformato per altre esigenze funzionali a colpirmi. Abbiamo già realizzato per questa sede l’allestimento del caveau su disegno dell’architetto Michele de Lucchi: laddove erano situate le cassette di sicurezza dei clienti si cela un deposito di opere d’arte, visibile attraverso un cancello metallico. Un’altra cosa particolare è il rapporto con Louis Vuitton, per il quale abbiamo realizzato l’allestimento dell’Espace Culturel Louis Vuitton Italia a Venezia.

8. Un progetto che non ha funzionato completamente o dove un imprevisto ha in qualche modo stravolto l’idea di partenza?

Solitamente gli imprevisti succedono sempre e il bello è che dall’imprevisto emerge una soluzione tecnica migliore, ma soprattutto il visitatore finale non si può rendere conto di nulla: nel momento in cui vede l’opera non sa quello che c’era sotto, la storia di quello che è successo o di quello che era previsto. È la magia dell’allestimento, succede tutto nelle poche ore prima di un’inaugurazione. Mi viene in mente con Brixia, il Parco Archeologico di Brescia romana, in cui l’allestimento è stato concluso nella notte precedente all’apertura: da un lato i ragazzi con l’avvitatore in mano, dall’altra il sindaco pronto ad inaugurare.

9. Consigli per un giovane architetto che vorrebbe intraprendere la sua carriera?

È fondamentale il contatto diretto con il materiale e con la scala 1:1, uno strumento che non mi è stato dato dall’università. La possibilità di confrontarsi con l’esigenza reale dell’opera: se il pezzo arriva sbagliato in cantiere è realmente un problema e non solo una fisima di disegno. Ci vuole tanta umiltà, curiosità e quel pizzico di fortuna, è necessario avere sempre un orecchio vigile e rubare molto con l’occhio. Io infatti vado il più possibile alle mostre e “rubo” con l’occhio: è fondamentale visitare, vedere e misurare le cose, rendersi conto dell’unità di misura e del peso, porre il nostro punto di vista oltre il giudizio estetico, per capire cosa c’è dietro ad un vetro o ad un pannello, a quello che vogliono farti vedere, per capire come è stato realizzato e le motivazioni della scelta materica, coloristica, illuminotecnica, didascalica.

10. In conclusione, un segreto affinchè un allestimento funzioni?

Sangue freddo. L’inaugurazione arriva nella data prefissata e, alla fine, c’è sempre qualcosa da vedere!

Lara Valtorta

credits: http://ottart.it/

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