Intervista a Linda Pacifici

linda-piccolaLinda Pacifici, Presidentessa di Registrarte e senior registrar ed exibithion coordinator per la Fondazione Palazzo Strozzi, ha condiviso la sua esperienza all’interno dell’importante e dinamica fondazione fiorentina.

Cosa rappresenta per Lei la Fondazione Palazzo Strozzi?

Ho lavorato a Palazzo Strozzi ancora prima della nascita della Fondazione ed è la mia seconda casa. L’esperienza della Fondazione mi ha permesso di crescere molto professionalmente e di poter esprimere le mie idee liberamente. Quando ho avuto in mente dei progetti che potevano essere interessanti, la Fondazione mi ha sempre appoggiato per il loro sviluppo, la considero quindi un posto dove si può avere un dialogo libero e dove si valorizzano le proprie capacità.

Cosa vorrebbe che rappresentasse la Fondazione per la città di Firenze e per tutti coloro che visitano le Vostre mostre?

Un luogo di diffusione della cultura, dove il visitatore può sentirsi a suo agio e avvicinarsi all’arte di qualsiasi genere senza imposizioni e senza timore.2015-Palazzo_Strozzi-Firenze-Potere_e_Pathos

Quali sono le differenze logistiche e metodologiche per un registrar nell’organizzazione di mostre tra il Piano Nobile di Palazzo Strozzi e la Strozzina?

Entrambi gli spazi presentano delle difficoltà tecniche. Direi che la differenza sostanziale sta nel lavorare per l’arte “classica” o per quella contemporanea. Cambiano le tempistiche, gli interlocutori, e mentre per le opere tradizionali si perde più tempo sulla procedura legata al prestito, per il contemporaneo ci si concentra più sulla “costruzione” delle opere nello spazio.

A che punto sono i preparativi per la mostra che inaugurerà nella primavera del 2016 sulle collezioni del Guggenheim?

La lista delle opere è definita al 95% e abbiamo già scelto la ditta di trasporti. Dobbiamo ancora far quotare le assicurazioni sul mercato ed elaborare un progetto di allestimento. Direi che siamo pienamente nei tempi.

Quali sono le previsioni per gli esercizi futuri inerenti all’attività svolta da Palazzo Strozzi?Strozzina6-Kopie

Penso che le mostre, come molte altre attività nel nostro Paese, avranno più contributi da parte dei privati e meno dagli enti pubblici. Dovremo inventare nuovi modi di utilizzo degli spazi per le mostre, pensando anche in maniera più fluida.

L’Associazione Italiana Registrar Opere d’Arte_REGISTRARTE è impegnata nella definizione e promozione della figura professionale del Registrar con lo scopo di ottenere un riconoscimento in ambito pubblico e privato: possibile che ciò accada verosimilmente in tempi brevi?

Non penso, ci sono poteri forti in gioco. Penso però che si possa arrivare ad avere molte persone che svolgono con professionalità queste mansioni, senza che per forza siano chiamati Registrar.

Esiste un codice deontologico su procedure, metodi e consuetudini riguardanti la Sua professione? Quali dovrebbero essere per Lei le principali linee guida a riguardo?

Esiste il codice dei Beni Culturali ed esiste un codice etico della Fondazione. Oltre a questo penso che ci voglia rispetto per i beni che ci vengono affidati in custodia, e anche per gli artisti quando sono viventi, e molto buon senso.
Quali sono i rischi maggiori connessi al Suo lavoro?

Sottostimare i rischi che si annidano dappertutto: nei contratti di prestito, nelle clausole assicurative, nelle metodologie di trasporto, nell’allestimento. I danni possono essere perdite economiche per la Fondazione o, ancor peggio, danni gravi alle opere.

Esiste un dialogo con i Registrar esteri, oltre che italiani, per favorire lo scambio di conoscenze e know-how tra gli operatori attivi in questo campo?

 Certamente. Ogni due anni si svolge il convegno internazionale dei Registrars europei, un occasione soprattutto per conoscere i nostri colleghi. Da quest’anno poi è stato siglato un accordo per una cooperazione fra i vari gruppi europei in merito ad argomenti comuni.

menicagli_0010Cosa non cambierebbe mai e poi mai del Suo lavoro?

La possibilità di avere ogni giorno diverso dall’altro. Difficilmente mi annoio perché ogni progetto è unico ed ha interlocutori differenti.

Mita Papi

 

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