INTERVISTA A GIULIANO GAIA DI INVISIBLESTUDIO

giuliano_540-540x540Giuliano Gaia è Co-founder e account manager di InvisibleStudio | Making Memorable Cultural Experiences”. Lo abbiamo intervistato in occasione del suo intervento all’8° Master in Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali della Business School de Il Sole 24 Ore, dove ci ha parlato di social media e app, siti web, realtà aumentata, realtà virtuale, droni e altre innovazioni tecnologiche e digitali applicate al settore culturale.

Qual è stato il suo percorso formativo?

Ho studiato a Milano filosofia, con indirizzo comunicazione sociale e una tesi su Internet, allora era una delle prime in Italia. Credo che la filosofia sia estremamente adatta a comprendere le nuove tecnologie.

Quali sono state le esperienze lavorative che l’hanno portata fino a InvisibleStudio?

Ho iniziato a lavorare per WWF Italia, con la creazione del loro primo sito web. Successivamente sono stato Direttore del Dipartimento Web presso il Museo Nazionale della Scienza “Leonardo da Vinci” di Milano. Dopo aver lasciato il museo e prima di fondare InvisibleStudio, mi sono specializzato come consulente web per aziende private, NGOs e istituzioni culturali come il San Francisco Museum of Modern Art e Amnesty International.

Quando nasce InvisibleStudio e quali sono le principali attività che lo caratterizzano?

InvisibleStudio nasce nel 2007, fondato dal sottoscritto e da Stefania Boiano, con base a Milano e a Londra. Dal 2007 ci siamo specializzati nel settore del turismo culturale e di eventi culturali, lavorando per le Autorità del Turismo, NGOs e aziende private come Malta Tourism Authority, WWF, Amnesty International, ING Direct, Bayer, McAfee, iRobot, MIT e molti altri. InvisibleStudio ha dunque un passato e un presente nel mondo culturale e opera sia con realtà istituzionali-culturali che con realtà aziendali.

Lo staff di InvisibleStudio?

Lo staff è suddiviso per progetti, in modo verticale: Monica Paparatto – admin & operation manager, Dea Bernini – production manager, Alessio Vitelli – research & events organiser, Pietro Cuomo – cultural format coordinator.

Tecnologia, Comunicazione, Marketing, Social media e App nel settore culturale: quali gli sviluppi futuri?

In generale è molto difficile per i musei che lavorano con la tecnologia mantenere l’attenzione del visitatore intesa come attenzione visiva sull’opera, perché nel mezzo vi è la tecnologia. Lo smartphone rappresenta oggi un pezzo dell’esperienza in museo, bisogna considerare questo aspetto. Credo dunque vi sarà sempre più un ritorno ai contenuti, ovviamente un ritorno rivisitato e adattato al nuovo panorama contemporaneo. Le App, a mio avviso, resteranno poche, sei o sette “App globali”. Google Maps invece sarà sempre più importante, così come la presenza online delle istituzioni culturali. A tal proposito è utile seguire alcuni punti fissi:

  • avrai una tua identità,
  • risponderai alle mail,
  • userai splendide fotografie,
  • userai gli analytics,
  • monitorerai google e wikipedia,
  • sfrutterai tripadvisor,
  • avrai la tua versione del sito in inglese,
  • avrai una buona versione mobile,
  • sarai attivo sui social.

Ci può lasciare un consiglio personale?

Per lavorare nel settore culturale oggi è fondamentale capire e soprattutto ascoltare i social, più che postare. Inoltre fare rete, anche tra di voi, lavorare insieme, è questo che fa davvero la forza: il network. Infine capire il proprio “dna”: comunicatori, imprenditori, sviluppatori, etc. Ad esempio il dna di InvisibleStudio è sperimentare.

 

Francesca Tommasini

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