Come la cultura valorizza un territorio. Il caso di Capalbio Libri

Alberto Asor Rosa, Carlo Freccero, Cristina Comencini, Dario Franceschini, Enrico Letta, Eugenio Scalfari, Ilaria D’Amico, Irene Tinagli, Luciana Castellina, Maria Latella, Matteo Renzi, Michelangelo Pistoletto, Salvatore Natoli, Sergio Rizzo.. A scorrere i nomi degli ospiti di Capalbio Libri, si fa quasi prima a dire chi non c’è ancora stato. Con 112 libri presentati in 119 serate, insieme a 110 autori, 222 ospiti e 134 musicisti, la manifestazione si appresta a compiere nel 2016 i primi 10 anni di vita ed è un esempio significativo di quello che un evento culturale può far diventare realtà in un territorio italiano. La Maremma, in questo caso, dove il format di Andrea Zagami ha portato a una ricaduta economica sul territorio di oltre un milione di euro, con 5.000 libri venduti, 3 libri realizzati e dedicati al territorio, 32 sponsor e oltre 2.200 tra articoli e servizi in rassegna stampa. Tutto costruito intorno a Piazza Magenta a Capalbio, che consente 300 posti a sedere e ha una capienza massima di 450 persone. Come si fa? L’abbiamo chiesto a lui, Andrea Zagami, fondatore e direttore dell’agenzia di comunicazione integrata ZigZag Srl.
Come è nata Capalbio Libri?
Capalbio Libri esisteva già dal 2007 come costola di un’altra iniziativa, Capalbio Poesia, di Anna Pia Greco. Frequentavo Capalbio da anni e mi capitava di vedere le manifestazioni che si facevano, di taglio più locale. Io venivo da 6 anni in Mondadori, dove sono stato direttore della comunicazione e delle relazioni esterne e così, invece di inventare un nuovo marchio, nel 2009 con ZigZag ho rilevato quello che c’era già e l’ho trasformato in un nuovo format composto da alcuni elementi: l’incontro con l’autore, la cena con l’autore, i laboratori sulla promozione della lettura, uno spettacolo serale di un’ora e mezza organizzato in modo dinamico e veloce, con modalità professionali che io e lo staff abbiamo testato nel tempo: con un unico conduttore o conduttori diversi, con un solo autore o più autori insieme. Il nostro obiettivo era quello di allargare il pubblico. Con la presenza di De Magistris si è arrivati a un pubblico numeroso, quando poi è venuto Renzi abbiamo dovuto chiudere la piazza per motivi di sicurezza. Oggi servirebbe più spazio, ma la piazzetta di Capalbio è talmente bella che non vogliamo cambiare location e stiamo cercando di allargare il pubblico con le nuove tecnologie, consentendo di seguirci in streaming. Abbiamo l’ambizione di un audience internazionale e quindi ci apriremo sempre più ad autori e intervistatori anche di altri Paesi.genovesi-bassa-21
Gestire una iniziativa locale con una visione sofisticata a livello editoriale: sembra difficile..
Fin dall’inizio abbiamo scelto di invitare scrittori, giornalisti, autori televisivi, traduttori.. Ad esempio nessuno fa caso all’importanza di un traduttore: non tutti sanno che la poetessa polacca Wislawa Szymborska, un vero caso editoriale, deve gran parte del suo successo in Italia alla bravura del suo traduttore. Abbiamo anche invitato un autore televisivo che riflette sulla rappresentazione degli adolescenti nelle fiction: quando si raffigurano i ragazzi nella loro camera, stanno sempre giocando con i videogiochi. Lui ha provato a rappresentarli in atteggiamenti diversi, per esempio con un libro in mano. Insomma vorremmo valorizzare tutto ciò che di materiale viene fatto nella lettura: questo è lo spirito di Capalbio Libri.
Come gestite l’organizzazione dell’evento?
L’organizzazione viaggia su due binari: l’innovazione nella formula e l’ampliamento. La presenza della musica aiuta il pubblico: sappiamo che l’attenzione cala fisiologicamente dopo soli 10 minuti. Allora noi “spezzettiamo” lo spettacolo talmente tanto che il pubblico riesce a seguire bene e addirittura c’è chi dice che dovrebbe durare di più! Questo è un ottimo risultato, perché comunque un’ora e mezza di durata complessiva non è poco per un evento di questo tipo.
In che modo collaborate con i musicisti?
Si dà la possibilità agli artisti di eseguire almeno 3 brani. Ormai, per la visibilità che dà questo evento, selezioniamo le tante richieste che ci arrivano e invitiamo giovani musicisti jazz, al di sotto dei 35 anni. Li abbiamo fatti suonare dall’androne di un ristorante vicino, da una terrazza privata sulla piazzetta.. Ci piace l’innovazione anche a livello scenico. Nella scelta della musica che accompagna una presentazione ci coordiniamo con il direttore musicale: la musica viene scelta in linea con i libri della serata. Un abbinamento particolarmente riuscito è stato quello tra il libro di Statera e la musica di due giovani artiste siciliane che lavorano in Inghilterra e reinterpretano canzoni degli anni ’50.CL2015-logo
Quale è stata la reazione del territorio?
Inizialmente c’è stata una qualche diffidenza, perché si credeva che fosse una manifestazione per i romani e non per la gente del posto. Ma noi fin dall’inizio abbiamo promosso le eccellenze del territorio. Abbiamo creato un libricino di presentazione pregevole dal punto di vista editoriale e i produttori locali hanno iniziato ad offrire premi per gli autori ospitati. Inoltre noi, sul palco, ricordiamo sempre il nome delle singole aziende e cosa fanno: questo crea un rapporto di fiducia. Non di rado accade che un ospite premiato ci telefoni, ad esempio, per farsi mandare a Los Angeles il vino che ha conosciuto ricevendo il premio a Capalbio. A riprova del rapporto di fiducia reciproca consolidato con il territorio, nel 2016 Capalbio Libri compie 10 anni e per l’occasione Jacobelli, produttore locale di liquori, realizzarà per noi una bottiglia speciale.
Come integrate le forze del territorio nell’organizzazione?
Ci siamo organizzati in modo che i produttori locali, i ristoratori e le altre attività commerciali riuscissero a fare squadra tra loro. Abbiamo definito dei turni di partecipazione e ad ogni offerta corrisponde una sistematica attività di promozione da parte nostra. Inoltre, in tutto ciò che possiamo, ci avvaliamo di maestranze locali: fotografi, tecnici, service, volontari per lo staff.. Il nostro staff è sempre molto integrato: mettiamo a lavorare insieme un americano di Chicago, una di New York, un giapponese e un capalbiese. Anche così nascono le idee. Inoltre il programma di Capalbio Libri si apre sempre con la presentazione del Sindaco e piano piano hanno iniziato ad arrivare anche i capalbiesi. Come sempre accade, la fiducia del territorio si conquista con un lavoro lento e costante, ma quando ce l’hai è un rapporto bellissimo. E poi io sono siciliano, quindi lo capisco! Nei prossimi anni vogliamo valorizzare i direttori della comunicazione delle aziende per fare realizzare a loro direttamente la comunicazione: vogliamo superare l’idea che debbano essere solo i giornalisti di formazione a farlo.
Quale criterio guida la scelta dei temi da presentare?
Ci facciamo guidare da quello che avviene, scegliendo l’approfondimento su temi anche molto distanti tra loro, ma pur sempre nell’ambito della saggistica o dei romanzi di personaggio, che sono i generi adatti alla piazza di Capalbio. Quest’anno è stata un’edizione difficile, per la situazione della Grecia in Europa, e abbiamo scelto di affrontarla in due serate: una sull’Europa dal punto di vista della Grecia e una dal punto di vista della Germania di Angela Merkel. Mentre nel primo caso abbiamo avuto ospite un giornalista greco, nel secondo c’è stata una partecipazione di pubblico inattesa: è accaduto che in piazza, seduti tra il pubblico, ci fossero degli ambasciatori italiani, i quali hanno chiesto la parola e il dibattito si è fatto molto vivace, finendo poi sui giornali e richiamando l’attenzione sul nostro programma.
Come è organizzato l’evento a livello tecnico?
Sono i dettagli che fanno di una presentazione un piccolo spettacolo. Noi dall’inizio abbiamo avuto un occhio per la comunicazione: in genere alle presentazioni le foto non vengono bene perché chi parla ha il microfono davanti alla faccia, allora fin da subito abbiamo scelto di investire sui radiomicrofoni. Un altro investimento che abbiamo voluto fare è la regia: abbiamo una regia di livello televisivo, rigidissima, con una scaletta fissa, il service audio e tutto ciò che serve. Il nostro staff ha circa 15 persone e si occupa di tutto: le liberatorie da firmare, l’ospitalità, gli autisti, la SIAE.. In nove anni non abbiamo mai avuto un’assenza imprevista, né di un relatore né di un presentatore: ne siamo orgogliosi, ma sappiamo che è il frutto di una organizzazione meticolosa.CapalbioLibri_2
Come riuscite a soddisfare le aspettative del pubblico?
Ogni anno facciamo un questionario con domande sempre diverse e poi modifichiamo il format dell’anno successivo in base ai pareri della gente: così, ad esempio, abbiamo cambiato l’orario d’inizio dell’evento, dalle 19.00 alle 19.30, e anche il cambio di conduttore: a livello organizzativo un conduttore unico ci facilitava il lavoro, ma ad esempio un conduttore che andava bene per Sveva Casati Modignani non andava bene per parlare di mafia con Pierluigi Vigna.
Ci rivela qualche anticipazione sulla prossima edizione di Capalbio Libri?
Quest’anno la manifestazione compie 10 anni, quindi faremo un’edizione molto speciale: sarà estesa a 10 giorni, con 10 libri, 10 classifiche, 10 eccellenze del territorio e molto altro di cui stiamo parlando.
Porterete la vostra esperienza anche in altri territori?
Lo slogan di Capalbio Libri è “il piacere di leggere, in piazza, in rete”: si può dire che in questa frase c’è tutto quello che vorremmo fare e lo sappiamo dal 2009. Quest’anno abbiamo organizzato anche il primo Sabaudia Film Fest, il festival della commedia all’italiana. Abbiamo presentato una rassegna di film commentati da autori, ad esempio La voglia matta accompagnato dal commento analitico di Paolo Mieli: abbiamo fatto il pieno di pubblico nonostante che a Sabaudia fosse un pomeriggio caldissimo e tutti sono rimasti zitti ad ascoltare! È stato bellissimo. Stiamo già lavorando alla prossima edizione con un format ancora più ricco. Continueremo così a organizzare eventi movimentistici, non statici: questa è la nostra specialità ed è quello che ci diverte.

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