INTERVISTA A MARCELLO SMARRELLI

Marcello Smarelli Marcello Smarrelli è laureato in storia dell’arte e specializzato in arte contemporanea. È stato docente di Storia dell’Arte e Storia del Design presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza, Facoltà di Architettura. Ha collaborato regolarmente con le principali riviste di settore (Tema Celeste, Flash Art, Exibart, Artribune). Ha curato numerosi progetti d’arte pubblica e mostre in spazi pubblici e privati, membro o presidente della giuria di molti premi per l’arte contemporanea. Dal 2007 è direttore artistico della Fondazione Ermanno Casoli e dal 2011 della Fondazione pastificio Cerere.

Quando nasce la fondazione Ermanno Casoli e di che cosa si occupa?

La Fondazione nasce nel 2007 per volontà di Francesco Casoli con l’obiettivo di favorire il rapporto tra il mondo dell’arte e quello dell’industria.

Promuoviamo iniziative in cui l’arte contemporanea diventa uno strumento didattico e metodologico che contribuisce a migliorare gli ambienti di lavoro.

Tra le attività svolte dalla fondazione è prevista anche l’assegnazione annuale di un premio: a chi è destinato il premio Ermanno Casoli?

Il Premio intende promuovere il lavoro dei giovani artisti. Già dieci anni prima della nascita della Fondazione, Francesco Casoli aveva istituito un premio in onore del padre, Ermanno, imprenditore e fondatore di Elica, pittore per passione e amante dell’arte. È nato come premio acquisto per un nascente museo a Serra San Quirico, vicino a Fabriano, dove si trova una sede di produzione di Elica. Sotto la mia direzione artistica il Premio si è trasformato in una commissione ad un artista di un progetto capace di realizzare un’opera d’arte coinvolgendo il mondo dell’impresa e le persone che ci lavorano

Come sei venuto in contatto con la fondazione?

Quando Francesco Casoli decise di istituire la Fondazione, invitò nel comitato scientifico Enzo Cucchi, il famoso artista marchigiano della Transavanguardia. In quel periodo stavo lavorando a delle mostre con lui e propose il mio nome tra la rosa dei candidati a direttore artistico.

Quanto è stata utile la tua formazione per svolgere il ruolo di direttore artistico presso la fondazione?

Ho lavorato principalmente come curatore, ma mantenendo sempre un legame con la didattica: ho insegnato storia dell’arte nella scuola secondaria, sono stato professore a contratto alla facoltà di architettura. Lavorare nella formazione vuol dire specializzarsi nell’acquisire un metodo didattico, capire quali sono i metodi, i sistemi più efficaci per l’apprendimento e andare ad attuarli nel gruppo classe in cui ti trovi a operare. Le mie esperienze nell’insegnamento sono state utili per andare poi a raggiungere quell’obbiettivo formativo che la Fondazione si prefigge.

Perché la fondazione Ermanno Casoli ha ideato un progetto di formazione che porta l’arte contemporanea nel mondo industriale proponendo all’interno delle aziende workshop con artisti contemporanei?

Grazie all’incontro con Deborah Carè, manager di Elica nell’ambito della comunicazione e attuale direttore della Fondazione sono venuto a contatto con il mondo della formazione aziendale che si attua attraverso workshop basati sull’uso della metafora, coinvolgendo sportivi o proponendo attività che spaziano dal trekking alle gite in barca. Con Deborah abbiamo sperimentato la presenza degli artisti contemporanei e l’uso della metafora dell’arte per la formazione elaborando il progetto che caratterizza la Fondazione: E-Straordinario. L’arte contemporanea, a differenza di altre metafore come quelle sportive, mette tutti sullo stesso piano in quanto quasi nessuno ne sa nulla o ne ha solo pregiudizi.. L’arte è una buona livellatrice che permette a tutti di iniziare dallo stesso punto di partenza.

Cosa ha portato alla decisione di realizzare questo tipo di attività?

Alla base delle attività promosse dalla Fondazione Ermanno Casoli c’è la convinzione che l’arte contemporanea, in quanto attivatrice di pensiero, contribuisca a rompere i paradigmi tradizionali del sapere comune, permettendo alle persone che si avvicinano ad essa di prendere confidenza con uno stato mentale ed emotivo che porta al manifestarsi di una possibilità inattesa.

Questo rende l’arte lo strumento più adatto per creare contesti esperienziali aperti e innovativi. La Fondazione promuove progetti che contaminano arte e organizzazioni aziendali, affinché si possano innescare originali processi d’innovazione, rafforzando la creatività e la coesione sociale.

 Come nascono le vostre proposte formative?

Prima di tutto abbiamo sperimentato i workshop in Elica, acquisendo la consapevolezza che portare alcuni artisti in azienda poteva essere fruttuoso per le aziende stesse. Abbiamo iniziato a proporci ad alcune società di formazione come la M&D di Piero Tucci e Hic et Nunc di Giovanni Boano, con le quali lavoriamo spesso. Ai formatori veniva chiesto di inserire all’interno dei loro cataloghi anche i workshop con gli artisti curati dalla FEC. Sono loro che, andando a rilevare i bisogni aziendali, capiscono se c’è l’interesse e la sensibilità per lavorare con noi attraverso i nostri progetti che coinvolgono l’arte contemporanea. A questo punto s’inizia a lavorare in modo triangolare, sviluppando un progetto formativo che coinvolga artista, curatore e formatore manageriale. Il progetto è ogni volta diverso e aderente ai bisogni dell’azienda e anche gli artisti che invitiamo a collaborare sono individuati rispetto a quel determinato bisogno. Si lavora sull’esigenza dell’azienda tramite un’analisi del bisogno aziendale con un’azione ad ampio raggio che può spaziare dal team building al problem solving, alle eccellenze operative.

Come viene vissuta questa esperienza dalle persone che vi partecipano?

Inizialmente le persone sono diffidenti nei confronti dell’attività che viene loro proposta, ma cambiano presto idea. Nella prima parte del workshop cerchiamo di facilitare, attraverso il racconto condotto a due voci dal curatore e dall’artista, l’avvicinamento all’arte contemporanea, creando cosi un clima di fiducia. Le persone incontrano gli artisti e ne conoscono il lavoro. Collaboriamo con artisti estremamente disponibili e professionali: questo facilita il tutto. Cerchiamo di sfatare il mito dell’artista facilmente provocatore, un po’ star, che gioca con un’estetica particolare soltanto perché è di moda al momento. Entrando in contatto con i veri artisti, ci si rende conto che si tratta di professionisti che svolgono il loro lavoro molto seriamente anche quando si tratta di dispositivi che sembrano, almeno al primo sguardo, troppo semplici e troppo vicini alla vita di tutti i giorni per essere considerati opere d’arte. Questo incontro è già di per sé molto formativo e aiuta tantissimo a superare l’inevitabile diffidenza iniziale. Questo anche grazie alla figura del formatore, che lavorando per le aziende, gode della piena fiducia di quest’ultime. Si crea così quella speciale condizione che porta alla piena realizzazione del progetto artistico prefissato, seguito dal “debriefing” del formatore che trasforma le metafore in comportamenti utili dal giorno dopo per rientrare in azienda con un diverso atteggiamento.

In Italia e all’estero ci sono altre realtà che propongono attività simili alla vostra?

La nostra attività di formazione attraverso l’arte contemporanea è un unicum, non tanto per la tipologia di esperienza, che in alcune realtà internazionali è sperimentata con altrettanta efficacia, ma per la continuità con cui viene attuata. La Fondazione Ermanno Casoli infatti collabora da anni non solo con Elica ma con le più importanti realtà aziendali italiane. Ormai possiamo davvero dire di aver dato vita ad un museo d’arte contemporanea virtuale con opere esposte in decine di aziende e ricche di senso per le centinaia di dipendenti che hanno lavorato con gli artisti alla loro realizzazione.

a cura di Francesca Asti

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