Il trasporto di opere. Intervista a Fabiano Panzironi

Sempre in tema di professioni apparentemente poco creative nel settore artistico, ma che richiedono in realtà grande fantasia e originali strategie di problem solving, abbiamo avuto il piacere di conoscere Fabiano Panzironi, general manager della società di trasporti Apice Milano S.r.l., che si dedica alla movimentazione di beni artistici e culturali.

Panzironi Art Transport nasce nel 1973 nel settore della logistica e della movimentazione di opere d’arte.Ci puoi raccontare come da questa realtà nasce Apice?

Mio padre, Giuseppe Panzironi, apre la prima società nel ’73. Nato in una famiglia di spedizionieri e appassionato musicista, si trovava spesso a contatto con artisti. Iniziò così a specializzarsi nella movimentazione di opere, lavorando con diverse gallerie d’arte. Pian piano si è strutturata l’azienda che è sempre rimasta a livello familiare, ma che ha, contemporaneamente, sentito la necessità di progredire sia nella fase di lavorazione che nelle attività di gestione. Dalle semplici movimentazioni di opere, alle spedizioni internazionali, piuttosto che l’allestimento di intere mostre. Il settore era vergine e non c’era concorrenza. I pochi che affrontavano questo tipo di attività erano grandi società di logistica molto strutturate e che si potevano permettere anche servizi di magazzinaggio, di spedizione via aerea o imballaggio. Nel 1973 si è costituito il primo grande network mondiale di trasportatori specializzati nel settore artistico (ICEFAT – International Convention of Exhibition and Fine Art Transporters). Apice è diventato subito membro di questo gruppo e abbiamo iniziato ad intensificare partnership con tutte le aziende interessate, nella prospettiva di acquisire interessanti collaborazioni e corrispondenti. In questo tipo di attività competenza, affidabilità e fiducia sono fattori fondamentali per poter lavorare adeguatamente e di conseguenza ci siamo aperti ad altre realtà presenti sul territorio nazionale e nel 2008 è nata Apice. La società ne integra altre quattro e abbiamo dovuto lavorare molto per standardizzare i sistemi di imballaggio, la formazione del personale, i magazzini etc… Tutto ciò per poter creare dei parametrici unici, che permettano ai nostril clienti di interfacciarsi con una società unica e con una forte identità.

apice2-artimpQuali sono stati i vantaggi di questa operazione?

Questo ha permesso di essere più presenti sul territorio, di avere una capillarità maggiore e ottenere una consolidata valenza a livello internazionale nei confronti dei nostri corrispondenti, diventando così una garanzia per operare in città come Venezia, Roma e Firenze. Abbiamo quasi 100 operatori, una serie di veicoli con diverse caratteristiche modulabili tra di loro per necessità particolari, abbiamo barche specifiche per affrontare le movimentazioni in laguna ed ottimizziamo le tecniche di imballo. Attiviamo, inoltre, seminari periodici per l’aggiornamento dello staff dedicati alle diverse necessità che richiedono i territori in cui operiamo: Roma è più specializzata sulle grandi movimentazioni statuarie, Milano sull’arte contemporanea e sui grandi formati, Venezia su tutto quello che richiedono i grandi avvenimenti come La Biennale, Firenze, infine, si specializza sui reperti archeologici. Per quanto riguarda le tecniche di imballo frequentiamo seminari di formazione negli Usa, dove sono all’avanguardia, ogni 2 anni partecipiamo a incontri con l’organizzazione europea dei musei per quanto riguarda aggiornamenti su materiali, tecniche costruttive piuttosto che di movimentazione. Ci rivolgiamo sempre agli stessi fornitori, ciò permette di ottimizzare i prezzi e di aumentare la redditività gestendo internamente la maggior parte delle operazioni. L’aspetto doganale e l’espletamento delle pratiche di belle arti sono standardizzate in modo che l’organizzatore di una mostra s’interfacci per tutte queste operazioni con un solo referente. In questo modo siamo in grado di avere tutto il processo sotto il nostro controllo.

Quanto è importante l’investimento nella ricerca scientifica?

Investiamo molto nella ricerca e, come accennavo, seguiamo seminari dedicati. Ad esempio, a Milano, è stato presentato venerdì scorso presso l’Accademia di Brera, un dispositivo che utilizziamo abitualmente, il quale monitorizza la temperatura, l’umidità, gli shock, la posizione durante il trasferimento della cassa. Una sorta di trasmettitore, che permette il controllo costante durante tutto il percorso delle opere. Avendo anche un’altra società la Ott Art che si occupa di clima-frame, climabox, vetrine etc… Abbiamo molta attenzione riguardo le esigenze di mercato, le nuove tendenze su tutto ciò che riguarda i materiali, attrezzature e finiture. Anche i veicoli sono di ultima generazione dotati di wifi, telecamere, sospensioni, sponde, inoltre, investiamo nel riciclo e nel riutilizzo di imballi per ridurre il consumo di legname. Le normative e le tecniche cambiano velocemente e per noi è fondamentale essere al passo coi tempi.

Con particolare attenzione a ciò che accade in Svizzera, dove i depositi di beni artistici si avvicinano per la loro struttura e cura architettonica a gallerie d’arte per collezionisti. Credi che ciò potrà accadere anche in Italia?

In italia è più difficile questo tipo di situazione espositiva. I collezionisti italiani sono molto discreti e spesso ci confrontiamo con clienti che non vogliono nè apparire, nè mostrarsi. Ciò è più facile che accada in ambito museale, dove la tendenza è di rendere visibili depositi e archivi non più adibiti unicamente allo stoccaggio, ma pensati e allestiti per poter accogliere dei visitatori. Ad esempio, abbiamo collaborato con le Gallerie d’Italia per la movimentazione e la costruzione di un deposito visitabile. Come società abbiamo depositi di sicurezza dove diamo la possibilità al cliente di ospitare le sue opere, a breve o lungo termine, monitorate a temperatura e umidità. Un servizio aggiuntivo che possiamo offrire sono salette di visione delle opere per trattative di compravendita, il collezionista o il venditore può non abitare in Italia e non ha luoghi opportuni dove appoggiarsi in quel momento noi possiamo mettere a disposizione i nostri spazi. Da un paio d’anni, infine, abbiamo un magazzino doganale che ci permette di importare temporaneamente in esenzione di iva, un po’ come avviene in Svizzera nei porti franchi, e solo dopo aver preso la decisione di importazione definitiva si pagherà l’iva di deposito altrimenti lo si rispedisce all’estero senza aver dovuto pagare nulla in anticipo. Il magazzino è soggetto a visite periodiche da parte della Agenzia delle Dogane che ha approvato gli spazi con determinati parametri di sicurezza.

preveto-furniture-made-from-repurpoused-fine-art-shipping-crates-gessato-gblog-4Quali sono le nuove necessità richieste dal mercato?

La competenza doganale è un aspetto che richiede ultimamente un expertise particolare perché è lavoro delicato e importantissimo, soprattutto in Italia, poi sono sempre più richieste specifiche conoscenze riguardo le tecniche museali di conservazione e restauro, infine, tutto ciò che riguarda la logistica e la movimentazione, professioni che necessitano di alta professionalità e cautela. Questi sono tutti aspetti che stanno avendo la giusta attenzione in questo ultimo periodo.

Quanto sta crescendo in Italia la richiesta di professioni specializzate nel diritto dell’arte, nelle assicurazioni e nella gestione di mostre e attività culturali? Penso ad esempio al registrar…

Per noi questo tipo di professioni risultano fondamentali, facendo riferimento al registrar con cui collaboriamo gomito a gomito. Anche i  conservatori e restauratori, infatti nelle nostre sedi ospitiamo spazi per il restauro di grandi dimensioni. Queste sinergie che si creano nel lavoro si rendono necessarie, ad esempio, per la stesura di condition report per la custodia a lungo termine o per il transito In italia. Tuttavia, la professione del registrar non è riuscita ancora ad inserirsi totalmente in Italia anche se noi stessi ci troviamo ogni due anni a partecipare ad una conferenza europea dedicata dove è presente Registrarte, associazione italiana che riunisce tutti coloro che operano all’interno di questo settore.

Il nostro mercato dell’arte, secondo il rapporto presentato annualmente in occasione di TEFAF, pesa lo 0.8% nel mondo e il 2.5% in Europa. Quanto incidono queste percentuali sull’attività di movimentazione?

L’attività di trasporto è più che altro vincolata dalle restrizioni che incidono sia a livello ministeriale che doganale sul patrimonio dei beni culturali. Queste complicanze sia documentali che fisiche non sono presenti allo stesso modo all’estero, le operazioni sono più snelle e paradossalmente movimentare un artista italiano dall’estero sull’estero risulta più facile, che effettuare la stessa operazione dall’Italia. Ad esempio, il pensiero di dover aspettare 60 giorni per sapere se l’opera possa muoversi da un posto ad un altro, in un epoca come la nostra caratterizzata dalla richiesta di velocità nella gestione dei servizi e delle necessità, rallenta sia livello europeo che mondiale. Allo stesso tempo è importante che ci siano attività di controllo, altrimenti ci potrebbe essere il pericolo che il nostro patrimonio si svuoti solo per il mero aspetto economico.

OLYMPUS DIGITAL CAMERASempre in relazione a questi dati, vi trovate ad agire di più sul territorio italiano o all’estero? E quali sono i paesi esteri con cui collaborate maggiormente?

Circa il 75 % delle nostre operazioni si riflette sul mercato estero. Lavoriamo soprattutto con gli Stati Uniti che rimangono un punto di riferimento sia per quanto riguarda l’organizzazione di mostre d’arte temporanee sia per quanto riguarda invece le vendite e quindi di spedizioni definitive di opere. Si stanno al contempo intensificando il numero di biennali e fiere in estremo oriente, mentre rinnovate pratiche di collezionismo si riscontrano verso la Russia e la Cina. Un’attività che rimane in via di sviluppo perché, soprattutto i collezionisti russi, si concentrano su compravendite di opere nazionali. Il Giappone, inoltre, è un altro paese che vede in questi un buon rilancio per quello che riguarda le movimentazioni insieme al Brasile, che pur oppresso da ingenti tasse d’importazione, lavora molto bene con gli eventi temporanei, tuttavia le lente tempistiche burocratiche rallentano in parte i processi.

Quali sono le difficoltà nell’operare con enti ed istituzioni pubbliche rispetto a quelli privati?

I privati sono di norma più flessibili, ciò che è importante è la velocità nell’espletamento delle operazioni finalizzate alle trattative commerciali. Penso ad esempio alle case d’asta. Le istituzioni pubbliche necessitano, dall’altra parte, di autorizzazioni e dinamiche documentali che rallentano i processi e prevedono la necessità di sapersi interfacciare con più soggetti, anche semplicemente per ottenere le dimensioni di un opera. Sicuramente l’operazione effetuata oggi dal ministero e la situazione che si sta evolvendo ha creato confusione ed è ancora in via di definizione e sviluppo.

a cura di

Claudia Antelli

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