Intervista all’artista Pietro Ruffo

image

Nato a Roma nel 1978, Pietro Ruffo è un artista italiano di fama internazionale. Dopo mostre e riconoscimenti sia in Italia che all’estero – vincitore, ad esempio, di premi quali il Premio Cairo e il New York Prize – oggi lavora con istituzioni come il Pastificio Cerere e la Galleria Lorcan O’Neill di Roma, nonché con la Fondazione Ermanno Casoli a Fabriano. Il suo lavoro riporta elementi legati alla sua formazione da architetto, come la progettazione e il tocco grafico. Lo abbiamo intervistato in occasione del workshop organizzato con gli studenti di Milano del Master di Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali.

Come sei passato da architetto ad artista?IMG_2248

Ho iniziato architettura abbastanza giovane, a diciassette anni, e già nel mentre avevo sviluppato la passione per l’arte. Già al tempo facevo mostre e la mia tesi è stata un po’ un connubio tra arte e architettura. Una volta laureato ho iniziato a fare qualche cantiere ma l’attività artistica stava andando bene, facevo sempre più mostre. Fare due cose bene non si può quindi mi sono concentrato sul lato artistico, anche se nella mia pratica artistica conservo molti degli elementi imparati all’università di architettura.

Quali sono i maggiori problemi che hai dovuto affrontare prima di affermarti?

Io non parlerei di06 problemi, piuttosto ci sono tante tappe. Quando sei un artista giovane, dai venticinque ai trent’anni, ci sono un migliaio di altri artisti come te. Poi, purtroppo, c’è una sorta di selezione naturale, e se un artista a trent’anni capisce che del suo lavoro non riesci a vivere, deve smettere. È logico che il numero si assottigli: se pensiamo ai grandi maestri di sessant’anni, ce ne sono una decina o ventina in Italia. Io ho avuto la fortuna di vincere dei concorsi importanti come il premio Cairo o il premio New York che mi hanno permesso di fare residenze all’estero, poi ho avuto la possibilità di fare moste nei musei già molto giovane… Tutto questo mi ha permesso di fare il mio lavoro e avere più stimoli per fare cose nuove. La cosa più importante è la quotidianità del lavoro: l’artista è una specie di impiegato dell’arte che va a lavorare alle nove di mattina e stacca alle sette di sera tutti i giorni. Questa quotidianità del lavoro viene rimarcata dai curatori e si vede nella qualità del tuo lavoro.

Nell’ambito artistico, legislazione e contrattualità quanto vengono applicati e quanto l’artista ne trae vantaggio o svantaggio?

Il diritto di seguito in Italia quasi non esiste. È importante seguire delle regole come quella dell’esclusiva, e quindi lavorare con una sola galleria per ogni paese perché sennò si creano dei problemi per quanto riguarda quotazioni oppure non vendere il proprio lavoro singolarmente ma solo tramite le gallerie ecc… Queste sono regole un po’ pesanti per l’artista, ma questo poi gli permette di affacciarsi ad un livello internazionale stipulando contratti con gallerie internazionali. Il grosso problema degli artisti italiani è stato il fatto che lavorassero con tutti e quindi le gallerie internazionali non riuscivano a prenderli e a fare una politica dei prezzi perché c’era troppo caos intorno a loro. È bene lavorare con quattro o cinque gallerie al massimo così che riescano a dialogare tra di loro e a fare una politica comune.

Come convivono l’aspetto economico e quello artistico nel tuo lavoro?

In realtà penso che per un artista l’aspetto economico non sia fondamentale, ma sia fondamentale che lui riesca a sopravvivere del suo lavoro per poter sviluppare nuovi progetti. Quello che a me interessa è avere il minimo indispensabile per poter creare progetti nuovi e per poter lavorare.

Qual è il tuo rapporto con le istituzioni, quindi musei e gallerie, e con case d’asta e fiere?

Il rapporto con le istituzioni fino ad ora è stato ottimo, sin da giovane ho avuto l’opportunità di fare mostre nei musei, possibilità esistente anche per gli artisti giovani, ma bisogna darsi da fare, bisogna scrivere delle application, impegnarsi… Le opportunità non cascano dal cielo! Stessa cosa con le gallerie: come dicevo prima, c’è un rispetto reciproco del lavoro, attraverso l’esclusiva. Mentre le aste per un artista giovane sono un po’ difficili: le gallerie tendono ad esporsi poco per ora ruffoin asta perché il prezzo va salvaguardato, anzi va aumentato, e quindi secondo me un artista deve entrare in asta solo a un certo momento della sua carriera. Fortunatamente le aste a cui ho partecipato, da Sotheby’s e Chrisite’s, sono sempre andate bene, però meglio farlo il meno possibile se sei giovane. Soprattutto quando si vende un lavoro, una cosa che non fa molto piacere è che il collezionista che l’ha comprato lo metta dopo un anno in asta.

Quale evento fondamentale ha cambiato le tue sorti come artista?

Pensando così a ritroso, ci sono tantissimi eventi, persone ed incontri che mi hanno aiutato… Non saprei dirne uno. Ma la quotidianità è quello che mi ha permesso di andare avanti.

Dal momen38505_850to che hai vissuto per un periodo a New York…  Meglio in Italia o negli Stati Uniti?

New York è un posto dove sei uno di un milione di altri artisti ed è quindi molto difficile emergere. Ho avuto più possibilità di emergere a Roma e tutte le persone che avrei voluto conoscere a New York,
direttori di grandi musei ecc, che non sono riuscito a conoscere là, per qualche motivo sono capitate nel mio studio a Roma. Questo non vuol dire che uno deve rimanere in un piccolo centro, però nel mio caso è stato un aiuto crescere a Roma e non in un’altra città.

Parliamo della tua opera, come ti viene l’idea e come procedi con la messa in pratica?

Tutti i miei lavori sono molto progettati, ci sono varie tappe e ci sono persone che mi aiutano: c’è un gruppo di disegnatori, poi uno che taglia, un altro che installa, altri che fanno le cornici ecc… Io dirigo questo gruppo di lavoro come fossi il capo cantiere del mio studio.

Chi sono i tuoi collezionisti e in quale occasione vendi di più?

Anni fa gli artisti snobbavano le fiere, mentre inq3 25 PIETRO RUFFO SPAD SVII GALLERIA NAZIONALE D'ARTE MODERNA ROMA 2014vece sono un momento importantissimo dove hai molte più possibilità rispetto ad una mostra. Che sia a Miami, Singapore o altre parti del mondo, arrivano tantissime persone che magari non conoscono il tuo lavoro, non solo collezionisti ma anche curatori, quindi la fiera è sicuramente molto importante per un artista.

Silvia Nonaizzi

http://www.pietroruffo.com/

https://martebenicult.wordpress.com/author/silvianonaizzi/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...