Intervista a Giuseppe Calabi

profilo calabi 2Giuseppe Calabi è senior partner dello Studio Legale CBM & Partners. Ha maturato una significativa esperienza nel settore del diritto commerciale e delle operazioni di Mergers and Acquisitions, Private Equity e di ristrutturazione del debito. Ha avviato con successo l’area di attività relativa al diritto dell’arte ed è membro della Commissione sul Diritto d’Autore dell’Associazione Italiana Editori (AIE). L’abbiamo intervistato in occasione del suo intervento all’8° Master in Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali della Business School de Il Sole 24 Ore.

 

Come nasce il suo interesse per il diritto dell’arte?

Nasce circa 20 anni fa, aiutato da un forte interesse personale per l’arte moderna e contemporanea e grazie ad un incontro con una nota casa d’asta internazionale che ha iniziato a rivolgersi al nostro studio in merito ad alcune pratiche. Il diritto dell’arte oggi rappresenta una delle aree più importanti della mia attività legale.

 

Ha collaborato a progetti di riforma della normativa italiana in materia di notifiche ed esportazioni di opere d’arte. Ci vuole raccontare tale impegno? C’è un progetto che più le sta a cuore?

C’è un progetto in corso, Apollo N. 2, preceduto da Apollo N. 1, che – auspicabilmente – vedrà una conclusione nei prossimi mesi. E’ stato promosso da tutti i principali stakeholders e intermediari del mercato, italiani e stranieri, dalle case d’asta internazionali e da tutte le associazioni di categoria che operano in Italia. L’Associazione Nazionale delle Case d’asta, l’Associazione di Antiquari d’Italia, l’Associazione dei Librari Antiquari, l’Associazione delle Gallerie d’Arte moderna e contemporanea, l’Associazione delle Case d’Asta italiane e altri operatori della logistica, nonché singole case d’asta italiane e straniere, riunitisi, hanno presentato al Ministero alcune importanti, ma nel contempo moderate proposte di riforma, necessarie per dare un impulso al mercato che oggi in Italia soffre particolarmente rispetto ad altri paesi europei. La riforma porterà sostanziali benefici sia al collezionismo, che ha sempre svolto un ruolo importante anche nella fruizione pubblica delle opere, sia agli artisti italiani moderni e contemporanei, che potranno essere più conosciuti e stimati all’estero di quanto non lo siano oggi.

 

Quindi, oggi ci sono novità relativamente la possibile eliminazione di alcuni vincoli alla libera circolazione di opere d’arte tenendo presente la specifica riforma in materia?

Una delle richieste è l’introduzione di soglie di valore, soprattutto con riferimento all’esportazione. Lo Stato deve occuparsi di cose al di sopra di una certa importanza, non al di sotto.

Più precisamente, chiediamo di:

– introdurre le soglie di valore al fine del rilascio degli attestati di libera circolazione/licenze di esportazione, come previsto nel regolamento CEE 3911/92;

– allungare la soglia temporale da 50 a 100 anni, o almeno a 70 anni, affinché un’opera sia sottoponibile a tutela;

– modificare, attuando una riforma, la circolare ministeriale del 1974 recante criteri per negare o concedere licenze di esportazione;

– rendere omogenei i criteri sul piano nazionale (per esempio è giusto che le soprintendenze di nord e sud ragionino di comune accordo sulla base di simili criteri), lo Stato deve far in modo quindi che la legge sia applicata in modo omogeneo;

– rivedere le regole che disciplinino la notifica e l’esportazione, ovvero regole per il mercato dell’arte che in tal modo non deve essere visto più in chiave antagonistica ma partecipe del “sistema-Paese” (il termine di 40 giorni in materia di esportazione deve essere un termine perentorio).

 

La legislazione italiana in materia, invece, di tutela del patrimonio artistico, storico e culturale risulta efficace anche alla luce della vastità del nostro patrimonio?

Purtroppo no, in materia di tutela la situazione è più complessa. Sicuramente Franceschini si sta muovendo nella direzione giusta. Aspettiamo di vedere se le funzioni di tutela separate da quelle di gestione possano portare a rendere più efficace la tutela stessa delle opere d’arte. Non dovrebbero capitare casi incresciosi come quello della Biblioteca dei Girolamini a Napoli razziata da un Direttore della biblioteca scelto e confermato da ben tre Ministri dei Beni Culturali.

 

A livello internazionale, quali azioni di tutela ritiene che possano essere attivate per tentare di frenare l’azione distruttiva di alcuni gruppi terroristici islamisti nei confronti del patrimonio culturale? 

Pur non essendo un guerrafondaio, credo che l’opzione militare vada considerata. Il problema, tuttavia, è complesso: non credo si possa immaginare di tutelare il patrimonio culturale se prima ancora non si tutelano le persone. In Italia, una grande istituzione composta da operatori di elevatissima professionalità, molto efficace e sempre presa come esempio di amministrazione virtuosa, è il Nucleo di Tutela del Patrimonio Artistico dei Carabinieri che ha effettuato anche attività di formazione a propri colleghi all’estero.

 

Le attribuzioni di opere d’arte, oggi, sono un tema molto delicato che genera molti contenziosi. Cosa ne pensa? Quale ruolo ricoprono, in proposito, le case d’asta?

Le case d’asta devono fare un lavoro di due diligence sulla provenienza e sull’autenticità e, molto spesso, una indagine sulla provenienza di un’opera, soprattutto di arte moderna è necessaria al fine di stabilirne l’autenticità. Il loro ruolo è quindi centrale, fondamentale in materia soprattutto di arte moderna e contemporanea ma anche di arte antica.

Possiamo vedere, ad esempio, il caso del febbraio 2015 riguardante un noto dipinto di Caravaggio “I Bari” che ha visto coinvolta la casa d’asta Sotheby’s che aveva ritenuto l’opera una copia non autografa di Caravaggio attribuendola ad un’artista minore, suo seguace, e quindi l’aveva venduta ad un prezzo coerente con tale attribuzione. L’opera è stata ritenuta invece di Caravaggio dal collezionista novantenne Sir Denis Mahon, massimo esperto dell’artista e acquirente dell’opera. Mahon ha creduto da subito di aver fatto un grande affare e invece il giudice ha sottolineato che Sotheby’s, coinvolta in giudizio, avesse fatto tutto il lavoro dovuto in termini di verifica tecnica e scientifica per escludere l’attribuzione a Caravaggio e sostenere che l’opera non fosse autografa.

Le case d’asta quindi hanno un ruolo fondamentale, come tutti coloro che intermediano nella compravendita di opere d’arte e come anche le fondazioni d’artista che, soprattutto all’estero, hanno forse abusato un po’ troppo del proprio ruolo. In America, per esempio, alcune importantissime fondazioni hanno smantellato il Comitato autentiche essendo state coinvolte in complessi e dispendiosi contenziosi.

 

A suo parere, quale importanza rivestono oggi i soggetti no profit nell’ambito del mercato dell’arte?

Hanno una significativa importanza per quanto riguarda la fruizione pubblica delle opere. Escludendo le fondazioni d’artista che hanno anche un ruolo di valorizzazione di opere d’arte, i soggetti no profit potrebbero svolgere un ruolo importante nell’ambito della valorizzazione del patrimonio, ossia anche nella realizzazione di mostre. Dovrebbero quindi essere riviste le normative di natura fiscale relative in generale anche al mercato dell’arte e bisognerebbe incentivare anche le donazioni private o gli interventi privati o le sponsorizzazioni private sulle operazioni di restauro che dovrebbero riguardare soltanto le opere di proprietà dello Stato. Ad oggi, è stato fatto un intervento un po’ troppo timido, forse si deve avere un po’ più di coraggio.

 

E’ esperto del diritto delle nuove tecnologie, della regolamentazione del web, della privacy e dei contenuti digitali e presta consulenza a favore dei principali operatori di e-commerce italiani e stranieri. Un parere sul rapporto diritto del web e arte.

A ottobre 2015 si terrà a Vienna, presso la più importante conferenza internazionale di avvocati International Bar Association (IBA), la sessione della commissione del diritto dell’arte di cui sono segretario che si intitola “Art and The Digital”. Un esempio: dovrò moderare una tavola rotonda sul tema della digitalizzazione delle collezioni da parte dei musei. Quindi la digitalizzazione, che ha come “necessario pendent” la messa a disposizione del pubblico, in modo essenzialmente gratuito tramite tenute digitali di riproduzioni di opere d’arte altrimenti visibili solo nei musei, è un tema molto sentito. Ci sono musei come il Getty di Los Angeles o il Rijksmuseum di Amsterdam che hanno molto investito sulla digitalizzazione e, a fronte di questo, soprattutto per quanto riguarda le opere d’arte contemporanea, ci sono i diritti di autore che ovviamente devono essere tenuti in conto nel momento in cui si rende fruibile al pubblico le collezioni di opere d’arte. Anche se gli interessi economici collegati al copyright relativo all’arte sono piuttosto contenuti (ad esempio rispetto a quelli del mercato della musica o degli audiovisivi), le riproduzioni digitali di opere d’arte da parte dei musei e la loro pubblica fruizione devono essere sviluppate. E’ un investimento molto opportuno.

 

E l’Italia come si sta muovendo in materia di digitalizzazione?

In Italia c’è una norma molto antiquata ovvero, nei musei pubblici, qualunque riproduzione deve essere pagata, non ci sono diritti d’autore ma deve essere pagata una royalty allo Stato. Ciò mi sembra un po’ una controtendenza e una norma del genere non ha molto senso.

 

Ha assistito il primo social network finanziario italiano. Le piacerebbe raccontarmi?

Si tratta di un social network  che aveva come scopo far fruire opinioni ed informazioni su una materia molto tecnica da parte del pubblico, prevedendo la partecipazione anche di tecnici, un pubblico vasto. È un tema in Italia, ma forse anche in Europa, molto delicato perché ovviamente le opinioni espresse sul social network non possono arrivare a quel livello di contenuti che fa scattare una regolamentazione molto stringente in materia di consulenza finanziaria. Questo è stato l’aspetto più delicato da affrontare in quella occasione: esprimere un’opinione ma non una raccomandazione personalizzata.

 

Maria Chiara Buongiorno

 

Immagine di copertina:

Michelangelo Merisi da Caravaggio, “I bari” (1594), olio su tela, 94×131 cm.

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